Continuità e divergenze. Architetture e paesaggi urbani in Abruzzo 1930-1960

Informazioni Evento

Luogo
PALAZZO ONMI
Viale Duca degli Abruzzi, L'Aquila, AQ, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al
Vernissage
19/06/2026
Generi
architettura

Una mostra che esce dai confini di Palazzo Ardinghelli per raccontare una storia fatta di architetture, città e trasformazioni.

Comunicato stampa

Il racconto delle trasformazioni delle città abruzzesi con le loro architetture fra gli anni Trenta e Sessanta del Novecento con una attenta rilettura contemporanea: è la mostra Continuità e divergenze. Architetture e paesaggi urbani in Abruzzo 1930-1960 a cura di Mario Centofanti, Raffaele Giannantonio, Andrea Mantovano.

Promossa dal Comune dell’Aquila in collaborazione con il MAXXI L’Aquila per il programma dell’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026, sarà ospitata dal 20 giugno al 18 ottobre 2026 negli spazi di Palazzo ONMI (ex asilo nido di Viale Duca degli Abruzzi), caratteristico esempio di edilizia pubblica degli anni ’30 del secolo scorso.

La mostra ripercorre le trasformazioni che hanno interessato l’architettura e le città abruzzesi dal 1930 al 1960 mettendo in relazione linguaggi architettonici, trasformazioni urbane e dimensione artistica dello spazio costruito. Il percorso espositivo evidenzia continuità e cambiamenti che coinvolgono tre generazioni di progettisti, sia nomi di primo piano del panorama internazionale che tecnici locali, che hanno declinato i codici dell’architettura del Novecento in un’ottica volta per volta diversa, alla ricerca di un equilibrio tra modernità e tradizione locale.

La mostra, che si apre con un approfondimento dedicato al dialogo fra arte e architettura, offre una lettura comparata delle trasformazioni intervenute nei decenni, evidenziando continuità e divergenze in linguaggi e contesti urbani attraverso l’intreccio fra materiali eterogenei - progetti, opere d’arte, documenti d’archivio, filmati, fotografie contemporanee e foto d’epoca, provenienti da collezioni private, archivi pubblici e Collezioni del MAXXI Architettura e Design contemporaneo, ma soprattutto dal patrimonio archivistico degli Archivi di Stato dell’Aquila, Pescara, Chieti e Teramo.

Il percorso è accompagnato da una committenza fotografica d’autore affidata ad Andrea Jemolo, il cui sguardo contemporaneo restituisce alcuni dei più significativi episodi architettonici della regione, mettendone in relazione la storia, la condizione attuale e il paesaggio

"Il programma dell’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026 si arricchisce di un progetto che restituisce uno sguardo ampio sulle trasformazioni che hanno attraversato il territorio abruzzese nel cuore del Novecento e che riunisce, per la prima volta, un patrimonio di documenti, progetti, fotografie e testimonianze provenienti dalle quattro province abruzzesi. L’Aquila diventa così il luogo di incontro di esperienze, ricerche e percorsi differenti, confermando la propria vocazione di centro culturale aperto al dialogo con l’intero territorio. Ospitare una riflessione dedicata all’architettura e alla trasformazione urbana a Palazzo ONMI, uno spazio ritrovato e restituito alla città, significa riconoscere la tutela e la valorizzazione del patrimonio costruito come strumenti fondamentali di crescita culturale", dichiara il Sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi.

"Con questa mostra il MAXXI L’Aquila rinnova il proprio impegno nella valorizzazione della cultura architettonica italiana e nel dialogo con il territorio che lo ospita, partecipando al programma di L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026 con un progetto nato dalla collaborazione tra Comune dell’Aquila, MAXXI L’Aquila e Dipartimento di Architettura e Design contemporaneo del MAXXI. Un lavoro che richiama l’attenzione sul valore di un patrimonio diffuso e fragile, una parte importante dell’identità dei luoghi e della memoria collettiva. Guardare oggi a queste architetture significa non solo ricostruire una pagina significativa della storia del territorio, ma anche riflettere sul rapporto tra tutela, trasformazione e futuro delle città contemporanee", dichiara la Presidente della Fondazione MAXXI, Maria Emanuela Bruni.

Alla mostra Continuità e divergenze. Architetture e paesaggi urbani in Abruzzo 1930-1960 è dedicato anche un catalogo a stampa con prefazione di Marco Biraghi pubblicato da Gangemi Editore.

QUOTE CURATORI DELLA MOSTRA:

Raffaele Giannantonio

“In oltre quarant’anni di ricerca universitaria ho studiato le storie dell’architettura e dell’urbanistica abruzzese accanto a quelle che si svolgevano nei medesimi periodi nel resto d’Europa. Nelle varie vicende emergevano due diversi versanti del Novecento, quello precedente e quello successivo la Seconda guerra mondiale, che sembrava ergersi come un deciso spartiacque. Estremamente opportuna è giunta dunque questa mostra in cui abbiamo potuto analizzare le continuità e le discontinuità presenti nel cruciale periodo che va dall’assestamento del regime sino agli anni del boom. In quest’arco di tempo, l’Architettura progettata e/o costruita in Abruzzo esprime infatti tipologie che nascono e muoiono negli anni fra le due guerre, che si evolvono nel Dopoguerra mutando finalità e linguaggio o che infine costituiscono una vera e propria invariante dell’intero periodo. Da questa fitta congerie di avvenimenti emerge infine come, anche in Architettura, l’Abruzzo sia una Terra tutt’altro che marginale, capace di accogliere idee e programmi di autori di rilievo nazionale ma anche di professionisti locali che mostravano di essere aggiornati su quanto accadeva in quelli ritenuti i centri propulsori della nuova Architettura. Per questo lungo e appassionante viaggio ringrazio il Sindaco e il Comune dell’Aquila, la Fondazione MAXXI e le persone con cui ho condiviso tanto proficuo lavoro, come Angela Parente, i colleghi curatori e i ricercatori Andrea Goti, Luigi Paolantonio e Arianna Petraccia”.

Andrea Mantovano

“Il percorso espositivo racconta le trasformazioni di architetture e città in Abruzzo tra gli anni Trenta e Sessanta del Novecento mettendo in relazione linguaggi architettonici, trasformazioni urbane e dimensione artistica dello spazio costruito, con l’obiettivo di mettere in luce continuità e cambiamenti in tre generazioni di progettisti, sia abruzzesi sia nomi illustri del panorama nazionale, attraverso stagioni storiche diverse, superando fratture ideologiche e politiche ma sempre alla ricerca di un equilibrio tra modernità e tradizione locale. Lungi da pretese di esaustività, la mostra vuole raccontare il panorama dell’architettura e dell’urbanistica in alcuni decenni cruciali per lo sviluppo della regione, presentando alcuni esempi significativi – in termini di trasformazione e cambiamento – per la città e per il territorio. All’interno di questo complesso rapporto, una sezione dedicata al rapporto tra arte e architettura illustra come opere d’arte, mostre e interventi nel costruito abbiano contribuito a introdurre concetti di modernità nella definizione dello spazio, nelle città come nei centri minori. Un’approfondita ricerca è stata condotta presso collezioni private, archivi pubblici e archivi del MAXXI Architettura, generando un intreccio di materiali eterogenei (come progetti, documenti d’archivio, manifesti, filmati, fotografia contemporanea e foto d’epoca, e pagine tratte da riviste di settore del periodo con articoli su progetti e architetture in Abruzzo), in grado di proporre una lettura comparata delle trasformazioni intervenute nei decenni, evidenziando continuità e divergenze in linguaggi e contesti urbani”.

Mario Centofanti

“La mostra propone uno sguardo critico su arte-architetture-città, in un periodo significativo della storia dell’Abruzzo, che vede il trapasso della realtà sociale e culturale, da una condizione di regime, alla fase di ricostruzione e sviluppo del secondo dopoguerra. Con una narrazione mirata a scoprire, raffrontare, comparare le esperienze architettoniche, rispetto ai linguaggi, alle tipologie, ai valori, ai simboli, ma anche al loro ruolo nel configurare e riconfigurare la struttura e la scena urbana. In parallelo lo sviluppo delle tematiche più propriamente urbanistiche in ordine all’assetto del territorio e delle realtà urbane, e ai processi di trasformazione e modernizzazione messi in atto. Approccio non solo disciplinare, mirato ad una comunicazione inclusiva e multiverso, fondato su una schedatura catalografica di base, finalizzata alla selezione delle opere da collocare in mostra, nel verso di un procedimento virtuoso di riconoscimento, tutela e valorizzazione comunicativa delle architetture. Peraltro emerge con chiarezza il ruolo dei protagonisti: i progettisti locali, che si sono formati però fuori regione, unitamente a importanti figure professionali di livello nazionale”.