Diego Perrone – There’s a certain Slant of light
Il titolo cita una poesia di Emily Dickinson dedicata a un tentativo struggente di descrivere la luce inclinata, laterale, non frontale, una luce che non rivela ma evoca “an internal difference / where the meanings are”.
Comunicato stampa
La Galleria Umberto Di Marino è lieta di annunciare There’s a certain Slant of light, mostra personale di Diego Perrone concepita per gli spazi della galleria in occasione della prima collaborazione.
Il titolo cita una poesia di Emily Dickinson dedicata a un tentativo struggente di descrivere la luce inclinata, laterale, non frontale, una luce che non rivela ma evoca “an internal difference / where the meanings are”.
La mostra presenta un nuovo corpo di lavori, realizzato interamente a Napoli, che nasce dall’osservazione della luce solare e di come i suoi raggi, attraversando oggetti di vetro di uso quotidiano, si deformino proiettandosi su un piano orizzontale.
In questo set di rifrazioni accidentali prende forma una duplice intenzione di traduzione dell’immagine reale. Da un lato, le fotografie con cornici in pasta di vetro, dove una natura cristallizzata circonda le caustiche di luce fotografate, trattenute nell’attimo della loro apparizione.
Dall’altro lato, nelle grandi pitture ad aerografo, carboncino e gessetti, campi di ombra su fondo bianco circoscrivono le suggestioni della luce, che affiorano come forme vaporizzate, tagli o contorni.
Le due serie funzionano come fisiche parallele di una stessa informazione visiva. Il vetro, da liquido, si cristallizza in una forma che trattiene una tensione latente e, grazie alla trasparenza e alle variazioni cromatiche, lascia intravedere le dinamiche del suo stato viscoso. La pittura ad aerografo, solitamente precisa, si deposita per strati sottili generando sfocature e vibrazioni.
In entrambi i casi non c’è stabilità, ma arresti provvisori. Il vetro solidifica un flusso, la pittura fissa una vibrazione; una materia cambia stato, l’altra resta alone. In questa oscillazione, la luce non chiarisce l’immagine, ma assume il ruolo di una soglia percettiva, oltre la quale ciò che appare non riguarda solo la vista.
Come in opere precedenti di Perrone, la profondità non è qui uno spazio da attraversare, ma una condizione mentale: un dispositivo che piega l’immagine su se stessa e trasforma la visione in un atto di sospensione, dove ciò che sembra arretrare in realtà insiste, nel presente.