Circolarità Percorsi tra le performance di Raffaele Curi

Roma - 18/12/2014 : 18/12/2014

Presentazione del libro”Circolarità, Percorsi tra le performance di Raffaele Curi” di Luca Ruzza, Professore di Discipline dello Spettacolo Sapienza Università di Roma.

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Comunicato stampa

Raffaele Curi ha uno sguardo elaborato, costruito su esperienza e immaginazione. Un demiurgo che ridisegna le dinamiche e le regole della performance con un lavoro personale che si costruisce su una visibilità e praticabilità innovative rispetto ai processi identitari cui ci ha abituato la tradizione occidentale. Un visionario che promuove una singolare cultura performativa e composita attraverso rivisitazioni di modalità espressive e rappresentative che hanno caratterizzato in modo peculiare l’universo della modernità

Una pratica che spezza i codici preesistenti rivolgendosi alla ricerca di un’oltranza sempre più avanzata, di una nuova, esasperata, rivisitazione della materialità dell’esistenza e della possibile spettacolarizzazione dei sensi. In questa dinamica, sempre di difficile fruizione e decodificazione, acquista spessore e concretezza la riflessione che nasce dall’istanza di dar voce alla tensione che agita la materia e che mette in scena la spinta ad uscir da se stessi: una peculiare vitalità che, a questa tensione, dà fiato e movimento, per sfidare la quotidianità più banale, verso un’alterità cui è difficile dare nome o forma.
Tradizionalmente esiste la pittura, la scultura, la scrittura, la musica, il teatro, ma cosa succede quando tutte queste arti si sgretolano? Dopo l’espressionismo, il cubismo, l’astrattismo e infine la pop-art e i tagli nella tela, l’arte visiva diventa installazione. Il teatro nasce nell’antica Grecia come strumento magico, una psicanalisi ante litteram, che permetteva alla gente un sentimento di immedesimazione e catarsi. Nel tempo, questa specifica funzione sacra del teatro è andata perduta. Dal Medioevo all’età moderna sacro e profano sono diventati ambiti separati e tra loro non comunicanti. Ma c’è stata un’epoca, il Barocco, in cui sacro e profano, cristiano e pagano, arte e scienza, filosofia ed esoterismo, si sono fusi creando un movimento artistico-culturale intenso e carico d’immaginario. Il Barocco è carico di quello spirito tragico che rifiuta la ragione come unico metro di misura del mondo. Curi, con le sue performance, abbatte il confine tra platea e palcoscenico recuperando il sentimento “barocca” dal fallimento del razionalismo.
Le sue performance sono forma d'arte di non facile definizione (forse potremmo definirle arte esplicitata mediante l’azione"). Questi allestimenti ci obbligano a ripensare al significato contemporaneo del termine “performance”. Il termine compare negli anni Settanta, ma può applicarsi retrospettivamente anche ad eventi e/o operazioni precedenti (fine anni Sessanta) come quelle che fanno capo al gruppo Fluxus, gli happenings, le "azioni" della Body Art. Nei tardi anni Settanta, tuttavia, una seconda generazione di Performance Artists ha rigettato il rigore e la severità della prima Performance Art (che era frutto delle poetiche anti-società di massa sviluppatesi nell'alveo dell'Arte Concettuale) per offrire operazioni più "cross-over". E' il caso dell'attore e performer Andy Kaufman (la cui breve vita è ricostruita nel film Man on the Moon di Milos Forman, 1999), dell'autore ed attore Eric Bogosian, del regista ed autore teatrale Robert Wilson e della cantante Laurie Anderson. Che cosa accomuna questi ultimi? Semplicemente il fatto di aver portato la Performace Art fuori dalle gallerie e dai luoghi deputati all'arte.
Raffaele Curi, si accoda a questa scia di “disertori”, trascinando le sue azioni in luoghi d'eccellenza, lontano quanto dal teatro tanto dal museo. Pone l'accento sull'immediatezza della relazione artista-pubblico per creare un evento artistico che, non prevedibile nelle sue specifiche modalità esecutive, resta unico ed irripetibile. Un'arte che punta sulla relazione pragmatica con la vita e la realtà e che quindi, come loro, è imprevedibile e sempre diversa, indefinibile, appunto. Nello Spazio fisico/mentale/atemporale Raffaele Curi sperimenta il miracolo dell’arte; cleptomane, erotica, libera. Un connubio fertile. Straordinario e unico.


Prefazione al libro”Circolarità, Percorsi tra le performance di Raffaele Curi” di Luca Ruzza,
Professore di Discipline dello Spettacolo
Sapienza Università di Roma