De Scriptura Pingendi. Omaggio a Nanni Balestrini

Pescara - 07/11/2019 : 10/11/2019

L'Associazione Culturale Grand Hotel presenta DE SCRIPTURA PINGENDI | Omaggio a NANNI BALESTRINI organizzato in collaborazione con Artisti Per Il Matta e FLA. Il progetto rientra nell'ambito del FLA Festival d Libri e Altrecose direzione artistica Luca Sofri, organizzazione MENTELOCALE - Pescara.

Informazioni

  • Luogo: MATTA
  • Indirizzo: via Gran Sasso 53 - Pescara - Abruzzo
  • Quando: dal 07/11/2019 - al 10/11/2019
  • Vernissage: 07/11/2019 ore 18
  • Curatori: Antonello Tolve
  • Generi: arte contemporanea, collettiva

Comunicato stampa

'Associazione Culturale Grand Hotel presenta
DE SCRIPTURA PINGENDI | Omaggio a NANNI BALESTRINI
organizzato in collaborazione con Artisti Per Il Matta e FLA

Il progetto rientra nell'ambito del FLA Festival d Libri e Altrecose
direzione artistica Luca Sofri
organizzazione MENTELOCALE - Pescara

7 Novembre ore 18.00
Opening mostra DE SCRIPTURA PINGENDI
a cura di Antonello Tolve
Spazio Matta - Via Gran sasso 53 - Pescara
INGRESSO GRATUITO

A seguire incontro di approfondimento su Nanni Balestrini con Maria Teresa Carbone giornalista, autrice e traduttrice, ha coordinato la redazione della rivista online ALFABETA2, Manuela Gandini giornalista, scrittrice e critica d’arte, collaboratrice della rivista ALFABETA2, Antonello Tolve critico d’arte, curatore indipendente e collaboratore della rivista ALFABETA2, coordina Marcella Russo presidente Associazione Grand Hotel.

De Scriptura Pingendi
di Antonello Tolve


Nata in un clima che fa i conti con le nuove strategie della comunicazione di massa, con i messaggi dell’edonismo culturale e con un paesaggio sociale sempre più sollecitato dai codici tecnologici, la poesia visiva è sintomo di un volere (di un valore) che corrompe la linearità della scrittura per spingerla oltre i bordi della parola, tra gli oceani di un linguaggio babelico, aperto e assorbente. Intesa «come fenomeno totalmente diverso e innovativo rispetto al concretismo, sia sul piano linguistico che su quello ideologico» , la poesia visiva rende visibili i persuasori occulti utilizzando gli strumenti stessi della persuasione e mostrando al suo interno cortocircuiti costruttivi, capaci di massaggiare il cervello del pubblico per dirottarlo nell’ambito di una riflessione atta a ridefinire il potere del sapere umano che si svincola dal controllo del tempo libero con lo scopo di rafforzare la consapevolezza degli individui. «Pur condividendo con la poesia concreta alcune basi teoriche e quella che Gillo Dorfes definisce l’urgenza […] di accostarsi a un tipo di comunicazione attraverso la parola che sia quanto possibile diretta e visualmente immediata, i poeti visivi italiani» criticano «radicalmente gran parte delle tecniche e dei mezzi di cui si serviva il concretismo – ritenuti inadatti a creare una poesia in grado di ottenere un impatto sociale efficace e pervasivo – e» propongono «un ricorso ancor più marcato alle strategie della comunicazione mass-mediatica, optando per una decisa prevalenza dell’aspetto iconico (immagini, fotografie, disegni, ritagli di giornale) su quello grafico-tipografico» .
Se «con Belloli la poesia diventa visiva» , lo aveva dichiarato Marinetti nella tavola di Collaudo dei testi – poemi murali (1944), il flusso dei poeti, degli scrittori e degli artisti che in diverso grado aderiscono alla galassia della poesia visiva (nel 1963 si costituiscono il Gruppo 70 a Firenze, il Gruppo 63 a Palermo e l’Operativo Gruppo Studio a Genova) muove dalla visione di una scrittura che assume integralmente la dimensione ottica del testo e si addentra nella natura polisemica del segno-immagine . Appropriandosi dell’essenza stessa della grafia e reinterpretando il patrimonio verbovisivo delle Avanguardie Storiche, l’artista genera infatti una lingua transmediale e trasmentale (Kručënych) in cui è possibile riconoscere accordi e raccordi interartistici, guerriglie semiologiche (Ori) , fragori sinestetici, legami osmotici «con i prodotti dei mass media» , slittamenti, rimozioni, dissacrazioni, spaesamenti che ripercorrono i meccanismi poetici dell’остранение o le regole generali del sogno (spostamento e condensazione). Con un’accanita volontà di sperimentare il materiale fantastico estratto dal cadavere del linguaggio di massa – è quanto si legge sulla cover del libro Come si agisce (1963) di Nanni Balestrini – e con il desiderio di inoltrarsi in quella regione linguistica (a volte barocca) che si pone ospitale nei confronti di un percorso «inter-codice, risultante dalla contaminazione e dalla integrazione» del fonosemantico e dell’idosemantico (come pure dell’olfattivo o del tattile), il poeta visivo partecipa «attivamente al proprio tempo, ma contemporaneamente vuole demistificare gli aspetti negativi della società tecnologica e della stessa civiltà delle immagini» . Prelievo e montaggio che portano a un collage largo, secondo l’accezione data da Lamberto Pignotti, sono territorio di rielaborazione dati, analisi grammaticale che genera strutture logiche e periodizzazioni il cui poliglottismo (nutrito a volte da tattiche tipografiche o assemblage) assume al suo interno vocabolari disparati, seducenti e spericolate distorsioni, fluide lilliputzianizzazioni, pungenti ridefinizioni di un lessico totale che vuole non solo disintegrare la dittatura dei modelli pubblicitari, ma anche concepire un progetto transemiotico capace di andare contro ogni perbenismo, di risvegliare il potenziale erotico dell’ibrido, di trasformare il meticcio in feticcio.
Lingua fluttuante che vuole esprimere l’inespresso, i tic e le micromanie dell’industria culturale, la poesia visiva non è soltanto la ricerca di una lingua perduta o perfetta, ma anche e soprattutto, per dirla ancora con Pignotti, il gesto che rispedisce la merce al mittente.