Enrico Prometti – Dal mito dalla storia dalla strada

Bergamo - 04/04/2014 : 02/06/2014

La città di Bergamo e i suoi musei si uniscono in un percorso comune per raccontare il multiforme itinerario artistico di Enrico Prometti, artista viaggiatore che, rinunciando alle “regole del gioco” della cultura occidentale per dialogare con le culture “altre” ed esplorare l’infanzia dell’uomo e del mondo, ha dato vita a una ricerca unica e coraggiosa nel panorama artistico nazionale.

Informazioni

Comunicato stampa

«Fino all’età di trentacinque anni ho sofferto per la continua ricerca di un’identità artistica; poi mi sono detto: perché devo per forza parlare uno di questi linguaggi? (…)
Secondo certe categorie del contemporaneo io sono un asociale artisticamente ai margini»



Enrico Prometti, 2008

La città di Bergamo e i suoi musei si uniscono in un percorso comune per raccontare il multiforme itinerario artistico di Enrico Prometti, artista viaggiatore che, rinunciando alle “regole del gioco” della cultura occidentale per dialogare con le culture “altre” ed esplorare l’infanzia dell’uomo e del mondo, ha dato vita a una ricerca, unica e coraggiosa, nel panorama artistico nazionale.

Prometti ha sempre incrociato l'attività creativa con lunghi viaggi in Indonesia e in Africa (Mali e Burkina Faso), studiando le civiltà Dogon e Tuareg. Bergamo gli rende omaggio tracciando un affascinante itinerario di pittura, scultura, grafica, realizzazione di oggetti d’uso e gioielli.

Il 4 aprile 2014 si inaugura la mostra Enrico Prometti dal mito dalla storia dalla strada, organizzata e promossa da Accademia Carrara di Belle Arti di Bergamo, Fondazione Bergamo nella Storia, Fondazione Credito Bergamasco e GAMeC - Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, in collaborazione con il Museo Civico di Scienze Naturali “Enrico Caffi” di Bergamo.

La mostra è parte di un articolato progetto curato da Maria Grazia Recanati in collaborazione con Serena e Vania Prometti, e realizzato con il fondamentale apporto di Roberta Marchetti, Rosanna Paccanelli, Angelo Piazzoli, M. Cristina Rodeschini, Marco Valle e Claudio Visentin.
Suddiviso su più sedi, il progetto coinvolge numerose realtà sia pubbliche che private, non solo con l’obiettivo di ricordare la figura dell’artista bergamasco ma anche di costruire attorno ad essa un percorso di conoscenza e incontro della poetica del viaggio, che ha pervaso profondamente la vita di Prometti, e della cultura africana di cui egli è stato un grande estimatore e conoscitore.
dal mito dalla storia dalla strada è, infatti, la frase che l’artista aveva tracciato, come monito a se stesso e a chi veniva a visitarlo, all’ingresso del suo ultimo studio.
La figura di Enrico Prometti, in buona parte ancora sconosciuta, riveste un ruolo di grande interesse nella ricostruzione della recente storia culturale di Bergamo, già segnata nel suo passato dalla presenza di importanti viaggiatori e di personaggi aperti al dialogo interculturale. Tale caratteristica si cala, nel caso di Prometti, in una ricerca artistica di grande qualità.
Scultore di fervidissima ispirazione e straordinario talento tecnico, pittore, incisore, Prometti non solo ha risvegliato e materializzato il suo e il nostro immaginario originario, popolandolo di fantasmi totemici, maternità ancestrali, bestiari fantastici, pianeti colorati, soli e tarocchi, ma ha piegato la sapienza artigianale del suo fare - «Tutto ciò che l’uomo fa con le mani mi interessa», diceva - anche alla realizzazione di affascinanti gioielli e oggetti d’uso, coltelli, maschere, sedie.
Insofferente di ogni cristallizzazione intellettuale, Prometti indagava con assoluta libertà le potenzialità della materia e gli sviluppi della ricerca formale contemporanea, senza cedimenti né a facili esotismi, né alle mode talora imperanti del mercato, contaminando elementi naturali e artificiali per generare risultati misteriosi, potentemente espressivi nelle loro infinite combinazioni.

Il racconto del viaggio artistico di Prometti prende così il via al Museo Storico di Bergamo - Convento di San Francesco a Bergamo Alta con la sezione che ospita grandi dipinti, una drammatica Crocefissone realizzata a collage con frammenti di giornali, diari, disegni e fotografie di viaggio che restituiscono straordinarie visioni dell’Africa e dell’arte rupestre Dogon. Si entra poi nel mondo delle grandi sculture realizzate sia con materiali naturali (legno) sia con materiali di riciclo (cartone, gomma, plastica, libri manipolati), con la serie dei Pianeti, grandi globi scolpiti in legno di iroko e dipinti, terrecotte dipinte, sculture in pietra e tufo e alcuni suoi “omaggi all’Africa”.

La sezione etnografica del Museo Civico di Scienze Naturali “Enrico Caffi” - importante collezione di reperti africani donata nel 1989 da Aldo Perolari alla città di Bergamo e ordinata nell’attuale allestimento da Walter Barbero in collaborazione anche con Prometti - ospita la Grande maternità afro di Prometti, a documentare sia gli interessi dell’artista che un particolare ambiente di intellettuali, viaggiatori e collezionisti bergamaschi.

La GAMeC - Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo accoglie, infine, gioielli realizzati in legno, intarsi d’ambra e madreperla, pietre dure, contaminati con materiali artificiali. E ancora: coltelli-scultura, maschere, “ornamenti per il corpo”, sedie scolpite e una serie di Arcani Maggiori, fotolitografie colorate a mano, testimonianza di un interesse per l’elaborazione dei Tarocchi che Prometti ha coltivato per tutta la vita e che rappresenta uno dei risultati più affascinanti della sua produzione.

La mostra sarà accompagnata da un ricco catalogo edito da Fondazione Credito Bergamasco, a cura di Angelo Piazzoli e Maria Grazia Recanati, con scritti di Walter Barbero, Giorgio Daneri, Angelo Piazzoli, Maria Grazia Recanati, M. Cristina Rodeschini, Claudio Sugliani, Claudio Visentin e fotografie di Virgilio Fidanza.
Accanto al doveroso omaggio, che Bergamo e le sue Istituzioni rendono all’artista, si propongono, nel periodo della mostra, una serie di iniziative collaterali.
Il Museo Storico ospiterà Il viaggio e il suo racconto, laboratori di fotografia, scrittura e carnet di viaggio, ma anche il progetto sonoro dedicato a Prometti da Francesco Crovetto, allievo dell’Accademia Carrara di Belle Arti, e la mostra Punti di vista: l’Africa nello sguardo di Tito e Sandro Spini, Carlo Leidi, Walter Barbero (inaugurazione 18 aprile, ore 18, dal 18 aprile – 18 maggio), promossa dagli Amici del Museo Storico di Bergamo, con fotografie dell’Africa realizzate dagli amici e sodali di Prometti in questa passione per il continente africano e il suo messaggio.
Al Museo di Scienze (Sala Curò, promosso dagli Amici del Museo di Scienze Naturali di Bergamo), invece, il ciclo di conferenze Arte, cura, memoria: dialoghi con l’Africa riunirà importanti studiosi della cultura africana.
Sono in programma anche un calendario di visite guidate gratuite alla mostra e laboratori e concerti del mediatore culturale Dudù Kouate.

Enrico Prometti è nato a Bergamo il 14 gennaio 1945. Dal 1959 al 1965 è allievo dell'Accademia Carrara di Belle Arti a Bergamo, ottenendo numerose borse di studio e per due volte quella intitolata a Giorgio Oprandi. La sua attività espositiva ha inizio nel 1966 e l’anno successivo Prometti è presente alla collettiva del Premio San Fedele a Milano. Ha affiancato l'attività artistica con lunghi viaggi extraeuropei al fine di approfondire la conoscenza delle civiltà africane e indonesiane. Dopo un primo soggiorno nel Niger, all'inizio degli anni Settanta compie sei traversate sahariane, visita il Mali e il Burkina Faso, studia la statuaria e la pittura rupestre Dogon, la civiltà e l'artigianato Tuareg, che saranno di fondamentale importanza nella sua ricerca pittorica e scultorea. Nel 1979 si reca nel Sahara e in Niger insieme a Claudio Sugliani e a Walter Barbero. Nel 1975 trascorre tre mesi in Papuasia e, tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta, si reca a più riprese in Indonesia e a Sumatra, visitando anche le isole esterne giavanesi. Nel 1990 compie un nuovo viaggio nel Sahel e nel 1992 soggiorna per tre mesi nel Delta interno del Niger, terra originaria del popolo Dogon, presso la storica città di Djenné. Dal 1978 al 1985 restaura una torre medievale nel quartiere di Campagnola a Bergamo, dove si trovavano la sua abitazione e il suo studio. Muore a Bergamo il 6 novembre 2008. Sue opere si trovano presso collezioni private, oltre che in Italia, in Arabia Saudita, Danimarca, Francia, Giappone, Mali, Olanda, Papua Nuova Guinea, Spagna e Svizzera.