Case Chiuse #3 – Nico Vascellari

Milano - 06/04/2016 : 14/04/2016

Nico Vascellari entra nel giardino di Casa Bonacossa, in via Necchi 14, innescando un cortocircuito tra spazio esterno/naturale e spazio interno/ domestico.

Informazioni

Comunicato stampa

Harold Rosenberg, in “Il concetto di azione nella pittura”, sostiene che l’arte come attività che coinvolge l’intero individuo “non nasce da ragionamenti corretti ma dalle contraddizioni della ragione attraverso le ambiguità di una metafora”.
Queste parole si offrono come una sintetica e precisa chiave di lettura dell’arte di Nico Vascellari e in particolare raccontano il processo del suo intervento per questa mostra a Milano nel giardino di casa Bonacossa in cui, come spesso accade, il lavoro diventa significato che prende corpo e rende il visibile metafora per uno spazio altro



Il percorso artistico di Nico Vascellari nasce nella musica, si amplifica nella performance e approda all’arte connettendo ambiti spesso divergenti in maniera istintiva e al tempo stesso profondamente consapevole. Il suo agire si articola nella strenua volontà di addentrarsi nella parte più profonda dell’essere umano, nel cercare di mettere in comunicazione lo spazio intimo dei ricordi e delle emozioni con una fisicità materica, nel ribaltare i piani di visione, di comprensione, nel generare e moltiplicare le possibilità interpretative. Nico Vascellari non offre risposte, attraverso il suo fare artistico continua invece incessantemente a interrogare la sua pratica per scardinare le regole dei giochi. Rivendica ad alta voce una totale libertà d’azione negando confini delineati, linguaggi prestabiliti, pretestuosità citazioniste, logiche scontate, operando al contempo con grande libertà espressiva nella scelta dei media.

Nico Vascellari entra nel giardino di Casa Bonacossa, in via Necchi 14, innescando un cortocircuito tra spazio esterno/naturale e spazio interno/ domestico. Lo spazio interno della casa viene negato al pubblico ma reso parte integrante dell’installazione site-specific esterna.
Lo straniamento, caro a Vascellari, è ulteriormente amplificato da un intervento sulla natura primaverile del paesaggio, in cui lo spettatore si trova in una temporalità onirica e contraddittoria. Il percorso si articola come una caccia al tesoro che è al contempo rito di sepoltura ed esperienza archetipa di ritorno dei corpi alla terra.
Nel giardino, oltre alle installazioni site-specific, un lavoro intimamente autobiografico legato alla perdita del cane della famiglia Vascellari. Accudito fino alla morte si trattava di decidere cosa fare, se seppellirlo in montagna o cremarlo per impedire che fosse mangiato dai cinghiali o da altri animali. Il cane venne cremato, ma l’artista continuò a pensare che in fondo sarebbe stato meglio seppellirlo nella terra sulla quale aveva vissuto e che il fatto di essere divorato dai cinghiali o dai vermi non avrebbe in realtà trasformato l’esperienza della morte, anzi si sarebbe trattato di restituzione naturale degli elementi alla terra.
Il pensiero di questa cremazione è rimasto al centro dei pensieri di Vascellari che ha deciso di lavorare a una nuova serie di sculture in bronzo nelle quali ha unito il rito della sepoltura con quello della cremazione. Ha infatti conservato gli animali trovati morti nelle sue peregrinazioni solitarie nei boschi per fonderli, senza farne un calco, direttamente nel bronzo. Gli animali così vengono bruciati, sciolti e sepolti nel bronzo. Queste sculture che l’artista definisce “classiche” contengono un’energia vitale esuberante, la stessa che possiamo sperimentare quando siamo coinvolti in una sua performance. La naturalità dell’animale è come congelata, o meglio, sospesa in un tempo non definibile, ma straordinariamente connessa con qualcosa di intraducibilmente originario, primigenio, come i resti di Ercolano e Pompei. In questi lavori si condensa l’energia generatrice propria della natura e il moto continuo dell’evoluzione.