Dittico – Sull’orlo dell’infinito

Roma - 27/10/2011 : 08/01/2012

La mostra Agostino Bonalumi / Sidival Fila – Dittico – Sull’orlo dell’infinito è dedicata all’accostamento tra l’opera di Agostino Bonalumi (Vimercate, Milano, 1935) , uno dei maggiori artisti italiani viventi, e quella di Sidival Fila (Stato di Paranà, Brasile, 1962), di una generazione più giovane, artista di grande talento e forza espressiva, oltre che dalla biografia del tutto particolare (dall’inizio degli anni ’90 fa parte dell’Ordine dei Frati Minori di San Francesco d’Assisi).

Informazioni

Comunicato stampa

“Io buco, passa l'infinito di lì, passa la luce…”, scriveva Lucio Fontana all’inizio degli
anni ’50. Infatti Fontana ha mutato il nostro rapporto con lo spazio. Ha “sfondato” il
muro dell'arte, creando, coi suoi “tagli” e i suoi “buchi” un varco reale nella materia, e
dilatandolo fino ad arrivare allo spazio-ambiente, in cui lo spettatore entra
fisicamente. I mezzi espressivi - fra i quali è da includere dunque anche lo spazio
stesso - non servono più a produrre l'opera, ma sono l'opera

Le conseguenze di
questo modello concettuale-operativo sono enormi: non solo esso permette di
superare la barriera naturalistico-rappresentativa dell'arte, ma anche quella emotivoesistenziale,
particolarmente cara agli Informali. Sia nel lavoro di un maestro storico
qual è ormai Agostino Bonalumi, sia in quello del più giovane Sidival Fila troviamo
sviluppi affascinanti – nelle loro affinità e nelle loro differenze - di questa nuova
dimensione dell’arte.
Bonalumi ha saputo sviluppare con straordinaria originalità - già tra la fine degli anni
’50 e l’inizio degli anni ’60 - una ricerca spaziale che parte dalle premesse fontaniane.
Ma per Bonalumi non si tratta tanto di uno spazio da raggiungere al di là della tela,
quanto di uno spazio in movimento verso l'osservatore, uno spazio inarcato e teso,
concreta forma organica o geometrica.
Personalità d'artista complessa e completa, Bonalumi è sempre stato legato a una
concezione forte dell’arte, come esperienza insieme concettuale, visiva e tattile, che si
colloca fra pittura e scultura, ma sfugge a entrambe. Dagli esordi, nella seconda metà
degli anni ’50, alla sala personale alla Biennale di Venezia del 1970, al Premio del
Presidente della Repubblica Italiana nel 2001, alla personale presso la Fondazione
Guggenheim di Venezia nel 2002, e sino ad oggi, Bonalumi ha coltivato un’originale
sintesi fra rigore razionale e immaginazione. La sua esperienza è ascrivibile a quella
della cosiddetta “Pittura Oggettuale” (definizione coniata da Gillo Dorfles) nata nei
primissimi anni ’60 e rappresentata, oltre che da Bonalumi, soprattutto da Enrico
Castellani e da Paolo Scheggi, oltre che da certa produzione di Piero Manzoni e dello
stesso Lucio Fontana. Bonalumi sperimenta sin dal ’59-’60 l’uso delle estroflessioni:
rigonfiamenti e avvallamenti della tela ottenuti grazie a particolari strutture
retrostanti. Una dilatazione-contrazione dello spazio che ci ricorda quella dello spazio
barocco di Borromini. Anche in Bonalumi è presente un forte rigore compositivo, ma
sempre unito alla presenza di una corporeità di tipo “organico”, che gioca anche su
altre componenti essenziali: l’imprevedibilità e l’ambiguità. Tutto ciò persiste anche
quando alla predominanza della linea curva si sostituisce, negli anni ’70, quella della
linea retta. A partire dagli anni ‘80 si delinea una nuova complementarità di linea
curva e linea retta, di estroflessione e pittura, attraverso il continuo passaggio dallo
AGOSTINO
BONALUMI
S I D I V A L
F I L A
D I T T I C O S U L L ’ O R L O D E L L ’ I N F I N I T O
COMUNICATO STAMPA 2
I N A U G U R A Z I O N E 2 7 O T T O B R E O R E 1 8 . 0 0
spazio tridimensionale a quello illusorio del dipingere: l'artista viene riaffermando la
molteplicità dei piani, sempre più evidente nelle opere recenti. Nella fase iniziata dopo
il 2000 - che questa mostra soprattutto analizza - assistiamo a un nuovo ritorno della
linea retta a un ruolo principe, ma secondo una configurazione inedita, che si
manifesta all’interno di una sempre maggiore organizzazione geometrica nella
concezione strutturale dello spazio.
Quella di Bonalumi è un'arte che, pur nel suo rigore, non rassicura affatto, proprio per
la sua ricerca quasi ossessiva intorno alla natura dello spazio, che inquieta e induce a
percepire la tensione di un’emotività trattenuta ed ermetica, ma di cui si avverte la
presenza intensa e costante. Lo spazio “corporeo”, la luce, la splendente monocromia
(in bianco, in nero, in blu, in rosso…) di cui si nutre quest’arte, legittimano un
procedimento che si estende in un tempo infinito, con infinite scelte di modulazioni.
Con la corporeità dello spazio e con la sua tensione verso l’infinito si confronta
continuamente anche l’arte di Sidival Fila, che si autodefinisce “pittore informale”, e
dell’arte informale conserva in effetti un amore profondo per l’intensità fisica della
materia, al quale però unisce un’altrettanto profonda essenza strutturale, concettuale
e spirituale . “Nessun taglio, stile Fontana – afferma l’artista – anche se lui è stato tra
i miei ispiratori, con Burri e Manzoni. Le mie sono piuttosto introflessioni”. Infatti le
pieghe sulle tele antiche e a grossa trama che Fra Sidival usa per realizzare le sue
opere sono tra i suoi strumenti espressivi privilegiati. Gilles Deleuze, rileggendo
Leibniz in un suo bellissimo libro (La piega. Leibniz e il barocco, tr.it. Einaudi, Torino
1990), ripercorre la sua “teoria del continuo”: ciò che non si frammenta in parti, ma si
avvolge in un’infinità di pieghe. Questa materia-piega, che si curva infinitamente, e
che ritroviamo nel lavoro di Sidival Fila, è la materia-tempo, ed è la materia-vita, per
la sua struttura organica, quasi “muscolare”. Anche se si tratta di arte “astratta”, e le
figure sono assenti, si è accompagnati dalla sensazione di una corporeità traslata: non
visibile in figura, ma sensibile nel tattilismo, nella serpeggiante tensione tra sostanza
materica e struttura volumetrica. E’ identità materia-percezione-pensiero, in una
perenne circolazione di energia che lo sviluppo spaziale del colore, nelle sue infinite
variazioni, rappresenta. L’intensità metamorfica del colore è rafforzata da fitte trame
di fili che vanno a “ricucire” le pieghe, come se si trattasse di ferite originarie da
sanare. Ferite, però, sottratte ad ogni lacerazione “espressionistica”, ed elevate a
un’inattaccabile dimensione simbolica, anche grazie a una totalizzante esperienza
spirituale e religiosa. Un dimensione in cui la concezione della materia come corpo e
come carne non può prescindere dall’Incarnazione di Cristo come fondamento di tutta
la storia dell’arte occidentale.
Intenso ed enigmatico, il lavoro di Fra Sidival sul rapporto corpo-materia-colore-spazio
ci avvolge nel fascino della sua ambiguità tra pittura e scultura, tra superfici pittoriche
che si moltiplicano e si dilatano all'infinito. L'artista ci invita a partecipare a un gioco ai
confini tra il visibile e l'invisibile, l'evidenza e il segreto, trovando saldo fondamento in
uno spazio "assoluto", archetipico, ma contemporaneamente organico, legato alla
terra e alle radici che in essa proliferano. Sensibile e malleabile, la tela è corpo vivo e
vibrante, aperto alla realtà esistenziale e quotidiana, in cui si raccolgono e si
confrontano le più delicate o violente sensazioni di luce-colore: la tela dà
letteralmente “corpo” al colore, un corpo che si dilata e si contrae, a seconda del
rarefarsi o del concentrarsi del colore stesso.
Sia in Bonalumi che in Fila, quindi, sia pure in tonalità differenti, ci parla uno spazio
che proprio attraverso i suoi limiti fisici e corporei si confronta continuamente con
l’infinito. A questo proposito, può riaffacciarsi alla memoria una pagina di Kierkegaard
sul Don Giovanni di Mozart ( a cui si ispira il titolo di questa mostra): quella musica -
scriveva Kierkegaard - ci invita a inseguire l’infinito, ci porta sull’“orlo dell’infinito”,
quasi a toccarlo; ma proprio quando siamo sul punto di afferrarlo, ce lo sottrae
inesorabilmente. In qualche modo, l’opera di Sidival Fila, come quella di Agostino
Bonalumi, è una metafora dell’attrazione irresistibile, della tensione assoluta verso
quell’assoluto che infinitamente si sottrae....
NOTE BIOGRAFICHE
Agostino Bonalumi (Vimercate, Milano, 1935)
Agostino Bonalumi nasce a Vimercate (Milano) nel 1935. Talento precocissimo, nel 1948 partecipa fuori concorso con
una sala personale al Premio Nazionale Città di Vimercate. Già nel ’51 partecipa a una mostra di portata nazionale :
quella legata al Premio Magno a Brescia, mentre nel ’56 ha luogo la sua prima mostra personale, presso la Galleria
Totti di Milano, in cui espone alcuni disegni a tema paesaggistico. Tra il ’57 e il ’58 frequenta lo studio di Enrico Baj a
Milano, dove conosce Piero Manzoni ed Enrico Castellani, con i quali espone nel 1958 in una collettiva a Milano presso
la galleria Pater. L’anno successivo, in occasione di una mostra a Roma, presso la Galleria Appia Antica, Bonalumi e
Manzoni sono sollecitati da Emilio Villa a collaborare fattivamente alla redazione di "Appia", una rivista orientata verso
le nuove ricerche. A questo invito non verrà dato seguito, ma materiali raccolti e idee verranno utilizzati per fondare
insieme a Castellani la rivista "Pragma" che solo in seguito sarà chiamata "Azimuth". Insieme a Castellani e Manzoni, e
con il sostegno di personaggi come Lucio Fontana e Gillo Dorfles, Bonalumi diventa animatore della scena culturale e
artistica milanese. Al 1959-60 risalgono le prime “estroflessioni”, che segnano l’inizio della maturità dell’artista. Negli
anni ’60 e ‘70, Bonalumi è fra i principali esponenti di una concezione “forte” dell’arte, come esperienza tattile fra
pittura e scultura - dialogante con contemporanee esperienze americane : le shaped canvas - in cui la superficie della
tela viene modellata grazie a un gioco di supporti lignei. I rilievi che si producono su campi monocromatici (bianco,
blu, rosso, nero, grigio) determinano strutture percettive di segno astratto. A questa sintesi fra rigore razionale e
potente impatto sensoriale, Bonalumi è rimasto sempre fedele Nel 2001 gli è stato conferito il Premio Presidente della
Repubblica, e in quest’occasione l’Accademia Nazionale di S. Luca gli ha dedicato una mostra retrospettiva nella sede
di Palazzo Carpegna a Roma. E’stato invitato speciale alla mostra “Temi e Variazioni” alla Fondazione Peggy
Guggenheim di Venezia, dove ha realizzato “Opera Ambiente - Spazio trattenuto Spazio invaso” (luglio 2002) . Tra il
2003 e il 2004 l’Institut Matildenhöhe di Darmstadt gli ha dedicato una grande antologica.
Attualmente vive e lavora a Desio (Milano).
Sidival Fila (Stato di Paranà, Brasile, 1962)
Già da adolescente manifesta il suo interesse per le arti plastiche, soprattutto per la pittura. Nonostante ami la
tradizione medievale trecentesca, rinascimentale, barocca, si sente personalmente attratto verso i moderni:
dall’impressionismo al cubismo. Questa fase dura molti anni e vede la produzione di diverse opere influenzate da
questi stili.
Sidival si trasferisce in Italia nel 1985, per approfondire lo studio della pittura e della scultura. Dopo circa cinque anni
dal suo arrivo, sente la vocazione alla vita religiosa lascia tutti i suoi progetti personali, entrando a far parte dell’Ordine
dei Frati Minori di San Francesco d’Assisi. Per quasi diciotto anni non si dedicherà più all’arte.
Nel 1999 è ordinato sacerdote a Roma, dove esercita il suo ministero al Policlinico Agostino Gemelli, al carcere di
Rebibbia come volontario, in seguito nel convento di Vitorchiano e in quello di Frascati.
Gradualmente, attraverso piccoli lavori di restauro, si riavvicina al mondo dell’arte. Nel 2006 ricomincia a dipingere,
maturando un proprio stile personale sotto l’influsso dell’“Action Painting”, dell’arte Informale europea e dello
Spazialismo. Sempre nel 2006 realizza una prima mostra personale nel convento di S. Bonaventura di Frascati.
Nel 2010 partecipa alla mostra Trasparenze: l'Arte per le Energie Rinnovabili, presso il Macro Testaccio di Roma ( in
seguito approdata a Napoli presso il Madre, Museo d’Arte Donna Regina), dedicata allo sviluppo sostenibile e
all'impegno per riscattare il pianeta dal degrado ambientale. La rassegna ha visto esposte opere di circa 40
protagonisti della scena contemporanea come Robert Rauschenberg, Yoko Ono, Tony Cragg, Mario Ceroli, Michelangelo
Pistoletto, Luigi Ontani, Olafur Eliasson, Mimmo Paladino, Sandro Chia.
Le opere si Sidival Fila fanno parte di importanti collezioni private in Francia, nel Principato di Monaco, in Svizzera e
in Brasile. Di recente ha esposto alla Galerie Helene Pastor al Centre Gildo pastor, Montecarlo , e una sua opera fa
parte della Fondazione Puglisi Cosentino di Catania, mentre un'altra è entrata a far parte della Collezione di Arte
Contemporane dei Musei Vaticani.
Fra Sidival continua la sua produzione in vista delle prossime mostre. La sua galleria di riferimento è la Ulisse Gallery
di Roma.
Attualmente vive e lavora a Roma, presso il concento di Via San Bonaventura, al Palatino.