Enzo Zanetti – Popoli guardiani del mondo

Mantova - 08/03/2014 : 20/03/2014

La mostra”Popoli guardiani del mondo“ di Enzo Zanetti alla galleria Sartori, ripercorre i costumi gli usi di collettività etniche strettamente legate alla terra.

Informazioni

  • Luogo: GALLERIA ARIANNA SARTORI - VIA NIEVO
  • Indirizzo: Via Ippolito Nievo 10 - Mantova - Lombardia
  • Quando: dal 08/03/2014 - al 20/03/2014
  • Vernissage: 08/03/2014 ore 17
  • Autori: Enzo Zanetti
  • Curatori: Rosaria Guadagno
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: dal lunedì al sabato 10.00-12.30 / 16.00-19.30. Chiuso festivi

Comunicato stampa

Dall’8 al 20 marzo 2014, la Galleria Arianna Sartori di Mantova, ospita nella sede di via Ippolito Nievo 10, una nuova mostra personale all’artista Enzo Zanetti intitolata “Popoli guardiani del mondo”.
All’inaugurazione di Sabato 8 marzo, alle ore 17.00, la Prof.ssa Rosaria Guadagno presenterà la mostra alla presenza dell’artista




Popoli guardiani del mondo
Quando le foreste, le grandi praterie senza fine scompariranno, ricorderemo le parole di Orso Grigio nell’aria..”la terra è a pavimento, il cielo sereno è il tetto, un falò scoppiettante è il seggio del capo degli oratori e l’erba verde è il trono dei nostri capi..”.La mostra”Popoli guardiani del mondo“ di Enzo Zanetti alla galleria Sartori, ripercorre i costumi gli usi di collettività etniche strettamente legate alla terra Si incontrano gli indiani con gli ornamenti di piume d’aquila tra colori sfumati dei gialli che si incrociano mentre abbeverano i cavalli nel periodo caldo, l’atmosfera è pervarsa di dolcezza ,i detti di Orso Grigio erano certezza I Masai in mostra esaltano la bellezza di regali guerrieri, avvolti da turgidi mantelli rossi, colore denso impastato di luce accanto al blu che avvolge donne e bambini. Nella tela sono pronti alla caccia i giovani con i volti dipinti di bianco, gli altri non indugiano si avviano tra le alte erbe con le lance che serviranno per colpire e nelle danze frenetiche In questo scorrere tra i quadri ci illudiamo di avvertire l’ odore della polvere sollevata da poco dal vento nella“Pampas argentina” dalla quale emergono i cavalli montati dai gauchos Hanno guidato la mandria per le sterminate pianure,sono stanchi ma tutti insieme in allegria gusteranno l’asado ,carne alla brace, al suono struggente della fisarmonica.Una tela di indubbia bellezza per le tonalità dei colori con pigmenti palpabili che lievitano sulla tela dalla quale spuntano macchie vigorose dei poncho rossi dei cavalieri e il nero corposo dei cavalli Immaginiamo i suoni acquietarsi,si annunciano gli aborigeni australiani,i corpi plastici ocra sono in tensione sul terreno della caccia, pronti a lanciare il dardo, guardano e si affidano ad Uluru ,montagna sacra che racchiude gli dei. L’artista con successo ha creato con colore e luce la corposità umana, le vibrazioni che portano ai movimenti, come operò un tempo Leonardo. Intanto una pausa ci distoglie, siamo attratti dall’atmosfera surreale di una strada deserta in un angolo giacciono corpi abbandonati nella morte, manichini buttati alla rinfusa nel fondo cupo. Il silenzio l’immobilità della scena cancella il dramma .Siamo distratti dai toni diversi del colore si alzano si accendono si esprimono nel magnifico abito rosso del torero , il traje de Luces a lui solo è affidata la morte nella parata della corrida. In alto, una farfalla , uno dei timbri dell’artista, si ferma un attimo prima di volare, lascia il messaggio non uccidere Nella rassegna oltre ai deserti, viaggiamo nel regno del ghiaccio della solitudine, l’Antartide che emerge in toni chiari con pochissimo colore quasi un disegno dalla linea leggera, gli orsi bianchi qualche eschimese i pinguini. L’agguato, altra opera, ha la stessa leggerezza con le montagne tracciate che sono già orizzonti. La paura dei caprioli è l’unica protagonista. La pittura raggiunge un. alto livello Nell’universo di Zanetti la natura è stata descritta come paesaggio antropico, presente è la realtà visibile di angoli naturali tramite la luminosità colta nei vari momenti. La tavolozza torna alla freschezza dell’azzurro del bianco, il nido gigante che domina il borgo, rappresenta il rinnovamento dell’esistenza nella quotidianità della vita naturale che si svolge nelle colline al di là del lago, o sui campi ben ordinati. Nel “giardino” fitto di verde, opera in mostra, come nella passeggiata col cane, nel laghetto delle oche nell’alpeggio, si può captare il respiro della natura, la presenza umana è un altro capitolo. Nelle varie rappresentazioni è indagato lo spazio,”Meteoriti” i frammenti precipitati ancora nel vapore dell’onda d’urto si raccolgono intorno ad una città fantasma, mentre .nel tracciato di una stanza segnata da cespi di fiori stillati in colori lussureggianti dal magma della materia l’accorata tenerezza del maestro guarda la finestra, si è poggiato un piccolo uccello, esplora l’interno, ha paura è sfuggito a ripetuti sussulti della terra. Un’altra definizione di parti del territorio. la fornisce Johannes Hofer, medico svizzero vissuto nel 700, “nostalgia”il sentimento accorato dolorante di qualcosa che ci appartiene, ma è lontano, riferendosi a coloro che erano lontani dalle proprie vallate Sensazioni molteplici si provano poi commentando il quadro ”Alla ricerca del nido perduto” all’orizzonte un rosso sfumato annuncia l’incendio, tutto è perduto gli uccelli stridono scappano, ogni animale deve trovare un altro rifugio. In questa storia si intrecciano tutti i sentimenti, una pagina lirica che definisce Zanetti poeta, anche quando racconta di campi biondeggianti tra il verde dove l’umanità al lavoro è vista in tante sagome, è la tenerezza il pudore la certezza di non turbarle. Alla fine del racconto lo sciamano trova sempre il suo rifugio ,la soffitta dei nonni..Intanto continueranno il viaggio i popoli nella certezza di guardiani del mondo.
Rosaria Guadagno