Cambiamento-Adattamento

Mercato Saraceno - 17/10/2020 : 08/11/2020

Cambiamento | Adattamento pone l’accento su una delle questioni impellenti per il genere umano. Una questione cui non possiamo esentarci di dare una risposta: la necessità di un mutamento sostanziale dei principi che contraddistinguono la nostra civiltà.

Informazioni

Comunicato stampa

Evento espositivo: Cambiamento-Adattamento, mostra fotografica, ConCorso in20
Artisti: Giada Pazzaglia, Antonella Bracci, Giovanni Benaglia, Manuela Campana, Mirella Tozzi,
Vincenzo Stivala, Claudio Turci, Damiano Montalti, Alessandro Ricchi, Michela Mariani, Monia Strada
Chiara Pavolucci e Aldo Romano.
Catalogo della mostra con testo introduttivo di Anton Roca. Edizione Associazione artèco APS, 2020



Sedi della mostra:
Mercato Saraceno
Data: Sabato 17 ottobre 2020
Inaugurazione e presentazione catalogo: ore 10:00 (su prenotazione telefonica)
Luogo: Isola Dolcini, Viale Matteotti 2, Mercato Saraceno (FC)
Visite alle sedi espositive ore 11:30-13:00 – 15:00-17:00
Periodo: 18 ottobre - 8 novembre 2020
Sedi espositive: Isola Dolcini, Spazio Rogai, Casa Fabbrani, Bar, la Pesa, Biblioteca A. Veggiani, Ex Ahena
La mostra osserverà i seguenti orari di apertura:
da venerdì a domenica, ore 14:30-17:00.

Cesena
Data: Sabato 5 dicembre 2020
Inaugurazione: 15:00 (primo turno), 17:00 (secondo turno)
Luogo: Museo dell’Ecologia, Via Pietro Zangheri, Cesena
Periodo: 6 dicembre - 6 gennaio 2020
La mostra osserverà i seguenti orari di apertura: Da martedì a venerdì 15:00 -18:00, sabato, domenica e festivi 10:00-13:00

Gli accessi saranno regolamentati nel rispetto delle disposizioni legate alla pandemia


Mostra a cura di: Associazione artéco APS | Rad’Art Project
www.associazionearteco.eu

Evento espositivo realizzato in collaborazione con:
Comune di Mercato Saraceno – Assessorato alla Cultura
Comune di Cesena – Assessorato alla Sostenibilità Ambientale

Con il sostegno della Regione Emilia-Romagna.

Per info e prenotazioni:
Associazione artéco:
[email protected]
339 243 01 30

[Comunicato Stampa]

Cambiamento | Adattamento

“(…) Assistiamo ad un crollo che rischia di sopraffarci: il cambiamento a cui stiamo assistendo è un cambiamento profondo per quanto radicale e, per certi versi, irreversibile. Un cambiamento che sovverte, sia l’ordine naturale sia l’equilibrio ancestrale, nel trasformarsi il materico in non materico o etereo: il celeste - l’etere nel senso aristotelico - è diventato il terrestre. Quindi, anche il terrestre è immacolato, limpido e, come l’etere, passibile di essere associato alla bellezza e al diffondersi della luce (…)”
Anton Roca, testo introduttivo al catalogo della mostra

Sabato 17 ottobre, alle ore 10:00, si terrà l’inaugurazione della mostra fotografica
“Cambiamento | Adattamento” presso lo stabile Isola Dolcini.
Il percorso di ricerca sul Cambiamento | Adattamento è partito a gennaio del 2020, quando le derive pandemiche erano ancora in divenire. Nato come un’esigenza interiore, il progetto di ricerca è diventato corale grazie al percorso di condivisone e di scambio (ConCorso) sostenuto dagli autori, rimasti sempre in contatto fra di loro, a distanza durante il periodo di lockdown, e, successivamente in modo presenziale nello Spazio Rad’Art di San Romano.
Cambiamento | Adattamento pone l’accento su una delle questioni impellenti per il genere umano. Una questione cui non possiamo esentarci di dare una risposta: la necessità di un mutamento sostanziale dei principi che contraddistinguono la nostra civiltà.
Ci auguriamo di poter essere istigatori del cambiamento attraverso le proprie azioni, ad iniziare da noi stessi, per meglio recepire le opportunità di arricchimento che offrono i cambiamenti.
L’insieme dei percorsi fotografici di ciascun autore vuole essere, più che un esercizio di memoria, come recentemente ha scritto Teju Cole sul New York Times e come si corrisponderebbe al ruolo tradizionalmente attribuito a quest’arte, un canto poetico rispetto alle derive che stanno cambiando le nostre vite ed una reazione ai fenomeni che ci coinvolgono a livello personale e sociale.

Gli artisti e le ricerche fotoghrafiche personali
Le fotografie dedicate da Giada Pazzaglia ai nuovi “referti” incontrati sul lungomare, evidenziano l’inganno dell’adattamento, quasi fossimo in procinto di accettare la loro presenza di forma esteticamente naturale.
L’universo acentrico ricreato dalle fotografie scattate tramite il cellulare da Antonella Bracci, prediligono un approccio microcosmico. Nella passione per il dettaglio che emerge, si percepisce una complessità che crea il giusto contrappunto all’apparente semplicità dei soggetti fotografati.
Giovanni Benaglia, contrariamente a ciò che conosco del suo lavoro precedente, allarga il proprio sguardo aprendosi verso un apparente idillico paesaggio. In realtà le fotografie ci mostrano il luogo di una strage recente che ha colpito le montagne, ma con la freschezza derivante dal viaggio di scoperta. Alla stregua dei primi fotografi “naturalistici” che ritrassero le Alpi agli inizi del XX secolo.
Sempre il paesaggio alpino è quello sviscerato nei minimi particolari dal progetto a quattro mani di Manuela Campana e di Mirella Tozzi. Entrambe, insieme, hanno ritratto il cambiamento che ha determinato la distruzione dei boschi e la moria di alberi a Paneveggio, con uno sguardo sospeso nell’attimo in cui emerge l’urlo improvviso rimasto bloccato in gola. Un impegno, il loro, che tramuta in modo diretto la bellezza contenuta nelle fotografie sulla strage naturale in riflessione acuta e ci fornisce gli spunti per, piuttosto che un adattamento, una rinascita quale reazione antitetica al cambiamento.
Di impegno bisogna parlare nel progetto, complesso ed articolato, di Vincenzo Stivala. Nel suo Deserto rosso restituisce il dramma epocale che ha determinato la fine di una cultura derivante dal rapporto millenario con le piante di ulivo nel territorio del Salento. Attraverso il suo sguardo, le piante di olivo, la terra stessa su cui crescevano, le costruzioni nate dai sassi raccolti nei campi ed i volti e le fattezze delle persone, assumono un valore paritario, non gerarchico. Nella sua storia per immagini, i nomi delle persone, dei luoghi e delle piante convergono in un tutt’uno.
L’atmosfera rarefatta della luce invernale e l’approdo delle carcasse degli alberi trascinati dai fiumi e restituite sull’eterno moto del bagnasciuga dalle onde dell’Adriatico, hanno dato lo spunto a Claudio Turci per ricreare uno scenario di rara bellezza apocalittica. Quasi da giorno dopo, per intenderci. Stranamente animato però, dalle sembianze antropomorfiche con cui le inquadrature curiose sembrano essersi divertite. Compensa la ieratica staticità dei corpi arenati degli alberi, la serie di cinque fotografie sui cespugli aizzati dalla brezza.
Damiano Montalti compie un’operazione dall’intento militante, ritraendo le conseguenze dell’incendio subito dalla Pineta del Lido di Dante nel mese di luglio del 2012. Il suo sguardo si sofferma sul sentimento di perdita e sul rapporto della comunità locale con il bene prezioso della Pineta, ora venuto a mancare. Ne danno fede da un lato, la posa di una corona di alloro e, dall’altro, il tentativo di richiamare la presenza degli alberi con degli improbabili interventi artistici che tingono di un certo patetismo il terribile scenario. Completa, quasi un contrappunto al questo tragico evento, la serie di fotografie dedicate alla schiusa delle uova di pettirosso nel mentre avviene. Non nella chioma accogliente di un albero, come ci si potrebbe aspettare, ma in un sottotetto.
Straniante per quando ludica e ironica la serie fotografica dedicata da Alessandro Ricchi al Signor Pesce Fuordacqua. Per interposta persona, o meglio pesce, il personaggio da lui creato sembra interpretare tutti i possibili desideri, come li proverebbe un outsider, nell’intento di rendersi accettabile agli occhi altrui. In realtà questa perifrasi fotografica è una grande metafora che grava sulle nostre intime difficoltà davanti al bisogno del cambiamento necessario per poter accettare e riconoscere noi stessi.
Sul riconoscimento e la riscoperta del sé, ha concentrato la ricerca Michela Mariani. Il proprio corpo è diventato il ricettacolo della sacralità del rapporto intimo con l’ambito domestico. Nelle tre fotografie di grande formato il corpo appare trasformato per imitazione, come se si trattasse di un contagio dovuto a due fattori: la frequentazione empirica della realtà che, nel dire di Platone costituisce l’idea del senso universale, e la discesa all’essenza stessa (Aristotele) del corpo, nel porsi in relazione con quell’ambito domestico.
Di corpo e di spazio ci parla l’esercizio tassonomico compiuto da Monia Strada, in cui la combinazione tra chimica e luce fa emergere sulla tela la vita. Nello scarto che si verifica tra bisogno interiore e rapporto con la natura, la reattività della luce fa scaturire, svelando all’interno del suo personale ortus conclusus, il configurarsi del continuo cambiamento interiore.
Di svelamenti e, più precisamente, di rivelazioni si occupa il progetto di Chiara Pavolucci, che, nel suo portare la lettura della realtà su di un piano di sperimentazione magica, ci restituisce delle visioni al limite. Forzature che nel nascondere la visione diretta del soggetto esaltano il valore dei diversi piani costitutivi, talvolta attraverso il collimare, talvolta attraverso l’immersivo, e ci conduce su di un piano in cui si verifica un cambiamento percettivo della realtà intrinseca delle cose che diventano altro da sé.
Amor Vacui Flash di Aldo Romano, conclude questo viaggio per visioni con una esternazione viscerale di scrittura poetica, non priva di acume. L’insieme dei 22 componimenti manoscritti, resi in fotografia da Manuela Campana, ancorché si tratti di parole, costituisce un’immagine ben precisa dell’altrove poetico-esistenziale in cui l’autore dimora.

In occasione della mostra è stato pubblicato il catalogo “Cambiamento | Adattamento” edito da associazione artéco APS, che verrà presentato il giorno dell’inaugurazione.