Codici Sostituibili

Venezia - 28/10/2011 : 28/11/2011

La Bugno Art Gallery è lieta di ospitare nei suoi spazi le opere dei due artisti vincitori del Premio Speciale “Bugno Art Gallery” al 5° Premio Internazionale Arte Laguna: Eugenia Cuellar e Vincenzo Todaro.

Informazioni

  • Luogo: BUGNO ART GALLERY
  • Indirizzo: San Marco 1996/d 30124 - Venezia - Veneto
  • Quando: dal 28/10/2011 - al 28/11/2011
  • Vernissage: 28/10/2011 ore 18.30
  • Autori: Vincenzo Todaro, Eugenia Cuellar
  • Generi: arte contemporanea, doppia personale

Comunicato stampa

Codici Sostituibili
La Bugno Art Gallery è lieta di ospitare nei suoi spazi le opere dei due artisti vincitori del Premio Speciale “Bugno Art Gallery” al 5° Premio Internazionale Arte Laguna: Eugenia Cuellar e Vincenzo Todaro.
Marc Augé, antropologo ed etnologo francese, nelle sue indagini sociologiche e nella teorizzazione della “Surmodernità” (neologismo da egli coniato nello sviluppare la teoria dei non-luoghi) ha focalizzato alcuni specifici caratteri della società contemporanea occidentale e metropolitana quali il paradossale incremento della solitudine e della spersonalizzazione dell’ ”io” in relazione alle nuove forme globalizzate di comunicazione e di socialità


Caratteristica primaria della contemporaneità è infatti il carattere dell’ “eccesso” che si manifesta attraverso differenti forme: eccesso di velocità, di movimento, di consumo ed omologazione. Tali presupposti celano una dimensione di generale solitudine esistenziale, in cui al “luogo” (come spazio vissuto e personale) si sostituisce il “non-luogo” (spazio non identitario, relazionale e “storico”).
I non-luoghi sono ad esempio le strutture necessarie per la circolazione di merci e persone (aeroporti, stazioni , metropolitane ecc.), i grandi centri commerciali ed i supermercati: sono in pratica quelle “porzioni” di spazio in cui l’individuo è chiamato ad una fruizione “veloce” ed impersonale delle stesse; sono i nodi e le reti di un mondo senza confini, dove nulla è lasciato al caso ed all’interno dei quali tutto è calcolato e tutto è omologato ed in cui la memoria personale e collettiva spesso non trova appigli. E’ in questa prospettiva che si innestano i lavori di questi due giovani artisti che con linguaggi espressivi e medium differenti si sono interrogati sulle possibilità analitiche ed interpretative di una "cultura" descritta da Bauman come “tutta in movimento, fluida e liquefatta” ed in cui il singolo individuo non rappresenta entità autonoma ed indispensabile, ma è sostanzialmente ciò che è stato definito come "codice sostituibile".
I dipinti di Eugenia Cuellar, selezionati dal progetto Waiting series, descrivono sale d’attesa di aeroporti, stazioni ferroviarie e metropolitane popolate da anonimi e provvisori abitanti per i quali tutte le possibili differenze vengono annullate nella condivisione dello stesso spazio e dello stesso momento, una condivisione "forzata" che paradossalmente conduce alla completa estraniazione. Le sue figure umane, quasi liquefatte e prive di connotazioni identificative, si stagliano come spettri all'interno di scenografie urbane asettiche ed irrealmente riflettenti che paiono rimarcare lo sforzo individuale del lasciare un qualche traccia del proprio passaggio e della propria identità.
Probabilmente ciò che rimarrà sarà solo un riflesso... Vincenzo Todaro è presente con una selezione di lavori (dipinti ed interventi su fotografie vintage) tratti dalla serie intitolata (un)memory. Quando si parla di memoria, si pensa sempre al passato, e nella sua staticità archivistica, appare vincolata al tempo trascorso e all'immodificabile configurazione di ciò che vi è rimasto impresso ( e che si è voluto imprimere). "La memoria - ha scritto P. Janet - ha lo scopo d'ingannare l'assenza ed è questa lotta per ingannare l'assenza a caratterizzarla". L'assenza di cosa? Del presente? Del tempo? Di ciò che si è vissuto e non si vive più? Di ciò che eri o di ciò che sei? È su queste premesse che Todaro sviluppa il suo linguaggio artistico, linguaggio che è propriamente descritto dall'autore stesso come riconducibile ad una "poetica dell'assenza". I suoi soggetti vengono ripescati dal passato, da un passato senza precisi riferimenti temporali e topografici: sono i protagonisti senza nome e senza volto di "vecchie" fotografie (soldati, parroci, famiglie in villeggiatura, scolaretti, ecc.) riportate alla luce dall'oblio del non ricordo. Attraverso un particolare processo creativo queste storie dimenticate riemergono rimaneggiate quasi a volerne accentuarne l'indeterminatezza: il binomio volto-identità viene destrutturato dalla totale eliminazione dei principali tratti caratterizzanti dei soggetti ritratti. Ciò che ora diviene "visibile" è il vuoto assoluto lasciato dall'assenza dei principali riferimenti propedeutici al ricordo, in un ipotetico abbandono della propria " maschera" di pirandelliana memoria...