Dhukarr. Arte aborigena contemporanea

Lugano - 06/07/2014 : 06/01/2015

Attraverso le opere della Collezione Knoblauch, l'esposizione accompagna il visitatore in un affascinante viaggio alla scoperta dell'arte aborigena australiana degli ultimi trent'anni. Un'arte che, seppur radicata in tradizioni millenarie, esprime un'inaspettata creatività.

Informazioni

  • Luogo: MUSEC - MUSEO DELLE CULTURE
  • Indirizzo: Riva Antonio Caccia 5, 6900 - Lugano - Ticino
  • Quando: dal 06/07/2014 - al 06/01/2015
  • Vernissage: 06/07/2014
  • Generi: arte contemporanea, collettiva, arte etnica
  • Orari: Il Museo è aperto tutti i giorni dell'anno a eccezione dei Lunedì e di tre festività natalizie. Durante il periodo natalizio il museo ha orari di apertura particolari: 31 dicembre 2013 10.00 - 16.00 1 gennaio 2014 14.00 - 18.00 6 gennaio 2014 10.00 - 18.00 Giorni di chiusura annuali 24 e 25 dicembre 2013
  • Biglietti: Tariffa intera Chf 12.- Tariffa ridotta Chf 8.- (AVS, AI, Lugano card, Tessera Agip Plus, Tessera di soggiorno, Touring Club Italiano, giovani 17-25 anni)
  • Catalogo: a cura di Elisabetta Gnecchi Ruscone e Paolo Maiullari

Comunicato stampa

Attraverso le opere della Collezione Knoblauch, l'esposizione accompagna il visitatore in un affascinante viaggio alla scoperta dell'arte aborigena australiana degli ultimi trent'anni. Un'arte che, seppur radicata in tradizioni millenarie, esprime un'inaspettata creatività.
Le 101 opere selezionate per l'esposizione, provenienti dalle principali aree di produzione dell'Australia (Australia centrale, Kimberley, Terra di Arnhem, isole Tiwi), formano un vasto assortimento di generi espressivi, costituito da pitture, sculture, litografie, serigrafie e acqueforti: un excursus attraverso le estetiche e le tecniche sviluppate dai diversi movimenti artistici rappresentati in mostra


L'esposizione temporanea e il relativo catalogo, che documenta l'intera Collezione Knoblauch costituita da 153 opere, sono il frutto di un lavoro pluriennale di ricerca del Museo delle Culture, al quale hanno collaborato alcuni dei massimi esperti al mondo sull'arte aborigena contemporanea.


L'ESPOSIZIONE TEMPORANEA
Il termine Dhukarr, che in lingua yolngu vuol dire “percorso”, è significativo della chiave di lettura tematica delle opere della collezione, incentrata sull'idea di un “itinerario” nell'arte aborigena contemporanea.
Le 101 opere in esposizione, prodotte principalmente nel periodo tra il 1980 e oggi, rappresentano i più recenti sviluppi del movimento di arte aborigena, fiorito in diverse comunità native australiane a partire dagli anni settanta. Appropriandosi di tecniche e materiali occidentali per la creazione di forme artistiche radicate in tradizioni millenarie, gli aborigeni australiani sono entrati a pieno titolo nel mondo dell'arte contemporanea internazionale, promuovendo anche una maggior consapevolezza del valore e della vitalità della loro cultura.

Il percorso espositivo è suddiviso in sei sezioni, di cui una introduttiva, quattro dedicate all'espressione artistica per area geografica (Australia centrale, Kimberley, Terra di Arnhem, isole Tiwi) e, infine, una tematica dedicata al dreaming, mitica narrazione orale sui viaggi e sulle gesta creative degli esseri ancestrali.



Le origini del movimento artistico del deserto australiano, nell'Australia centrale, risalgono al 1971, quando scaturì un vivo interesse da parte degli abitanti di Papunya per l'espressione artistica di temi tradizionali tramite tecniche innovative e supporti diversi rispetto a quelli abituali, ossia la sabbia, la terra e il corpo. Gli abitanti di queste zone aride raffigurano soprattutto temi che legano i loro dreaming al paesaggio, in particolare fonti d'acqua ed elementi paesaggistici di rilievo.
All'inizio del XX secolo, con la colonizzazione dell'Australia centrale, numerosi gruppi aborigeni del deserto si spostarono a nord-ovest del continente, insediandosi nel Kimberley. Molti trovarono lavoro come mandriani, attività che permise loro di viaggiare sul territorio e di conoscerlo approfonditamente. Il soggetto meglio rappresentato nell'arte contemporanea del Kimberley è proprio il paesaggio, colto da molteplici punti di vista. Oltre alla prospettiva a volo d'uccello che accomuna l'arte di questa area con quella del deserto, alcuni artisti sperimentano rappresentazioni da prospettive frontali e stratificate che costituiscono un unicum nel panorama dell'arte dei nativi australiani.

L'arte della Terra di Arnhem, un vasto territorio nel nord tropicale dell'Australia, si contraddistingue per la pittura su corteccia e la scultura. La tradizionale iconografia locale è ripresa dagli artisti contemporanei che sperimentano nuovi media, tra cui sculture figurative e tecniche serigrafiche. Le opere scultoree possono raffigurare esseri mitologici o totem clanici e sono decorate con figure geometriche e tratteggi o con elementi figurativi, come quelli dipinti sui corpi dei danzatori nelle cerimonie.

La produzione artistica delle Tiwi, un insieme di isole al largo dell’Australia settentrionale, è da sempre legata alle cerimonie funebri, i cui elementi figurativi sono ripresi nelle opere di arte contemporanea. I pali lignei intagliati e dipinti a figure geometriche, fondamentali per i riti di accompagnamento dell’anima del defunto dal mondo dei vivi a quello dei morti, sono ora rappresentati anche nei dipinti. Un altro soggetto ricorrente nell’arte tiwi deriva dalle pitture cerimoniali del corpo. Un altro genere di opere molto diffuso è quello delle sculture di importanti personaggi della cosmologia locale, che gli artisti tiwi hanno iniziato a produrre a partire dagli anni quaranta, stimolati dalla visione delle sculture dei santi della missione cattolica locale.
Tema universale per tutti i popoli aborigeni australiani è il forte legame con la loro terra e il dreaming, mitica narrazione orale sui viaggi e sulle gesta creative degli esseri ancestrali. I dreaming legano gli aborigeni a luoghi specifici, con i quali condividono una connessione spirituale. L’espressione artistica trova, nel dreaming, la sua principale fonte d’ispirazione. Racconti orali, danze e canti sono anche elaborati in rappresentazioni figurative di esseri mitologici e luoghi sacri evocati da simboli accessibili in maniera diversa alle persone, a seconda del loro status rituale.

IL CATALOGO
Il catalogo della mostra è a cura di Elisabetta Gnecchi Ruscone (collaboratrice scientifica del Museo delle Culture di Lugano) e Paolo Maiullari (ricercatore del Museo). Si tratta del secondo volume della collana «OrientArt», che il Museo delle Culture dedica, dal 2012, al rapporto fra l’arte contemporanea dell’Asia e dell’Oceania e il contesto ideologico e culturale in cui essa si muove. Le principali prospettive del percorso d’indagine sono due: mettere in luce le interazioni ideologiche dell’opera di uno o più artisti con le tradizioni nell’ambito delle quali si sono sviluppati i diversi linguaggi; esplorare, in chiave multifocale e multidisciplinare, gli elementi costitutivi dell’immaginario contemporaneo e la loro trasfigurazione nelle ragioni della creatività, a prescindere dai generi di arte con cui essa si manifesta.
Il volume contiene i saggi di Elisabetta Gnecchi Ruscone, Paolo Maiullari, Arnaud Morvan, Adrian Newstead, Georges Petitjean, Franca Tamisari, Eric Venbrux.