Candidi come colombe astuti come serpenti

Informazioni Evento

Luogo
MARONCELLI DISTRICT
Via Maroncelli 12 , Milano, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al

Da martedì a venerdì 15.00-19,00
Su appuntamento +39 335 8403484

Vernissage
27/05/2026

ore 18,30

Generi
arte contemporanea, collettiva

Una mostra composta da una quarantina di opere Naïves di piccolo formato, provenienti dalla collezione Dino Menozzi.

Comunicato stampa

Candidi come colombe
Astuti come serpenti

Inaugurazione: mercoledì 27 maggio 2026, dalle 18.30
In mostra dal 28 maggio al 25 settembre 2026

Li hanno definiti ingenui, sognatori, profeti del passato, primitivi. “Candidi come colombe, astuti come serpenti” inaugura il 27 maggio in galleria Maroncelli 12: una mostra composta da una quarantina di opere Naïves di piccolo formato, provenienti dalla collezione Dino Menozzi.

Il fenomeno dell’arte Naïve è tutt’altro che omogeneo. Come sottolinea Cesare Zavattini (scrittore, sceneggiatore e grande promotore dell’arte Naïve italiana fondando nel 1967 il Museo Nazionale delle Arti Naïves “C. Zavattini” a Luzzara, Reggio Emilia) c’è una fitta presenza di una “pittura idilliaca”, quando “la natura è vista come luogo ideale di pace, di serenità – scrive Zavattini nella prefazione a ‘I Naïfs italiani’ – gli artisti non sono contadini ma impiegati, operai, casalinghe”. La loro è una natura “approssimativa” che manca di “verità vegetale”. Se il pittore è un contadino non è portato all’idillio. “La sua natura è più ricca e vitale – continua Zavattini -, l’insieme è meno vagheggiato e denso di umori terrestri…Siamo davanti a un realismo forte, elementare”. Poi c’è la campagna popolata di streghe e diavoli “… e da qui la trama di un particolare surrealismo rustico, grottesco”. Si parla ancora di una pittura d’aneddoto per i tanti Naïfs che si esprimono con una “pittura episodica con gusto moralistico e satirico”, in equilibrio tra ironia e angoscia. Arte spontanea, pura ma gli autori non sono dilettanti che imitano gli artisti famosi. Sono autodidatti, diversi nello stile ma estremamente originali. Un omaggio alla storia. Negli anni ’60 e ’70, pittura Naïve e Art Brut, in Italia, si sovrappongono, perché il fenomeno dell’Outsider Art non è ancora conosciuto nel nostro Paese. Tanto che autori come Ligabue e Pietro Ghizzardi, oggi artisti di punta dell’Art Brut nazionale, vengono ai tempi considerati pittori Naïf.
Gran parte dei critici dell’epoca concordano su un punto: nel suo complesso l’arte Naïve ci sollecita al recupero della natura, quindi di noi stessi.

Torniamo alla mostra. “Candidi come colombe, astuti come serpenti”, il titolo, ci è stato suggerito dalle parole di Zavattini in un frammento del documentario “Naïf del mondo: Italia”, 1975, di Gianpaolo Tescari. La mostra, oltre a esporre le opere di piccolo formato, tanto caro ai Naïfs (28 gli artisti presentati), offre la possibilità di consultare in galleria diversi volumi e cataloghi dell’epoca. Tutto materiale raccolto e ordinato da Menozzi in una collezione di libri sul tema, rilevata in precedenza dalla galleria. Un particolare ringraziamento va quindi a Dino Menozzi che guidato dal suo fiuto e soprattutto da una forte passione per l’arte, nelle sue incursioni nella Bassa padana, ha fatto incetta di opere e di aneddoti. Un lavoro di ricerca minuzioso che unito al desiderio e alla consapevolezza della necessità di farla conoscere, lo ha portato alla fondazione, nel 1974, della rivista trimestrale “L’arte naïve”, pubblicata fino al 2002.

Per problemi di spazio non entriamo qui nelle biografie dei 28 artisti in mostra. Senza fare graduatorie, sottolineiamo l’originalità stilistica di alcuni particolari autori. Colpiscono le composizioni oniriche di Enrico Benassi (Casale di Mezzani, 1902 – Parma, 1978); l’impronta quasi surreale delle immagini di Mario Bortolami (Voltabarozzo, Padova, 1924 – 2001); le ardite descrizioni dei paesi arroccati sulle colline che fanno da sfondo al ricordo di feste e tradizioni popolari di Giuseppe Gagliano (Centuripe, Enna, 1897 – Catania, 1985); la delicata poesia agreste, resa con minuziosità di segno di Rodolfo Macca (Gualtieri, 1936); l’eleganza formale nel rappresentare strutture urbane di Lina Muzzi (Bologna, 1929 – n.p.); le atmosfere di antichi castelli di Stanislao Ponzi, detto Nello (S. Maria del Piano, Parma, 1897 – 1984); la robusta ed essenziale, quasi aspra, raffigurazione della figura umana di Toni Roggeri (Pieve Modolena, Reggio Emilia, 1927 – 2003); e infine la particolarità nel delineare le persone sempre a capo chino di Serafino Valla (Luzzara, 1919 - Reggiolo, 2014): un modo per esprimere il peso delle vicissitudini patite ma anche umile sottomissione alla divinità.