Daniele Galliano – We’re gonna have a real good time together

Napoli - 23/09/2016 : 30/10/2016

“Con il progetto We’re gonna have a real good time together (settanta opere in olio su carta che formano un’unica grande installazione), Daniele Galliano mette in scena la decadenza degli uomini di potere - politici, bancari, affari-sti - e del mondo spietato che rappresentano nell’atto della loro dissoluzio-ne.

Informazioni

  • Luogo: SPAZIO NEA
  • Indirizzo: Via Costantinopoli 53 - Napoli - Campania
  • Quando: dal 23/09/2016 - al 30/10/2016
  • Vernissage: 23/09/2016 ore 19
  • Autori: Daniele Galliano
  • Curatori: Graziano Menolascina
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: lunedì – domenica dalle 9.00 alle 2.00 am

Comunicato stampa

Daniele Galliano
“We're gonna have a real good time together”

a cura di Graziano Menolascina

Venerdì 23 settembre alle ore 19, Nea inaugura “We’re gonna have a real good time together”, la personale dell’artista piemontese Daniele Galliano, curata da Graziano Menolascina per la galleria napoletana di Luigi Solito




“Con il progetto We’re gonna have a real good time together (settanta opere in olio su carta che formano un’unica grande installazione), Daniele Galliano mette in scena la decadenza degli uomini di potere - politici, bancari, affari-sti - e del mondo spietato che rappresentano nell’atto della loro dissoluzio-ne.
Tradizionalmente la testa è considerata sede dell’anima, della vita, della forza, del daimon o genius (spirito divino). La sottrazione dei lineamenti e la loro dissoluzione nei volti di Galliano priva i personaggi non solo della loro specificità e identità, istanza irriducibile di ogni essere umano, ma della loro stessa anima. We’re gonna have a real good time together, rispecchia quella determinata classe sociale che ancora vuol far crederci che tutto va bene! Uomini che fingono di essere quello che nemmeno lontanamente sono. Trasmettono un’immagine completamente differente da ciò che realmente è. Un mondo dominato dall’ipocrisia, in cui la stessa storia è sempre scaduta in una cronaca asettica di una quotidianità avvilente in cui i confini tra il bene e il male sono stati per lo più labili e in mano alla moda del momento. Una categoria impostata e programmata attraverso specifici stilemi di formazione dell’identità, che comprende quattro componenti: identificazione, individuazione, imitazione e interiorizzazione. Con la prima il soggetto si rifà alle figure rispetto alle quali si sente uguale e con le quali condivide alcuni caratteri; produce il senso di appartenenza a un’entità collettiva definita come “noi” (famiglia, patria, gruppo di pari, comunità locale, nazione, fino ad arrivare al limite dell’intera umanità). Con la componente di individuazione il soggetto fa riferimento alle caratteristiche che lo distinguono dagli altri, sia dai gruppi a cui non appartiene (e, in questo senso, ogni identificazione/inclusione implica un’individuazione/esclusione), sia dagli altri membri del gruppo rispetto ai quali il soggetto si distingue per le proprie caratteristiche fisiche e morali e per una propria storia individuale (biografia) che è sua e di nessun altro. Attraverso l’imitazione, che è intesa come attività di riproduzione conscia e inconscia di modelli comportamentali, l’individuo si muove in maniera differente all’interno della società a seconda del contesto sociale in cui si trova. Infine, l’interiorizzazione permette al soggetto di creare un’immagine ben precisa di sé grazie all’importanza che hanno i giudizi, gli atteggiamenti, i valori e i compor-tamenti degli altri su noi stessi. Tutti noi rivestiamo più ruoli, di conseguenza abbiamo un’identità multipla, definita come identità sociale. È opportuno, infatti, chiarire che l’identità è contestuale e relazionale, cioè essa può variare in base al contesto, al ruolo che si intende assumere in tale contesto e alla posizione, autodeterminata o meno, che si gioca (o ci viene fatta giocare dagli altri con le loro identità) all’interno della rete di relazioni e percezioni (simmetriche ed asimmetriche) al cui interno ci si trova inscritti e attivi. Esempio: quando attraverso la dogana, quella che conta è la mia identità nazionale e non quella religiosa o professionale. Proprio per questa molteplicità, perché possa essere compreso il concetto di identità, è necessario assumere, allora, che vi debba essere un elemento di riferimento: l’alterità.


Daniele Galliano nasce a Pinerolo nel 1961.
Autodidatta di formazione, comincia ad esporre a Torino, dove vive e lavora, all’inizio degli Anni ‘90, conquistandosi velocemente un posto di rilievo all’interno di quella nuova scena pittorica italiana che muove i suoi primi passi alla fine degli anni Ottanta.
Il suo “realismo fotografico”, le sue immagini di luoghi e persone, cominciano ben presto a farsi notare oltre i nostri confini, e gli consentono di partecipare ad importanti perso-nali e collettive in Europa e negli Stati Uniti, tra le quali: la 53 Biennale di Venezia nel 2009, la Galleria d’Arte Moderna di Roma, Palazzo Reale, Milano, La Galleria d’Arte Mo-derna di Torino, la Biennale dell’Avana, Wifredo Lam Art Center for Contemporary Arts, Cuba, la Galleria Civica Contemporanea di Trento, il Museo Sale-Spazio arte Legnano, Milano, l’Urban Plannin Exhibition Center di Shanghai, Cina, il Capital Museum Bejing, Cina, Kunsthalle, Goppingen, Germania, il Museo d’Arte di Nuoro, la Galleria Annina Nosei, New York, la Galleria Distrito Cu4tro, Madrid, Spagna, le Magasin, Grenoble, Francia, Livingstone Gallery, Den Haag, Olanda, Artiscope, Bruxelles, Belgio, la Galleria In Arco di Torino.
Nel 2013 ha presentato alla videoteca della Galleria d’Arte Moderna di Torino il suo primo film di animazione composto da 1.465 disegni realizzati a matita su carta.
Sue opere sono entrate in importanti collezioni pubbliche e private quali la Galleria Civi-ca d’arte Moderna e Contemporanea di Torino, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, il MART di Trento e Rovereto, la collezione VAF e la Collezione Unicredit Private Banking di Milano.