Esteban Vicente – Il pittore della realtà
La mostra “Esteban Vicente. Il pittore della realtà” (1903 – 2001) organizzata dall’Instituto Cervantes di Roma nella sede della Sala Dalí dal 29 gennaio al 2 maggio 2026, riunisce, per la prima volta in Italia, trentatré opere realizzate dal Maestro tra il 1950 e il 1997.
Comunicato stampa
La mostra “Esteban Vicente. Il pittore della realtà” (1903 - 2001)
organizzata dall’Instituto Cervantes di Roma nella sede della Sala Dalí
dal 29 gennaio al 2 maggio 2026, riunisce, per la prima volta in Italia,
trentatré opere realizzate dal Maestro tra il 1950 e il 1997, concesse
in prestito dal Museo d'Arte Contemporáneo Esteban Vicente di Segovia,
co-organizzatore della mostra che a sua volta ha potuto contare sul
supporto della The Harriet and Esteban Vicente Foundation per
realizzarla. L’esposizione, a cura di Ana Doldán de Cáceres, Direttrice
Conservatrice del Museo d'Arte Contemporáneo Esteban Vicente di Segovia,
si avvale del sostegno del Tourespaña, del Ministero della Cultura,
della Junta de Castilla y León, della Diputación di Segovia e del Comune
di Segovia. L’esposizione sarà inaugurata giovedì 29 gennaio 2026 alle
ore 18.00.
La curatrice evidenzia come il titolo della mostra faccia riferimento ad
alcune dichiarazioni dello stesso Esteban Vicente raccolte dal critico
Irving Sandler nel 1968: “la vera differenza tra la cultura spagnola e
quella francese o italiana è un profondo senso della realtà. È difficile
comprendere il significato del termine “realtà” nel contesto in cui lo
utilizzo. È una qualità presente in tutta la letteratura spagnola, in
contrasto con la letteratura italiana o francese. Basta guardare
Cervantes, ad esempio. La sua opera si caratterizza, soprattutto, per
questa impressionante percezione della realtà. La si ritrova anche in
Zurbarán. E credo di possedere qualcosa di questo: un particolare senso
di rifiuto per l’eccessivo.”
Come sottolinea Ana Doldán de Cáceres, “fedeli alle parole di Vicente,
la selezione delle opere esposte, si basa sull'idea di rifiuto
dell'artificioso a favore della vera realtà della pittura che è, in
definitiva, sensuale. Anche sulla necessità dell'ordine come base della
creazione e sull'austerità della materia.”
La mostra
Nel 1936, Esteban Vicente (Turégano, Segovia, 1903 - Long Island, New
York, 2001), contemporaneamente allo scoppio della Guerra Civile
spagnola, decise di trasferirsi a vivere negli Stati Uniti, paese che
non avrebbe più lasciato fino alla fine della sua vita. Lì, nel corso di
più di sessant'anni, fu in grado di tessere relazioni umane e
professionali che gli permisero di far parte della corrente
dell’Espressionismo Astratto Americano, frequentando i suoi principali
rappresentanti ed essendo apprezzato dai critici e dai galleristi più
importanti. A questa rete di contatti si aggiunse il suo bagaglio di
artista spagnolo; prima della partenza, era riuscito a visitare alcune
delle capitali più importanti dell’arte in Europa, come Parigi e Londra,
dove stabilì relazioni significative, riuscendo allo stesso tempo ad
assimilare le più avanzate tendenze artistiche del suo tempo. Grazie a
tutto ciò le creazioni artistiche di Vicente costituiscono un'opera
singolare e piena di interesse e qualità sia nell'ambito della
produzione nordamericana sia dell'arte spagnola della seconda metà del
XX secolo.
“Sebbene Vicente cominci la sua carriera nel contesto di una figurazione
rinnovata che, gradualmente, andava diluendo la mera imitazione della
realtà per avvicinarsi all’astrazione, dopo una fase segnata da un
richiamo cubista, il percorso [della mostra] inizia con Untitled, 1950,
un piccolo e delicato collage, punto di partenza di quello che sarebbe
stato il suo stile maturo, vicino all’espressionismo astratto americano.
Per Vicente, la pratica del collage rappresentava un mezzo per cercare
l’essenza della pittura. I pezzi di carta suggeriscono la sensazione del
materiale e, la sovrapposizione della carta, gli permette di creare
sensazioni di trasparenza, luminosità e profondità.” (A. Doldán de
Cáceres). Le opere di questo periodo partono da un tipo di pittura
gestuale con forme accostate simili a De Kooning che, per mano di
Vicente, acquisiscono un tono più lirico e poetico. Sono composizioni
armoniche, ritmiche, accuratamente costruite attorno a certi punti di
forza. La gamma cromatica si concentra su tonalità ocra, in masse di
colore che si muovono e si intrecciano per lasciare spazio, a metà degli
anni Cinquanta, a composizioni ordinate in masse rettangolari, con una
certa tridimensionalità, che si concentrano al centro del quadro e
fluttuano in un'atmosfera speciale in una sorta di movimento push and
pull che rimanda a Hoffmann.
Unico artista di origine spagnola della prima generazione di
espressionisti astratti, Vicente si trasferì negli Stati Uniti tre anni
prima dello scoppio della Seconda Guerra mondiale dopo aver vissuto
brevemente a Parigi e Londra, assistendo allo scoppio della guerra
civile spagnola e difendendo il governo repubblicano del suo paese. Allo
scoppio della Guerra Civile Spagnola, si schierò con i lealisti e ne
sostenne brevemente gli sforzi prima di trasferirsi negli Stati Uniti.
La sua fedeltà politica alla Repubblica Spagnola gli valse un incarico
consolare di tre anni a Filadelfia. Si trasferì a New York nel 1939 e
nel decennio successivo iniziò a frequentare il Cedar Tavern, un bar
nella parte bassa di Manhattan dove si riunivano abitualmente altri
artisti moderni emergenti, tra cui Willem de Kooning, Franz Kline e
Jackson Pollock. Come nel caso di questi pittori, l'estetica di Vicente
si trasformò radicalmente, abbandonando le sue radici figurative per
approdare ad una modalità completamente nuova che divenne nota come
Espressionismo Astratto. Per cinque decenni Vicente, membro integrante
della Scuola di New York, ha esplorato il colore, la forma e la luce in
dipinti vibranti e collage creativi. Che utilizzasse la pittura o la
carta ritagliata e strappata, l’artista spagnolo realizzava le sue opere
con cura scrupolosa, stratificando attentamente forme astratte e
tonalità variegate. Come sottolinea la curatrice della mostra, “dalla
fine degli anni Sessanta Esteban Vicente inizia la sua esperienza con i
campi di colore. Si concentra sull'indagine del comportamento del
binomio colore-luce nei suoi paesaggi interiori, composizioni quasi
architettoniche create grazie a immensi bacini di gradazioni, dai
profili sfumati, dove il gesto e l'impronta della fase precedente sono
scomparsi. In queste opere sarà fondamentale il cambiamento di tecnica,
poiché sostituisce il pennello con l'aerografo, che gli consente una
maggiore saturazione del colore e, quindi, una maggiore facilità nel
catturare la luce, “il colore è la luce”, diceva.”
Luce e colore sono infatti elementi centrali dell'opera di Esteban
Vicente fin dall'inizio della sua carriera. Le vivide forme astratte di
Vicente sono al tempo stesso illimitate, prive di demarcazione basata
sulla linea e, come lui stesso osserva, "austere". Quest'ultimo tratto
tradisce la profonda convinzione di Vicente secondo cui le scelte di
tavolozza di un artista dovrebbero essere decise e dense. Nonostante la
sua opposizione a circoscrivere i passaggi pittorici, Vicente cercò di
fondere le sue pennellate in forme unificate piuttosto che in tratti
delimitati dal gesto, distinguendo i suoi campi di colore contenuti
attraverso il contrasto tonale. I bordi avvolgenti non rivelano mai la
pittura sottostante. Nel saggio dell’artista del 1964, “La pittura
dovrebbe essere povera”, Vicente scrive di mirare a “raggiungere la
luminosità attraverso il colore opaco”, prima di notare di rifiutare
“l'idea del colore trasparente”. Vicente osserva inoltre che “nessun
dipinto è completamente separato dagli altri che lo hanno preceduto o
seguito. L'artista deve essere parte di qualcosa”. Per Vicente, questo
"qualcosa" appartiene al colore in quanto colore, un fenomeno che, nel
migliore dei casi, equivale al colore in quanto forma.
Gli anni Ottanta segnano un ritorno alla natura come principale fonte di
ispirazione; le forme organiche, ampie e diverse, conquistano la
superficie del quadro sulla quale l'artista lavora con maggiore libertà,
con una maggiore ricchezza e variazione nella tavolozza dei colori.
Durante gli anni Novanta, combina l'aerografo con lo stencil e i gesti
del pennello. I colori sono più intensi e vari e da essi emana una luce
ardente in un'atmosfera serena. Dal 1996 abbandona l'aerografo e
progressivamente sperimenta un leggero ritorno alla figurazione. Il
pigmento si va diluendo fino a diventare quasi trasparente. “Lungo il
percorso dell’esposizione si potranno ammirare alcuni disegni in cui
Vicente traccia la realtà e la cattura attraverso la linea, il tratto e
la creazione di texture. Alla fine della mostra, il visitatore potrà
immergersi in un bosco di sculture di piccolo formato, chiamate toys o
divertimenti. Queste opere sono realizzate dall'artista con pezzi
riciclati trovati nel suo studio tra il 1968 e il 1997. Sono giochi di
equilibrio, di relazione tra forme, di colori, di poetica intima e, allo
stesso tempo, libertà di espressione.” (A. Doldán de Cáceres).
Note biografiche
Esteban Vicente nasce nel 1903 a Turégano, Segovia, Spagna. Nel 1919
entra alla Scuola di Belle Arti di San Fernando con l'intenzione di
formarsi come scultore. Il suo periodo madrileno è caratterizzato dal
rapporto e dall'amicizia con scrittori e artisti come Federico García
Lorca, Juan Ramón Jiménez, Rafael Alberti, Luis Buñuel, Juan Bonafé,
Francisco Bores e il polacco Wladislaw Jahl. I suoi principi estetici lo
collocano nel gruppo soprannominato 'pittori-poeti', poiché la sua opera
costituisce un contrappunto plastico alla poesia di coloro che avrebbero
poi formato la Generazione del 27. Nel 1929 si trasferisce a Parigi dove
conosce, tra gli altri, Picasso, Dufy, Max Ernst e Michael Sonnabend,
che più tardi diventerà il suo mercante a New York. Tra il 1930 e il
1934 realizza varie esposizioni a Madrid e Barcellona e soggiorna
brevemente a Londra. Nel 1935 si sposa con Estelle Charney, giovane
americana che studiava alla Sorbonna. La coppia vive circa un anno a
Ibiza.
Nel 1936 si trasferisce a New York e, dopo un breve periodo di attività
al servizio della Repubblica, entra a pieno titolo nel mondo artistico
della metropoli. Nel 1937 nasce sua figlia Mercedes e tiene la sua prima
mostra personale alla Kleemann Gallery. Nel 1943 muore sua figlia e
divorzia dalla sua prima moglie per sposare Mª Teresa Babín,
portoricana, specializzata nell'opera di García Lorca. Vivono a Porto
Rico dal 1945 al 1947. Torna a New York ed è lì che instaura un dialogo
con l'Espressionismo Astratto Americano, consolidando uno stile
personale e inconfondibile. In quegli anni stringe amicizia con i membri
della Scuola di New York: Rothko, De Kooning, Pollock, Kline e Newman,
così come con i critici Harold Rosenberg e Thomas B. Hess.
Nel corso della sua vita, Vicente insegna nelle istituzioni più
prestigiose degli Stati Uniti come, ad esempio, nella leggendaria Black
Mountain School, insieme a Merce Cunningham e John Cage, così come alla
New York Studio School of Drawing, Painting and Sculpture, di cui è
membro fondatore. Merita alcuni dei riconoscimenti più prestigiosi che
negli Stati Uniti vengono conferiti ad un artista visivo, e le sue opere
si trovano nei musei e nelle collezioni più importanti: Metropolitan
Museum of Art, Museum of Modern Art, Whitney Museum of American Art,
Guggenheim di New York, Tate Gallery di Londra o al Museum of Fine Arts
di Boston.
Il 10 gennaio 2001, poco prima di compiere 98 anni, Esteban Vicente
muore nella sua casa di Bridgehampton, Long Island. Seguendo la sua
volontà, le sue ceneri riposano, insieme a quelle di Harriet G. Vicente,
nel giardino del suo Museo segoviano.
Museo d'Arte Contemporanea Esteban Vicente
Il Museo d'Arte Contemporanea Esteban Vicente, inaugurato il 28 aprile
1998, sorge sull'antico Palazzo di Enrico IV (1455) a Segovia, in
Spagna. È un'istituzione senza scopo di lucro che ha, tra i suoi fini,
quello di ospitare una mostra antologica dell'opera di Esteban Vicente;
diffondere la sua vita e il suo lavoro attraverso ricerche, produzione
di mostre e pubblicazioni che ne riportino i contenuti; approfondire lo
studio e la diffusione della Generazione del 27 e dell'espressionismo
astratto americano, movimenti a cui l'autore è legato; proteggere e
conservare il valore storico, artistico, scientifico, tecnico e
culturale delle opere custodite. Nonostante sia nato come un museo di
natura monografica, ha una vocazione aperta, configurandosi come spazio
di divulgazione dell’arte contemporanea in tutta la sua ampiezza; per
questo motivo, mostra i grandi artisti e i movimenti dei secoli XX e
XXI, e offre una testimonianza dell’arte più attuale, attraverso sguardi
originali e audaci. Inoltre, il Museo si costituisce come un forum di
incontro che genera un ambiente fertile al pensiero e al dibattito.
Esigente con la sua missione sociale, educativa e scientifica, considera
la sua funzione educativa uno dei pilastri fondamentali della sua
attività. Offre programmi didattici sia per l'istruzione regolamentata,
sia per il pubblico generale, con l'obiettivo di suscitare interesse e
curiosità per la conoscenza del linguaggio espressivo dell'arte
contemporanea e della figura di Esteban Vicente. Il lavoro culturale del
Museo è stato riconosciuto con la Medaglia al Merito nelle Belle Arti,
conferita dal Ministero della Cultura nel 2001.
INFORMAZIONI MOSTRA
Titolo: “Esteban Vicente. Il pittore della realtà”
Organizzatori: Instituto Cervantes di Roma, Museo d'Arte Contemporáneo
Esteban Vicente di Segovia, con il supporto della The Harriet and
Esteban Vicente Foundation e il sostegno del Tourespaña, del Ministero
della Cultura, della Junta de Castilla y León, della Diputación di
Segovia e del Comune di Segovia.