Ceramics – Equivalenze / Verso nuovi canoni

Milano - 20/06/2019 : 15/09/2019

ICA Milano – Istituto Contemporaneo per le Arti prosegue la propria attività e presenta per la stagione estiva due nuovi progetti espositivi che offrono un’originale visione delle tendenze attuali nel campo della ceramica d’arte in Gran Bretagna: Equivalenze (Equivalence) - new work by Julian Stair e Verso Nuovi Canoni (Towards New Canons) - ceramics and contemporary art in Great Britain.

Informazioni

Comunicato stampa

L’intero progetto espositivo segna l’avvio di un percorso, intitolato Ceramics, con cui ICA Milano intende indagare l’utilizzo della ceramica come medium artistico, attraverso una selezione di ricerche che dal Novecento raggiungono la contemporaneità, riconfermando la volontà di mettere in scena le principali urgenze della ricerca artistica attuale nel segno dell’apertura al grande pubblico


Equivalenze (Equivalence) - new work by Julian Stair

Equivalenze (Equivalence) è il progetto più recente di Julian Stair (Gran Bretagna, 1955) e propone una riflessione sulla funzionalità del contenitore in ceramica attraverso il contrasto tra la sua dimensione reale, esperita quotidianamente, e il suo ingrandimento di scala.

Il titolo della mostra sottolinea la relazione dinamica tra le differenti qualità formali dell’oggetto, inteso nella sua purezza di archetipo. Il percorso espositivo, dislocato al piano terra di ICA, accosta, infatti, ceramiche di estrazione domestica di grande formato – simili a vasi e brocche – a un numero equivalente di opere in formato minore, sorrette da mensole a parete.
L’artista spiega così questa scelta: “Aumentando le dimensioni, cambiano il contesto e la percezione di forme ceramiche molto familiari; la ricontestualizzazione di questi oggetti esclude la possibilità di un loro utilizzo, li rende inutili, e consente di considerarli in modo differente. Si presentano nella purezza di forme scultoree, che a loro volta portano a una nuova comprensione dei loro equivalenti più piccoli in mostra”.

La ricerca di Julian Stair ruota attorno alla funzionalità dell’oggetto “vaso”, il cui utilizzo in ambito domestico comporta un’esperienza multisensoriale. Determina infatti un coinvolgimento non solo della vista ma anche dell’olfatto e del gusto, nel momento in cui diventa contenitore di caffè per esempio, ma anche del senso del tatto, entrando in relazione con differenti superfici.

Con questa mostra Stair si concentra sulla dimensione visiva dell’oggetto per indagarne l’aspetto formale riconducendolo all’idea archetipica di vaso: “la mia inclinazione come artista, la mia sensibilità, è cercare di creare forme che riescano ad abbinare le idee a un'essenza”, spiega.
In questo senso, in linea con la ricerca portata avanti dall’artista sulle ceramiche funzionali realizzate a mano e sul loro ruolo nella società, nell’arte e nella cultura di oggi, sceglie di sottolinearne la forma pura e astratta, al di fuori del contesto sociale di utilizzo.

Julian Stair (1955, Gran Bretagna) è considerato uno dei maggiori ceramisti del Regno Unito. A partire dal 1982 ha partecipato a mostre di livello internazionale e le sue opere sono presenti in più di 30 collezioni pubbliche, tra le quali V&A, British Museum, American Museum of Art & Design, Mashiko Museum of Ceramic Art, Museum Boijmans van Beuningen, Kolumba Museum. Tra le sue mostre personali più recenti Quietus: The Vessel, Death and the Human Body, (mima, NMW Cardiff, Winchester Cathedral, Somerset House, Londra, 2012-14), Quotidian (Corvi-Mora Gallery, Londra, 2014-15) ed Equivalence (Corvi-Mora Gallery, Londra, 2018). Da riti di passaggio al gesto quotidiano del tocco di una tazza, il lavoro di Stair celebra le dinamiche di utilizzo della ceramica e il modo in cui essa permea l'esperienza umana, diventandone parte integrante.
A partire dall'antropomorfismo del contenitore fino alla funzione che essa ricopre in svariati contesti sociali, la ceramica si rivela come oggetto animato da una multimodalità, offrendo sempre un coinvolgimento a livello multisensoriale. Le opere di Star passano dal domestico al monumentale, dallo studio alla fabbrica di laterizi. Mettendo in discussione il consumo di arte istituzionalizzato, il suo lavoro elabora invece ciò che il filosofo pragmatista John Dewey ha descritto come la capacità dell'arte di offrire “una completa compenetrazione di sé e del mondo degli oggetti e degli eventi”.
Julian Stair è anche uno dei principali storici inglesi della ceramica e collabora regolarmente con varie testate di settore.

Verso Nuovi Canoni (Towards New Canons) -
ceramics and contemporary art in Great Britain
a cura di Tommaso Corvi-Mora


Verso Nuovi Canoni (Towards New Canons) è una mostra collettiva di sei artisti britannici contemporanei a cura di Tommaso Corvi-Mora (Italia, 1969), che presenta le sue opere in relazione a quelle di altri artisti che hanno scelto la ceramica come medium privilegiato: Sam Bakewell (Gran Bretagna, 1983), Lubna Chowdhary (Tanzania, 1964), Bethan Lloyd Worthington (Gran Bretagna, 1982), Matthew Raw (Gran Bretagna, 1984) e Matthew Warner (Gran Bretagna, 1989).

Il percorso espositivo, dislocato negli ambienti al primo piano di ICA, testimonia la complessità e la vivacità di differenti approcci alla scultura ceramica, accostando opere e pratiche artistiche molto diverse tra loro: gli esperimenti condotti da Bakewell con l’impasto di porcellana Parian, trasformata in piccoli plinti colorati che suggeriscono utopici paesaggi urbani; le opere a parete di Chowdhary che rimandano al contempo al mondo naturale e a skyline futuristici; l’indagine di Corvi-Mora stesso sul ruolo commemorativo e celebrativo del contenitore, condotta attraverso sculture che riflettono sulle migrazioni e i pregiudizi razziali; le ceramiche realizzate in grès porcellanato smaltato da Lloyd Worthington, che apportano una dimensione spirituale e filosofica alla fisicità dell’oggetto; l’esplorazione di Raw delle proprietà fisiche della terracotta, trattata con lo smalto a dello stile bugnato; i vasi neri con coperchio in stile neoclassico meticolosamente realizzati da Warner.

Un dialogo, dunque, tra sei voci della ceramica d’arte contemporanea che pone in relazione ispirazioni arcaiche e visioni futuristiche, predominanza formale e valore funzionale, interesse filosofico e approccio estetico, sulla base di una comune matrice determinata dall’esperienza e da un rapporto di amicizia e stima reciproca. Come scrive Tanya Harrods nel testo di presentazione: “tutti creano nuova arte interrogando vecchie conoscenze e vecchi materiali. Attingono dalla preistoria, dal mondo preindustriale e industriale e dal lontano presente di culture extra-europee. Forse è l'arcaismo che ha portato questi sei artisti trattare l’argilla. Nella manipolazione dell'argilla, come ha osservato Sam Bakewell, si scoprono alcune verità che sembrano essere vicine alla materia prima della percezione".

GLI ARTISTI IN MOSTRA

Sam Bakewell (1983, Gran Bretagna)
Sam Bakewell è nato nelle campagne del Somerset e oggi vive e lavora a Londra. A partire da quando, in tenera età, raccoglieva l’argilla nel giardino di casa e a soli otto anni prendeva lezioni di ceramica a fianco del padre, il suo lavoro ha scandagliato le ampie possibilità formali del mezzo della ceramica. Attraverso una pratica autocritica/autobiografica che spesso chiama in causa una lettura ctonica dell'argilla, l'artista esamina continuamente il ruolo del creatore, degli oggetti prodotti e dei sistemi di valori culturali ed estetici che a loro sono attribuiti. Nella sua recente mostra personale presso Corvi-Mora a Londra, Bakewell ha presentato un gruppo di sculture astratte realizzate in argilla “Parian” che esplorano il passaggio del tempo, i materiali di scarto e l’intensità dei colori. Si è laureato al Royal College of Art nel 2011 e nel 2015 ha vinto la British Ceramic Biennial con una serie di oggetti di carattere devozionale realizzati nel corso di 15 anni, ospitati in una capanna di fango pseudo-sciamanica, costruita con argilla e olio di cocco. Nel 2017 ha scolpito, intagliandole con una motosega, una serie di grandi icone in legno e gesso per il Jerwood Makers Open e nel 2018 ha ottenuto il secondo premio all’European Ceramic Context presso il Bornholm Kunstmuseum, presentando una sfera di capelli in porcellana modellata con uno spillo. Attualmente è Ceramics Resident presso il Victoria & Albert Museum fino a luglio 2019.

Lubna Chowdhary (1964, Tanzania)
Lubna Chowdhary lavora principalmente con la ceramica per creare oggetti scultorei, installazioni e opere architettoniche su commissione per spazi sia pubblici che privati. Nella sua pratica Chowdhary assimila idee e codici estetici unendo mondo Orientale e Occidentale, dando vita a nuove connessioni tra pattern, riferimenti visivi ed entità eterogenee ed esaminando le relazioni che ne scaturiscono. Nel 1990 ha ricevuto il Paolozzi Travel Award e nel 2001 è stata tra i finalisti al Jerwood Ceramics prize. È stata artista in residenza presso il Camden Arts Centre nel 1994 e presso il V&A Museum nel 2017. Le opere di Chowdhary sono state esposte a livello internazionale presso Kochi Biennale (Kerala), Manchester City Art Gallery e Jhaveri Contemporary Mumbai, e sono parte delle collezioni di The Gallery of NSW (Sidney), M+ (Hong Kong), Kiran Nadar Museum (New Delhi) e Jameel Arts Centre (Dubai).

Tommaso Corvi-Mora (1969, Italia)
Dopo alcune esperienze professionali in Italia e Germania, a partire dal 1995 Tommaso Corvi-Mora si è occupato della direzione di gallerie di arte contemporanea a Londra. Dapprima la galleria Robert Prime, che ha diretto con Gregorio Magnani fino al 1999. Nel 2000 ha poi fondato Corvi-Mora, con sede a Kennington nel sud di Londra sin dal 2004. Il roster degli artisti della galleria comprende, tra gli altri, Dominique Gonzalez-Foerster, Roger Hiorns, David Lieske, Jennifer Packer, Imran Qureshi e Lynette Yiadom-Boakye. A partire dal 2013 ha iniziato a integrare la sua passione per la ceramica nella programmazione della galleria, organizzando nel corso degli anni mostre personali con opere inedite di Sam Bakewell, Adam Buick, Simon Carroll, Julian Stair e Sophie Wiltshire. Ha inoltre esposto le opere di artisti quali Colin Pearson, Janet Leach, James & Tilla Waters, Walter Keeler e molti altri. Uno dei suoi interessi principali è stato quello di esporre arte contemporanea e ceramica insieme, creando connessioni formali e concettuali inaspettate tra opere apparentemente distanti.
Nel 2009 Tommaso Corvi-Mora ha iniziato a frequentare i corsi serali di ceramica del Morley College a Londra, e dal 2012 in poi ha mostrato le sue opere regolarmente in gallerie sia britanniche che internazionali. Nella sua pratica il linguaggio e la storia della “Studio Pottery” britannica hanno sempre rivestito un ruolo centrale, impiegando il formato del vaso come principale veicolo espressivo. Tra le mostre alle quali ha preso parte: More Material, a cura di Duro Olowu (Salon 94, New York, 2014); Anima, in collaborazione con Dan Perfect (Rochester Art Gallery, Rochester, UK, 2015); Ceramic and Graphite (Galerie Chert, Berlino, 2015); Making and Unmaking, a cura di Duro Olowu (Camden Arts Centre, Londra, 2016); Blue Black, a cura di Glenn Ligon (Pulitzer Foundation, St Louis, 2017); Vases and Vessels, a cura di Gianluca Longo (David Gill Gallery, Londra 2017); Malevolent Eldritch Shrieking, a cura di Paul Morrison (Aftercliffe, Sheffiled, 2018); Tommaso è stato uno dei vincitori dell’Open To Art Ceramics Award (Officine Saffi, Milano, 2019).

Bethan Lloyd Worthington (1982, Gran Bretagna)
Bethan Lloyd Worthington vive e lavora a Londra. Nella sua pratica esplora tematiche inerenti al paesaggio e allo spazio, attraverso oggetti in ceramica, installazioni, disegni, tessuti, scrittura e libri. Lloyd Worthington attinge spesso a fonti letterarie, storiche e archeologiche, oltre che alla propria esperienza personale. Nel 2019 è stata selezionata dal rinomato programma di commissioni Jerwood Makers Open per la realizzazione di una grande opera in ceramica a parete, corredata da una pubblicazione che intreccia narrazioni sull'abbattimento massivo degli alberi sulle strade urbane, sul colore verde e sulla ghigliottina, con frammenti di poesie e tecniche della ceramica. Il progetto Windswept Baby, realizzato nel 2018 tramite una collaborazione con scrittori e poeti invitati a produrre dei responsi a partire da oggetti museali, è stato esposto al Victoria and Albert Museum di Londra insieme a un libro in edizione limitata. Dopo essersi laureata al Royal College of Art nel 2010, Lloyd Worthington ha partecipato a mostre presso Syson Gallery, Siobhan Davies Studio, Petrie Museum of Egyptian Archaeology, AirSpace Gallery, 2 Willow Road e Red House (National Trust), A.P.T. Gallery, Vulpes Vulpes, Marsden Woo Gallery e “Award” nel contesto della British Ceramics Biennial. È stata inoltre tra i finalisti del Jerwood Drawing Prize nel 2011, è stata Ceramics Resident al Victoria and Albert Museum nel biennio 2016-17 e, sempre nel 2017, le è stato assegnato il secondo premio al John Ruskin Prize.

Matthew Raw (1984, Gran Bretagna)
Matthew Raw vive e lavora tra Parigi e Londra. Nella sua pratica esplora le proprietà fisiche e comunicative dell’elemento costruttivo della piastrella, sfruttando la texture, il colore e il linguaggio per raccontare storie di persone, luoghi e movimenti. Raw spazia da lavori pensati per il contesto galleristico a opere architettoniche, che interessano spazi pubblici, progetti di residenza e vari istituti d’insegnamento.
Attualmente sta lavorando per una mostra personale per The Gallery presso il Plymouth College of Art. La mostra dal titolo Tactile Change aprirà a settembre 2019 e comprenderà lavori site-specific e collaborazioni con la Plymouth School of Creative Arts. Questa sarà la sua seconda mostra personale, dopo aver presentato Clad presso The Ragged School Museum a Londra nel 2017, progetto realizzato grazie a una serie di opere create durante una residenza di sei mesi nella collezione di ceramiche del Victoria and Albert Museum di Londra. L'anno scorso Raw ha lanciato Clay Station alla stazione di Seven Sisters a Londra. Commissionato da Art on the Underground e realizzato in collaborazione con Assemble, il progetto prevedeva la produzione di oltre 1500 piastrelle fatte a mano per realizzare la nuova copertura di un chiosco abbandonato. Matthew sta attualmente lavorando con gli architetti Feilden Clegg Bradley per la realizzazione di un grande murale sulla facciata del nuovo dipartimento di Arts&Humanities dell'Università di Warwick. L’opera, che misurerà 15 metri per 5, è ad oggi il più grande lavoro su commissione dell’artista.
Raw è membro fondatore di Studio Manifold, uno studio composto da nove artisti di base a Hoxton, Londra, costituitosi nel 2010 dopo il conseguimento del Master in Ceramica e Vetro al Royal College of Art.

Matthew Warner (1989, Gran Bretagna)
Laureatosi presso Camberwell College of Arts (UAL) nel 2012, Warner ha ricevuto la borsa di studio biennale del Queen Elizabeth Scholarship Trust per affiancare come assistente l’artista Julian Stair. In seguito, Warner ha lavorato per un altro anno come assistente di Stair prima di aprire il proprio studio nel gennaio 2016. Durante quest’esperienza professionale, Warner ha sviluppato un proprio corpus di opere e ha iniziato a vendere le sue ceramiche nelle gallerie di Londra e dell’Essex. Warner ha vinto il premio Cockpit Arts Clear Insurance nel 2015 ed il Jill Humphrey Springboard Prize nel 2017. Sempre nel 2017 ha presentato la sua prima mostra personale dal titolo Social Objects presso la Contemporary Applied Arts Gallery di Londra. Al momento continua a sviluppare la sua ricerca nel suo studio a South London.

Didascalie immagini, dall'alto:

- Julian Stair, Large Jug, 2018, One slab-built jug, H 93 cm, Dia. 45 cm, Credits Marcus Leith
- Sam Bakewell, Leavings, II (Time for Waste), 2018, Parian, 4.4 x 21.8 x 16.5 cm