Daniel de Paula – The control of things over subjects is the control of subjects over themselves

Milano - 14/11/2019 : 18/01/2020

La mostra esprime e realizza, grazie alla giustapposizione di una serie di oggetti e strategie, una critica alla produzione di spazio come riproduzione di forme sociali astratte e rapporti di forza.

Informazioni

  • Luogo: GALLERIA FRANCESCA MININI
  • Indirizzo: Via Massimiano 25 - Milano - Lombardia
  • Quando: dal 14/11/2019 - al 18/01/2020
  • Vernissage: 14/11/2019 ore 19
  • Autori: Daniel de Paula
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: Tuesday - Saturday 11 - 19

Comunicato stampa

DANIEL DE PAULA
il controllo delle cose sui soggetti è il controllo dei soggetti su se stessi
Inaugurazione giovedì 14 novembre – ore 19
Fino gennaio 2020


Per la mia prima esposizione da Francesca Minini dal titolo “Il controllo delle cose sui soggetti è il controllo dei soggetti su se stessi”, come da mia abitudine, invece di commissionare un testo a un curatore indipendente, ho deciso di provvedere personalmente a scrivere una breve dichiarazione come accompagnamento alle opere, seguita dall’estratto di un’intervista che ho realizzato appositamente per quest’occasione alla professoressa e sociologa Saskia Sassen



Grazie a un atteggiamento che cerca di superare la tradizionale dicotomia tra fisicità e azione , la mostra esprime e realizza, grazie alla giustapposizione di una serie di oggetti e strategie, una critica alla produzione di spazio come riproduzione di forme sociali astratte e rapporti di forza.
Il risultato della ricerca, nel suo significato fondamentale, sottolinea che, quando gli umani trasformano incessantemente e costruiscono lo spazio per soddisfare le proprie necessità, e in particolare per scambiare beni all’interno di una società capitalistica, si stabilisce un sistema di limitazioni, non semplicemente come dominio di classe o controllo su alcuni da parte di altri, ma attraverso la dominazione di tutti i soggetti da parte di strutture sociali astratte costituite da noi stessi .

All’interno di questo sistema di limitazioni in cui, attraverso l’ubiquità del lavoro e la produzione di valore, siamo condannati a trasformare pensieri in oggetti, la materialità non è neutrale, al contrario, è l’incarnazione del controllo e della circolazione del potere.
Il potere scorre attraverso le cose e, in molte circostanze, rivela lo scambio di ruoli che avviene tra individui e beni materiali nel capitalismo moderno, dove la vita diventa oggettificata e sacrificabile, mentre la materialità viene idolatrata e investita della sostanza e della mediazione attiva di entità spirituali.

Oltre allo spazio della galleria, la mostra è composta dai seguenti materiali:
spezzoni di video di ispezioni di pozzi di petrolio, acqua, per energia geotermica e per estrazione di gas
frammento di roccia lunare
granulato di rame ottenuto da cavi per la trasmissione di dati ad alta velocità
frammenti di carotaggi da indagini geotecniche condotte in previsione di lavori di mobilità urbana
l’orologio da polso di un lavoratore deceduto con funzionamento antiorario
folgorite (formazione rocciosa tubolare prodotta dalle scariche dei fulmini nel terreno)

Nonostante l’idea che le opere d’arte e l’ambiente artistico siano autonomi e carichi di positività, teoricamente distaccati dal mondo e ne rappresentino solo la decadenza, l’arte è un bene di consumo e gioca un ruolo identico a quello delle merci nella riproduzione delle relazioni sociali catastrofiche che esercitano il loro controllo su di noi .


Daniel de Paula
Come nota finale, ecco alcuni brevi frammenti di un’intervista alla sociologa Saskia Sassen, rilasciata specificamente per questa occasione, in cui oltre ad altri temi, e attraverso esempi concreti, affronta lo stato attuale della globalizzazione del capitale e il modo in cui le sue complesse capacità matematiche e tecniche contribuiscono alla produzione di brutalità elementari sull’ambiente e, di conseguenza, nei confronti di innumerevoli popolazioni.

Un punto di accesso a una struttura poliedrica e complessa che ha continuato a guadagnare potere negli ultimi trent’anni è l’alta finanza, un sistema che non ha nulla a che vedere con le banche tradizionali, la modalità di deposito ancora più diffusa in tutto il mondo e in definitiva una sorta di commercio. Questi istituti di credito, per lo più semplici, vendono soldi a un determinato prezzo. Potrebbero anche vendere patate a un prezzo stabilito. Con l’alta finanza invece cambia tutto: il sistema diventa complesso, sviluppa catene ininterrotte di strumenti che contribuiscono a concentrare la ricchezza al vertice. E questo è radicalmente differente dal sistema bancario tradizionale.

Un modo per aprire una finestra su un mondo complesso è quello di focalizzarsi sulla capacità di questo tipo di finanza di ottenere un valore dalle operazioni più modeste […] Questo avviene attraverso un’innovazione incredibilmente complessa ed efficace […] al centro c’è la capacità di trasformare un’intera serie di entità sostanzialmente modeste e semplici in cespiti finanziari. Trasformazione che in realtà coinvolge innovazioni abbastanza complesse, essenzialmente algoritmi avanzati […].

… non è semplice comprenderlo, ma una volta che ci si riesce, è al contempo impressionante e spaventoso.

Oggi l’alta finanza è interessata agli oggetti materiali che possano essere trasformati in strumenti a forte richiesta, come per esempio asset-backed security, cioè obbligazioni negoziabili garantite dagli attivi. La differenza tra l’alta finanza e il regolare commercio rispetto alla materialità è che per il commercio l’oggetto concreto è l’oggetto desiderato, mentre per l’alta finanza viene trasformato in una serie di cespiti e ciò serve a produrre asset-backed security, che è proprio ciò che attualmente vogliono gli investitori di alto livello […] non le derivate […] che, come mi piace dire, sono per gente semplice, compresi me e te.

Ciò che vediamo con i nostri occhi: una casa, un autocarro, un ponte, tutto e di più, oggi può appartenere a due domini distinti: quello materiale della casa, dell’autocarro, del ponte e via dicendo, oppure a un altro, invisibile agli occhi dove, attraverso degli algoritmi, la casa, l’autocarro e il ponte si trasformano in una serie di strumenti finanziari che quindi sono ben lontani dal valore insito di quella casa, quell’autocarro e quel ponte […], ed essendo così distanti dall’oggetto materiale originario, possono essere acquistati e venduti come strumenti finanziari molte volte in un solo giorno. Non esiste, per esempio, il peso della materialità dell’autocarro, delle sue condizioni, delle sue dimensioni e di tutto quello che lo rende desiderabile […], è stato neutralizzato in uno strumento finanziario che si può vendere e comprare più volte.

La terra, osservata secondo questa prospettiva rappresenta allo stesso tempo due cose diverse. Esiste la terra coinvolta in una serie di operazioni, come la produzione dei beni che ci servono, come la coltivazione del cibo o l’estrazione di petrolio, metalli ecc., ma nel sistema finanziario odierno, la semplice terra può anche alimentare la creazione di asset-backed security (separati dalla materialità) che diventano uno strumento che gli investitori apprezzano poiché le derivate hanno perso la loro attrattiva […].

[…] la terra è vista come un bene desiderabile per costruire strumenti finanziari.

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Daniel de Paula (brasiliano, nato a Boston, USA, 1987) – Vive e lavora tra San Paolo e Rotterdam. Una selezione di esposizioni personali recenti include: “estrutura insuperável”, Kunsthal Gent, Gand (2019); “the conductive form of dominant flows”, Galeria Jaqueline Martins, San Paolo (2017); “objects of mobility, actions of permanence”, White Cube Gallery, San Paolo (2014). Suoi lavori sono apparsi anche in recenti eventi istituzionali compresi: “Brasile. Il coltello nella carne”, PAC, Milano (2018); “Avenida Paulista”, MASP, San Paolo (2017); “Metrópole: Experência Paulistana”, Pinacoteca, San Paolo (2017). Recentemente è stato artista residente e ricercatore presso la Jan van Eyck Academie di Maastricht e FLACC Workplace for Visual Arts di Genk. Il suo lavoro è stato recensito su riviste come “Artforum”, “Metropolis M”, “seLecT”, tra le altre.

Saskia Sassen (americana di origine neerlandese, nata all’Aia, Paesi Bassi, nel 1947) è professoressa di Sociologia alla Columbia University e membro del suo Committee of Global Thought. È autrice di numerose pubblicazioni, tra cui: Expulsions: Brutality and Complexity in the Global Economy (Belknap Press, Cambridge, MA, 2014); Globalization and its discontents. Essays on the New Mobility of People and Money (New Press, New York 1998); The Global City: New York, London, Tokyo (Princeton University Press, Princeton 2001). Ha ricevuto molti premi e onorificenze, tra cui molte lauree honoris causa, il Premio Principe de Asturias in Scienze sociali (2013) e la designazione della Reale Accademia delle Scienze dei Paesi Bassi.