Elena Ascari – Noise

Modena - 26/09/2020 : 26/10/2020

Mostra personale presso l’Hangar Rosso Tiepido, curata da Maria Chiara Wang, nell’evoluzione, tecnica e cronologica, del suo ultimo decennio.

Informazioni

  • Luogo: HANGAR ROSSO TIEPIDO
  • Indirizzo: Via Emilia Est, 1420/3 41100 - Modena - Emilia-Romagna
  • Quando: dal 26/09/2020 - al 26/10/2020
  • Vernissage: 26/09/2020
  • Autori: Elena Ascari
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: Dal lunedi al sabato dalle 15.00 alle 18,00

Comunicato stampa

NOISE è un luogo virtuale, una dimensione in cui interferenze, rumori di fondo e chiacchiericci della rete si sovrappongono e si confondono; ma è anche il binomio NOI-SÉ inteso come dialogo tra il mondo esterno e la sfera individuale, intima, privata, introspettiva.
Questi due concetti fondano e delimitano il perimetro entro cui s’inscrive l’opera di Elena Ascari rappresentata in questa personale presso l’Hangar Rosso Tiepido, curata da Maria Chiara Wang, nell’evoluzione, tecnica e cronologica, del suo ultimo decennio



Il percorso si apre con le serie che rappresentano la produzione più recente dell’artista: Third Life, NOIse Land e Daily View: la successione delle opere si configura come una narrativa per immagini, un racconto che è sia autobiografico che corale. Alle forme geometriche pure - cerchi, triangoli e quadrati - fa da contrappunto un contenuto etereo ed esuberante; entro i confini posti dalle linee rette e curve si dilata una composizione che vuole esondare da quegli argini, come un respiro profondo: è la potenza della natura che si ribella alle costrizioni imposte dall’uomo, ma su cui nuovamente l’azione umana lascia la propria impronta attraverso l’uso della tecnologia. Il lavoro pittorico di Elena Ascari parte, infatti, dalla ricerca d’immagini fotografiche estrapolate dal web ed elaborate digitalmente, e si sviluppa in una stesura fluida e vibrante che dà origine a panorami inediti.

Al piano superiore il percorso prosegue con le opere Hidden Breath, Red Fruits Valley, Laguna, Lynph, Flowing, Boat, Wave e On the Clouds frutto della ricerca artistica precedente dell’artista. Si compongono così, davanti ai nostri occhi, visioni disturbate da interferenze e glitch che vengono tradotte dal virtuale al reale tramite il medium analogico della pittura. Ci troviamo di fronte a luoghi della mente, paesaggi emotivi, la cui comunicazione con lo spettatore è disturbata da segnali imprevisti che si propagano in superficie frammentandone la percezione. In una continua inversione di piani, l’intrusione di questi elementi crea una discontinuità non solo nel dialogo con l’esterno, ma anche nel soliloquio della coscienza, come se un continuo rumore in sottofondo distraesse la concentrazione e la lettura dell’immagine.

Gli antichi attribuivano ai poeti una qualità definita epopteia: una vista superiore capace di innalzarsi al di sopra e di spingersi oltre l’apparenza, per giungere alla conoscenza del fenomenico. Allo stesso modo la forza delle opere di Elena Ascari risiede nella capacità di destabilizzare, di far perdere l’orientamento e il controllo, di far vacillare la certezza in ciò che vediamo o pensiamo di vedere, in ciò che è reale e in ciò che è virtuale o illusorio. Ma se gli errori di segnale, questi sfasamenti, fossero al contrario delle epifanie, piccoli squarci che si aprono sul reale nella cortina della rappresentazione?

Decisivo è stato l’ultimo periodo di lockdown, a causa della pandemia, che ha sottratto l’artista alla routine quotidiana, a una scansione lineare del tempo, per immergerla nel turbinio dei collegamenti virtuali, unici contatti con il mondo esterno. La serie di dipinti Daily View, prodotta durante l’isolamento, mostra sei interpretazioni diverse dello stesso paesaggio, uno per giorno feriale della settimana, sei visioni per sei stati di coscienza differenti. La produzione più recente segna, così, una svolta nei soggetti rappresentati: si passa dagli elementi più frenetici e urbani di opere precedenti come Laguna a quelli più calmi e di più ampio respiro, enfiati di nuvole, come Indaco.

Ecco quindi connettersi al brusio – ‘noise’ – dei segnali digitali, il desiderio di aria e di libertà che emerge dirompente dalle geometrie che percorrono le opere.