Elena Pinzuti

Roma - 19/10/2013 : 31/10/2013

Verranno esposti una tela di grandi dimensioni e alcuni disegni da taccuino, di Elena Pinzuti.

Informazioni

Comunicato stampa

Questi lavori, nati dal contatto con opere scultoree d'arte classica, durante un lavoro di restauro, presso le Terme di Diocleziano e la Basilica sotterranea di Porta Maggiore, vengono presentati nello studio di Beatrice Palma, tra calchi in gesso di valenza classica e creazioni di design contemporaneo, a raccontare la contaminazione tra forme antiche e moderne rivisitazioni delle stesse, suggerendo l'empatia tra visioni lontane nel tempo, seppure spinte, nella creazione, dal medesimo “desiderio”





Nell’Etica Nicomachea di Artistotele (1, 1, 1094a), l'attenzione del filosofo si concentra sull’orexis - ὄρεξις , ossia sulla facoltà di desiderare dell’uomo, intesa come spinta essenziale per qualsiasi agire. In questa forma del desiderare, infatti, vi è la presa di coscienza dei propri bisogni, che porta alla facoltà di scegliere di conseguenza.



Aristotele scrive «Essendo tra le cose in nostro potere ciò che è oggetto del desiderio su cui si è operata una scelta, anche la scelta (proairesis) sarà un desiderio deliberato riguardo a ciò che è in nostro potere».



Le scelte, quindi sono frutto di desideri consapevoli, ed esse stesse sono quindi desiderate.
Anche nel trattato Sull’anima viene ribadito che «il desiderio (orexis) comprende al tempo stesso l’appetito (epithumia), l’impulso (thymos), la volontà (boulesis)».



All'interno del termine orexis sono quindi condensate le caratteristiche di fondo della motivazione, di ciò che chiama il soggetto a completarsi fuori di sé.



Questo tipo di desiderio si ritrova nelle opere di Elena Pinzuti, insieme alle caratteristiche dell'empatéia - εμπαθεία (da en-, "dentro", e pathos, "sofferenza o sentimento") e della syntonia – συντονία (syn- "con", e “tono”) sia per il legame che esse mostrano con le originarie forme ispiratrici sia con il contesto nel quale ora vengono calate e col quale stabiliscono un nuovo dialogo.



Nelle forme antiche come in quelle contemporanee vi è la stessa consapevolezza della creazione, la stessa tensione verso la rappresentazione e nella loro ricollocazione in un ambiente disseminato di citazioni vi una scelta ben precisa, vi è volontà. Nella realizzazione dei gessi, che siano essi stessi calchi e copie, o nuovi oggetti portatori del richiamo all'antico, è stata operata una scelta, ancora una volta dettata dall'amore.



E l'amore porta trasformazione.. Il bianco colato in stampi restituisce solamente l'idea di ciò che è esistito, mentre la sua sensazione ci viene donata dal rosso di un busto romano che spinge dal fondo per entrare dentro uno sguardo nuovo. E così piccole figure, disegnate a mina, fermate nelle pagine di un taccuino, narrano di un contatto profondo con ciò che è simile nell'animo.



Nell'occhio restano le sollecitazioni materiche di bassorilievi, figure a tutto tondo, oggetti decorativi, lumi, piedi, braccia, teste tra i quali campeggiano, qua e là, corpi chiaroscurati, modellati nelle due dimensioni e plastici allo stesso tempo, racchiusi in lastre di plexiglass, protette dalla trasparenza e dalla solidità di qualcosa apparentemente inconsistente come l'evocazione. Questa, alla base di ogni processo legato alla memoria, si apre tra una materia che, sovrapposta ad altra materia, suggerisce quasi una cancellazione.



Qualcosa si recupera, qualcosa si perde, qualcosa è dimenticato e qualcosa riemerge aderente e silenzioso. Ma nel tutto c'è una prossimità, una vicinanza che è propria della più grande sensibilità umana e della sua volontà di rappresentazione.