Daniel Buren – Cabane éclatée aux 4 couleurs

Catanzaro - 06/10/2014 : 06/10/2014

Cabane éclatée aux 4 couleurs di Daniel Buren è la nuova opera permanente realizzata per il Parco Internazionale della Scultura di Catanzaro.

Informazioni

Comunicato stampa

A distanza di due anni dalla grandiosa mostra personale di Daniel Buren realizzata per Scolacium nell’ambito del progetto Intersezioni, il Parco Internazionale della Scultura si arricchisce di una nuova opera permanente dell’artista francese che viene inaugurata lunedì 6 ottobre alle ore 17.
Si tratta di Cabane éclatée aux 4 couleurs, opera in situ, un vero e proprio organismo plastico-architettonico che ha la caratteristica specifica di trasformare e di essere trasformato dal luogo creando un rapporto di reciproca interdipendenza

“Sono particolarmente soddisfatta che il mio mandato come Presidente della Provincia di Catanzaro e come Commissario Straordinario si concluda con l’installazione di un’opera fondamentale per il nostro Parco destinata a diventare un punto di riferimento per il territorio. Ancora una volta l’investimento in arte e cultura ci ha premiato e l’intervento di Daniel Buren lo sta a dimostrare,” ha affermato Wanda Ferro. Con l’artista francese sono i 11 i protagonisti dell’arte plastica contemporanea ad essere presenti nell’ambito del Parco Internazionale della Scultura e Buren si trova in compagnia di Stephan Balkenhol Tony Cragg, Wim Delvoye, Jan Fabre, Antony Gormley, Dennis Oppenheim, Mimmo Paladino, Michelangelo Pistoletto, Marc Quinn, Mauro Staccioli. E come ribadisce Alberto Fiz, direttore artistico del MARCA e del Parco Internazionale della Scultura, “con la Cabane éclatée si accentua l’aspetto relazionale del nostro progetto al Parco iniziato nel 2004 in quanto l’opera di Buren sfida costantemente la visione del luogo modificandola. Un’opera, dunque, che accentua la componente dinamico-spaziale grazie al suo dispositivo di carattere architettonico.”
Cabane éclatée aux 4 couleurs (blu, giallo, nero e rosso) è un cubo di 4x4x4 metri percorribile e visitabile che, “esplodendo”, si proietta fino ai limiti estremi dell’ambiente intercettando i cambiamenti atmosferici e ambientali. La Cabane è un corpo vivo che crea una relazione continua tra pieni e vuoti, tra costruzione e decostruzione dando l’impressione di dissolversi e di perdere la sua consistenza fisica a contatto con lo spazio. Come ci ricorda Daniel Buren “ La Cabane non è né un oggetto né un decoro, ma un luogo fruibile e abitabile che ogni volta consente una nuova verifica.”
In occasione dell’inaugurazione, è prevista una performance di danza realizzata da Emanuela Bianchi e Lubì che si svolge proprio intorno alla Cabane.
La serata rappresenta anche l’occasione per presentare il primo importante volume sul Parco Internazionale della Scultura pubblicato da Silvana editoriale che racconta una vicenda iniziata nel 2005 e che ha consentito di realizzare a Catanzaro uno dei più importanti progetti di arte pubblica in Italia. Si tratta di un modello integrato tra arte e natura che ha saputo trasformare radicalmente un territorio dove solo una quindicina d’anni fa l’indagine sul contemporaneo rappresentava un episodio sporadico. Oggi, invece, attraverso il MARCA e il Parco Internazionale della Scultura inserito all’interno del programma MARCA OPEN, rappresenta una precisa realtà.
Il volume analizza tutte le opere mettendo a confronto il Parco di Catanzaro con i maggiori parchi italiani e stranieri. Accanto alla testimonianza di Alberto Fiz la pubblicazione comprende i contributi di Elena del Drago e Francesco Poli.
Ma l’avventura continua e la pubblicazione non vuole essere affatto riepilogativa: al contrario, rappresenta un punto di riferimento per una vicenda destinata a proseguire nei prossimi anni con un rinnovato programma di acquisizioni reso possibile grazie alla collaborazione tra la Provincia di Catanzaro e la Direzione Regionale dei Beni Culturali e Paesaggistici della Calabria presieduta da Francesco Prosperetti.


Nota Biografica

Artista di fama internazionale, Daniel Buren (1938) ha ricevuto nel corso della sua lunga carriera molti riconoscimenti e premi fra i quali il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia del 1986 e il Premium Imperiale per la pittura della Japan Art Foundation nel 2007. Dopo gli studi all’Ecole des Meteris d’Art e all’Ecole Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi, a metà degli anni Sessanta inizia a realizzare interventi pubblici, installazioni e mostre in tutto il mondo. Buren ha condotto una serie di esperimenti agli inizi della sua carriera artistica sul confine tra pittura, scultura e cinema. Alla sua prima personale alla Galleria Apollinaire di Milano nel 1968 seguono la partecipazione alla 5th International Exhibition al Guggenheim di New York nel 1971 e a Documenta V curata da Harald Szeemann nel 1972 che ne afferma il prestigio nell’ambito dell’arte concettuale. Innumerevoli i lavori permanenti che testimoniano la sua ricerca: tra questi lo spettacolare Les Deaux Plateaux (1985-86) nella Corte d’onore del Palais-Royal a Parigi; Sens dessus Dessous (1994) al Parc des Célestins di Lione, 25 Porticos: The Color and its Reflections a Tokyo nel 1996, Puente de la Saliva sull’omonimo ponte adiacente al Guggenhiem Museum di Bilbao nel 2007 sino a Excentrique(s) al Grand Palais di Parigi nel 2012, un progetto visitato da oltre 300 mila persone. Daniel Buren opera in situ, ovvero progetta e crea opere pensate su misura per un determinato luogo e un determinato pubblico, uniche e irripetibili. Lo fa dialogando con l’architettura di musei e gallerie, ma anche intervenendo direttamente in spazi urbani come piazze, giardini, ponti. Valendosi di uno "strumento visivo" invariabile — l’alternanza di strisce verticali bianche/colorate di 8,7 centimetri — Buren indaga da oltre 35 anni i rapporti fra l’opera d’arte, il luogo in cui prende corpo e lo spettatore. Al centro della sua proposizione vi sono, quindi, tematiche relative alla visibilità dell’opera e alla definizione del suo statuto, la volontà di rovesciare i modelli dati mediante la moltiplicazione dei punti di vista, il capovolgimento delle prospettive attraverso interferenze visive, nonché il tentativo, di volta in volta rivisitato e aggiornato, di interagire (in osmosi o in modo conflittuale) con lo spazio di intervento. Nei suoi lavori realizzati in situ, pittura, tessuto, legno, metallo, specchio, vetro, carta sono abbinati a formare opere a parete oppure complesse strutture ambientali, intese a proporre una lettura critica dell’oggetto d’arte, con riferimento alla sua storia disciplinare e culturale (scultura, pittura, monocromia, opera d’arte, ...), alla codificazione del contesto (museo, spazio pubblico, ...), al rapporto con il fruitore. Nel 1975 ha realizzato la sua prima Cabane eclatée che ha rappresentato un punto di svolta ed accentuato l'interdipendenza tra l'opera e il luogo dov’è situata, attraverso un sottile gioco di costruzione e decostruzione.