Dadamaino – Il lavoro il tempo di Nouvelle Tendance
La mostra, in collaborazione con l’Archivio Dadamaino e a cura di Flaminio Gualdoni, approfondisce una delle stagioni più complesse del lavoro di Dadamaino.
Comunicato stampa
Simone Frittelli e Michela Rizzo sono lieti di presentare l'esposizione Dadamaino. Il lavoro, il tempo di Nouvelle Tendance, in apertura il 26 febbraio 2026, alle ore 18, presso la sede milanese di viale Stelvio 66.
La mostra, in collaborazione con l’Archivio Dadamaino e a cura di Flaminio Gualdoni, approfondisce una delle stagioni più complesse del lavoro di Dadamaino. L’artista, infatti, trascorse lunghi anni, dal 1962 al 1970, senza tenere mostre personali, molto concentrandosi su un ruolo di organizzazione culturale, vicino ad artisti come François Morellet, Antonio Calderara, Jan Schoonhoven, e in generale a Nouvelle Tendance.
Dopo l’episodio straordinario dei Volumi a moduli sfasati, presentati nel 1961 con una testimonianza di Piero Manzoni al Gruppo N di Padova, nel 1962 Dadamaino è con sei opere in “Nul”, la grande mostra curata da Henk Peeters allo Stedelijk Museum di Amsterdam. I suoi Rilievi sono ora su tela, ma più spesso su carta e cartoncini colorati: del clima del tempo l’artista coglie il possibile radiante della sperimentazione, piuttosto.
In questi anni, in cui adotta definitivamente il nome Dadamaino in luogo di Dada Maino, usa alluminio, plastica, rodhoid, in quelle che allora uno studioso attento come Udo Kultermann definiva “nuove dimensioni della pittura e della scultura”, non prive di radianti reinvenzioni tecnologiche. Dadamaino interpreta i materiali e i modi attraverso la filigrana del metodo, del processo, delle tangenze scientifiche della pratica, con tutte le logiche e le retoriche che ne conseguono: modulo, struttura, sistema, programma, serie, sviluppo, progressione, combinazione, varianti. Giunge, nel 1965, a presentare il film Ricerca 1 alla terza edizione di “Nove Tendencije” a Zagabria, e a condurre dal 1967 la serie pittorica sistematica e ossessiva de La ricerca del colore.
In seno a questa fervida prospettiva, Dadamaino tuttavia mantiene inalterato un principio assoluto: “L’arte va sempre fatta con le mani”, come annoterà anni dopo al verso di uno dei Fatti della vita. Questo, tra gli altri, è l’aspetto decisivo che differenzia le sue dalla gran parte delle opere che si realizzavano allora.