Brigita Huemer Limentani

Venezia - 29/04/2017 : 29/05/2017

Le luci e le ombre che di proiettano sul muro sono un alter ego delle sue opere lavorate con tecnica mista su plexiglass e collage di carta, montate con doppie tavole che movimentano, su più dimensioni, i quadri. Questa è l’ultima frontiera della sperimentazione artistica che Brigita Huemer Limentani ha voluto portare alla sua personale a Venezia.

Informazioni

Comunicato stampa

Le luci e le ombre che di proiettano sul muro sono un alter ego delle sue opere lavorate con tecnica mista su plexiglass e collage di carta, montate con doppie tavole che movimentano, su più dimensioni, i quadri. Questa è l’ultima frontiera della sperimentazione artistica che Brigita Huemer Limentani ha voluto portare alla sua personale a Venezia

Opere concepite negli ultimi anni di attività: “Dopo i soggetti zebre a cui ho lavorato con modalità diverse nel 2015, ho raggiunto maggior affinità e abilità rappresentativa con le linee grafiche a cui oggi affido la descrizione di sensazioni, pensieri e riflessioni.”

Da questo iter creativo prende forma la selezione delle 20 opere in mostra a Venezia dal 30 aprile al 29 maggio nello spazio El Magazen dell’Arte: “Brigita Huemer Limentani è un’artista di profonda sensibilità e in rapida evoluzione - dice il curatore Ermanno Tedeschi – la sua tecnica si è sempre più affinata ed è diventata, in questi ultimi anni in cui la seguo, vera espressione del suo io artistico, con un processo di sintesi e semplicità che sembra astratto, ma non lo è. In realtà è una nuova frontiera di audacia estetica, bella e perfetta, dietro cui si esprimono sentimenti profondi: il ricordo, il senso della vita, i rapporti umani. “

Brigita Huemer Limentani, nata in Austria, newyorchese di formazione e italiana d’adozione, ha da sempre inseguito l’obiettivo di diventare un’artista e ha intrapreso giovanissima un percorso identitario passando dalla fotografia naturalistica alla pittura di figura all’evoluzione in cui i soggetti della natura diventano segni grafici. “La ricerca dello scatto giusto nei miei viaggi mi ha portata ad assimilare i soggetti paesaggistici mettendo in rilevo le forme ricorrenti della natura, linee, onde e curve in cui riconosco una propria spiritualità. La fotografica ha fatto da guida ai miei primi lavori ed è presente, in modi diversi, anche nelle mie ultime opere – racconta la Huemer – Ora mi interessa il senso di responsabilità che abbiamo come esseri umani che vivono in un tempo molto veloce e confuso in cui non sappiamo chi siamo e dove vogliamo andare. Viviamo in un mondo in cui non c’è tempo per fermarsi e vivere con consapevolezza le proprie emozioni e i rapporti umani. Il tempo è diventato un lusso, ma non dovrebbe esser così. Credo che come artista io abbia il privilegio e la responsabilità, di porre attenzione su questi temi.”

Carte, spessori, trasparenze, materie diverse come un puzzle, disegnano in modo deciso una ripetizione di linee perfette, sinuose e in evoluzione, talvolta in fuga dal quadro, altre volte avvolte in sé stesse, altre ancora, lanciate in un doppio visuale grazie alla sovrapposizione di due tavole in plexiglas. Curve che rappresentano solchi, movimenti e le evoluzioni delle emozioni umane, su cui l’artista si concentra. Il pensiero, scritto da cui nasce ogni opera però resta celato e intimo perché l’obiettivo è lasciare chi guarda libero di interpretare “di fronte alle opere, così come alla vita, in fondo siamo soli con le nostre emozioni” rivela Huemer Limentani.

BREVI BIO
Brigita Huemer Limentani è nata in Austria dove hai iniziato il suo percorso di studi e dove ha esposto i suoi lavori tra il 1991 e 1992. Successivamente si è laureata in “Visual Art” a New York, specializzandosi in “fine art” e frequentando anche corsi in psicologia e sociologia. Sono anni in cui Huemer gira per il mondo, lavorando come modella internazionale tra Milano e New York e si appassiona alla fotografia. Inizia a sperimentare tecniche e ad esporre scatti naturalistici. Successivamente passa a lavorare sulla figura umana con ritratti intagliati e realizzati come puzzle, quindi si concentra sull’astrazione delle forme della natura e produce la serie “zebre”.
Partecipa a varie di collettive a Roma nella galleria Edieuropa nel 2006 con Bonalumi e poi con il progetto Die Welle, a Flashback 2013 a Torino, e ad un’iniziativa nella Galleria Mucciaccia di Roma per una raccolta fondi per il terremoto di Amatrice. Successivamente con la curatela di Ermanno Tedeschi espone a Radici nel 2015 a La Morra nelle Langhe, Ricordi Futuri 2.0 al Polo del ‘900 a Torino e Il Segno della Memoria al Parlamento Europeo di Bruxelles nel 2017.

Ermanno Tedeschi nasce a Torino nel 1961, si laurea in legge nel 1984. Le Sue esperienze professionali sono molteplici dalla finanza alla politica e all'arte.
L'arte è stata sempre una sua passione fino da ragazzo quando ha incominciato a frequentare studi di artisti, collezionisti, gallerie e musei in Italia ed all'estero. Tedeschi si è occupato di arte e cultura nel settore pubblico e museale prima come Vice- Presidente della Commissione Cultura del Comune Di Torino, come Presidente dell'associazione amici della Galleria D'Arte Moderna di Torino e dell'associazione Italiana Amici del Museo di Tel Aviv in Italia. Nel 2000 inaugura la prima galleria a Torino con Licia Mattioli attuale Vice Presidente di Confindustria e nel 2004 apre la Ermanno Tedeschi Gallery nella stessa città' ed in seguito espande la sua attività di gallerista a Milano, Roma e Tel-Aviv. Dal 2014 intraprende l’attività di curatore per importanti mostre in spazi pubblici e privati.
Attualmente è curatore dello spazio dedicato al segno e alla scrittura nell'arte moderna e contemporanea nell'Officina della Scrittura di Torino, è, da due anni, direttore artistico della Fondazione Meneghetti e di altri progetti in Italia ed all'estero. Tra le ultime mostre di cui è stato curatore si ricorda La Spiritualità nell'Arte nel Complesso di San Francesco a Cuneo, Ricordi Futuri al Museo Palazzo Mazzetti di Asti, Da'at. I numeri della creazione di Tobia Rava' a Sabbioneta Palazzo Ducale, la monografica di Antonio Meneghetti al Vittoriano a Roma e Our Trash di Francesca Leone alla Triennale di Milano, Il Segno della Memoria, Bruxelles Parlamento Europeo e Ricordi Futuri 2.0 al Torino Polo Museale del 900'. Ricopre diverse cariche all’estero: è impegnato nel comitato artistico di Grand Paris Expreess (nuova metropolitana di Parigi), attualmente è membro del Board dell'Israel Museum di Gerusalemm e Presidente della Jerusalem Foundation Italia.