Dimitri Fagbohoun – The Journey of Erzulie

Milano - 19/05/2020 : 13/06/2020

La galleria Officine dell’Immagine di Milano ospita la prima personale italiana di Dimitri Fagbohoun (Benin, ’72), a cura di Silvia Cirelli.

Informazioni

Comunicato stampa

Dal 6 febbraio al 19 aprile 2020, la galleria Officine dell’Immagine di Milano ospita la prima personale italiana di Dimitri Fagbohoun (Benin, ’72), a cura di Silvia Cirelli.

Già noto a livello internazionale, con partecipazioni in prestigiosi Musei come il MMK Museum fur Moderne Kunst di Francoforte, il Smithsonian National Museum of African Art di Washington, la Malmö Konsthall in Svezia o la Kunsthalle San Paolo, Fagbohoun è stato inoltre protagonista della Biennale di Dak’Art (2012, 2016 e 2018) e della Biennale di Venezia del 2017



La mostra presentata a Milano, dal titolo The Journey of Erzulie, esplora il percorso artistico di questo poliedrico interprete, raccogliendo una selezione di opere tra sculture e installazioni, mai esposte in Italia. Dall’incisiva forza poetica, Fagbohoun si concentra su questioni socioculturali, identitarie e geopolitiche, particolarmente rappresentative della complessa realtà africana. Confrontandosi con la vulnerabilità dell’essere umano, l’artista ne esplora i processi di creazione e distruzione, miscelando ingredienti personali e testimonianze legate all’eredità culturale africana.

La sua narrazione si spinge dunque verso un eclettismo grammaticale che esalta temi quali il ricordo, la religione e la dimensione poetica dell’esistenza, affidandosi a un approccio sensoriale che esalta la memoria come preziosa testimonianza di un repertorio emozionale, prima ancora che storico.

Nato nel Benin, cresciuto in Cameron e trasferitosi poi a Parigi da ormai vent’anni, Fagbohoun proietta nell’arte la propria composita identità transculturale, interrogandosi sull’ormai anacronistica definizione di "africano" e su cosa questo, oggi, rappresenti nella memoria comune.

La scelta stessa del titolo dell’esposizione, di chiara ispirazione religiosa, contestualizza un tema molto caro all’artista, il valore del sincretismo identitario. Partendo infatti dall’emblematica divinità femminile Erzulie, di derivazione caraibica, Dimitri Fagbohoun ne interpreta i simbolismi e le derivazioni. Allegoria dell’amore, della bellezza e della fecondità, Erzulie viene considerata una delle figure centrali della credenza voodoo - molto comune nel Benin, appunto - ma nel corso degli anni, è stata spesso associata a figure iconografiche differenti, come la Madonna Addolorata nella religione cristiana, la Dea Inanna dell’antica Mesopotamia, o anche Astarte, una divinità fenicia dell’età greco-romana.

Dalla figura di Erzulie, e dal riconoscimento di una radicata contaminazione collettiva, l’artista sviluppa un percorso espositivo che diviene un vero e proprio viaggio antropologico, un’indagine sulle varie sfaccettature dell’interculturalità.

Giocata sulla trasfigurazione di sovrapposizioni, Fagbohoun sorprende con un registro lessicale capace di mescolare attribuzioni voodoo, rimandi cristiani, suggestioni antiche, tesori alchimistici e ispirazioni ritualistiche africane su realtà occidentali, toccando temi tanto delicati, quanto necessari, come l’identità etnica, l’ibridazione e il valore dell’eredità ancestrale.

Note biografiche

Dimitri Fagbohoun è nato a Cotonou (Benin) nel 1972, da padre beninese e madre ucraina. Attualmente vive fra Parigi, Bruxelles e Cotonou. Gran parte della sua adolescenza l’ha trascorsa in Cameron, prima di trasferirsi definitivamente in Francia. Nel 2017 ha vinto la prestigiosa borsa di studio al Smithsonian National Museum of African Art di Washington. Al suo attivo ha numerose mostre in importanti Musei stranieri, come il MMK Museum fur Moderne Kunst di Francoforte, il Smithsonian National Museum of African Art di Washington, la Malmö Konsthall in Svezia o la Kunsthalle San Paolo. Ha anche partecipato a Festival e Biennali come la Biennale di Bamako (2007 e 2011), la Biennale di Venezia nel 2017, il Pan African Festival di Algeri (2009), la Biennale di Dak’Art (2012, 2016 e 2018) o la Picha Biennale in Congo.