Come il casco per i kamikaze

Lissone - 23/02/2019 : 21/04/2019

Contestualmente all'arricchimento delle nuove collezioni del Museo d'Arte Contemporanea di Lissone, la mostra Come il casco per i kamikaze - curata da Davide Crippa e Alberto Zanchetta - si inserisce nella programmazione della Repubblica del Design, che nel mese di aprile si insedierà nella zona Bovisa di Milano.

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Comunicato stampa

Contestualmente all'arricchimento delle nuove collezioni del Museo d'Arte Contemporanea di Lissone, la mostra Come il casco per i kamikaze - curata da Davide Crippa e Alberto Zanchetta - si inserisce nella programmazione della Repubblica del Design, che nel mese di aprile si insedierà nella zona Bovisa di Milano.

L'idea di questo progetto prende spunto da una piccola collezione di vasi bianchi, che uno dei due curatori conserva su uno scaffale della casa materna

Poiché queste suppellettili non hanno mai soddisfatto una funzione utilitaristica, Crippa e Zanchetta si sono chiesti se, in effetti, un vaso vuoto non sia l'equivalente del casco indossato dai kamikaze. Vale a dire, un oggetto inutile.

I due curatori sono così convenuti nell'affermare che il contenitore non esplica una funzione ornamentale, al contrario: è opportuno sacrificare l'elemento floreale affinché ogni vaso rispecchi il proprio contenuto semantico.

Tra gli autori coinvolti in questa mostra, si distinguono esponenti sia delle arti visive, sia del design. Ivan Baj, Gianluca Codeghini, Alberto Gianfreda, Christian Gonzebach, Suzanne Kutter, Alberto Mugnaini, Marcello Panza, Andrea Salvatori e Alessandro Zambelli hanno infatti accettato l'invito a esporre vasi interdetti all'uso, di cui si potranno però apprezzare forme e intenzioni, tecniche e materiali.

Potenzialmente destinati a contenere fiori, foglie, boccioli e stille d'acqua, questi vasi si possono ritenere dei "recipienti incolmabili" proprio perché non abbisognano di nulla: essi bastano a sé medesimi.

L'intento della mostra è di convertire il concetto del vuoto a rendere in un "vaso a rendere", restituito cioè alla sua dignità di oggetto autosufficiente e autoreferenziale. In questo modo, il pubblico è chiamato a discernere la funzione dall'estetica ma, soprattutto, è costretto anche ad affrontare un "tra-vaso" di senso.

Come il casco per i Kamikaze, anche i vasi potranno finalmente affrancarsi dalle loro convenzioni.