Equilibrio fuori scena

Roma - 31/01/2014 : 28/02/2014

Il progetto si propone di trasferire fuori dal palco, ordinario luogo di rappresentazione, coreografie e improvvisazioni danzanti.

Informazioni

  • Luogo: AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA ENNIO MORRICONE
  • Indirizzo: Viale Pietro De Coubertin 34 - Roma - Lazio
  • Quando: dal 31/01/2014 - al 28/02/2014
  • Vernissage: 31/01/2014 ore 19
  • Generi: fotografia, collettiva
  • Orari: Dal lunedì al venerdì dalle ore 17 alle ore 21 Sabato e domenica dalle ore 11 alle ore 21
  • Biglietti: ingresso libero

Comunicato stampa

La mostra nasce da una collaborazione tra Riccardo Musacchio e Flavio Ianniello - fotografi dell'Auditorium - e un artista della fotografia di danza contemporanea, Paolo Porto. Il progetto si propone di trasferire fuori dal palco, ordinario luogo di rappresentazione, coreografie e improvvisazioni danzanti. Un'invasione al cuore di spazi vitali e spesso non accessibili dell'Auditorium. Agli interpreti dell'edizione del festival Equilibrio 2013 è stato proposto di scegliere la location del Parco della Musica che più si addicesse alla loro espressività

Il risultato è stato quello di produrre delle immagini di "figure danzanti" all'interno di un ascensore piuttosto che nei giardini della cavea, in bilico sui tubi innocenti delle scale antincendio, nel bar o addirittura nel sottotetto della sala Santa Cecilia. La mostra è composta da trenta stampe di grande (120x180) e medio formato (60x90) ma anche da foto-sequenze. Le foto saranno inoltre accompagnate da una clip video dal titolo
“Auditorium Abitato” a cura di Dario Jurilli, con il montaggio delle riprese in back-stage delle
sessioni fotografiche.


Equilibrio fuori scena

di Giuseppe Distefano

C’è uno sguardo di incombente bellezza. Una ipertrofia dell’occhio alla ricerca di inedite
posture. Una visione sghemba delle arti del corpo ricondotta a forme sospese, in bilico,
distorte, prossime a esplodere, a prendere il volo, a ritornare a terra, e depositarsi sul nostro sguardo sorpreso. C’è un innesto ardito di iperdinamismo fermato nell’atto sbilanciato o
dello scatto repentino. C’è la scoperta di un territorio nuovo, imprevedibile, in cui entrare in
dialogo con la musicalità intima del corpo. C’è un bagaglio di movimenti inediti catturati in
equilibri precari, in simmetrie generate sul momento, in sintonie del presente ascrivibili alla
passione dell’intesa tra chi produce gesti e chi ne sa raccogliere le armonie – e disarmonie
- fissandole in scatti fotografici, in immagini altre, rivelatrici di poetiche fisicità. E di eteree e concretissime malie spettacolari. Sono fuori dai canoni tradizionali le trenta sequenze
fotografiche selezionate da tre diversi sguardi che amano la danza e, a loro modo, la creano.
La ri-creano. Flavio Ianniello, Riccardo Musacchio e Paolo Porto, non possono non essere anch’essi danzatori. Non lo sono di professione, ma di quest’arte inafferrabile, cangiante nell’attimo che avviene e che segue,sono osservatori attenti e privilegiati. Conoscono le dinamiche interne, posseggono il linguaggio visivo del gesto, la sensibilità emotiva, la percezione compositiva, mettendo in scena l’atto del vedere coi propri occhi. Solo così si spiega la sequenza originalissima di queste immagini realizzate fuori dai canoni estetici del bel gesto e della posa accademica, per addentrarsi nella creazione di linee, di corpi plastici, di espressioni fissate nel respiro, che sprigionano dinamiche di potenza tensione energia ironia. I tre autori hanno chiesto ai danzatori, singoli, in coppia o in gruppo, di offrirsi al loro obiettivo in libertà, improvvisando “fuori scena” sulla suggestione del luogo, facendolo vivere del loro calore. Che sia dentro un montacarichi o una scala antincendio, dentro la vastità di un parcheggio sotterraneo o nell’atrio del bar, nel sottotetto della grande sala Santa Cecilia o nel prato, tra le teche espositive di reperti archeologici o dentro un bagno pubblico. Spazi impensati, vitali e spesso inaccessibili dell’Auditorium prestati ad una inedita scrittura scenica del vocabolario coreografico. Dove anche il solo dettaglio di una mano o dei piedi, dice, evoca, rimanda ad una ricerca ostinata sulla sostanza e l’estetica dei movimenti possibili. Dove si danza per giocare, per divertirsi, per esibirsi senza rete, per far vibrare lo spazio in cui il corpo si muove come sospinto dall’esigenza di appartenere a quel luogo, di farne parte.