Blocks. Storie di dialoghi

Palermo - 08/06/2021 : 31/07/2021

Blocks, la collettiva curata da Daniela Brignone – storica dell’arte – e Daniela Brignone – storica – traccia un percorso che tocca storie e coscienze ovunque nel mondo attraverso 54 opere di 28 artisti contemporanei.

Informazioni

  • Luogo: REAL ALBERGO DEI POVERI
  • Indirizzo: Corso Calatafimi 217 - Palermo - Sicilia
  • Quando: dal 08/06/2021 - al 31/07/2021
  • Vernissage: 08/06/2021 no
  • Curatori: Daniela Brignone
  • Generi: arte contemporanea, collettiva
  • Orari: martedì – sabato | 9.30-19.00 (ultimo ingresso ore 18.00) Domenica e festivi | 9.30 – 13.30 (ultimo ingresso 12.30) Lunedì chiuso
  • Biglietti: ingresso libero

Comunicato stampa

La parola “block” in inglese significa “masso”, “interruzione”, “muro” ma anche “insieme” e “tassello”. Ovvero, allo stesso tempo: “limite” e “opportunità”, “separazione” ed “elemento di connessione”. Un termine duale che ben riesce a sintetizzare il tempo che viviamo, fatto di limiti e ridefinizione di insiemi, relazioni, conoscenze, strumenti



Blocks, la collettiva curata da Daniela Brignone – storica dell’arte – e Daniela Brignone – storica – traccia un percorso che tocca storie e coscienze ovunque nel mondo attraverso 54 opere di 28 artisti contemporanei provenienti da varie parti del mondo che con le proprie creazioni denunciano “limiti” e cercano la via per superarli. Un progetto promosso dall’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana insieme al Museo Riso, alla Fondazione e all’Ordine degli Architetti di Palermo e al Rotary eclub Colonne d’Ercole di Palermo.

La mostra, visitabile dal 6 giugno al 31 luglio, è il primo grande evento internazionale d’arte in Sicilia a segnare la #ripartenza e il ritorno in presenza nei luoghi d’arte. Ad accompagnare la collettiva anche un calendario di eventi collaterali: talk, spettacoli, laboratori e visite didattiche dal vivo e online.

Cuore dell’evento sarà l’Albergo delle Povere di Palermo, trasformato per l’occasione in spazio espositivo multidisciplinare per ospitare: quadri, sculture, fotografie, installazioni, video e performance che affrontano da angolazioni diverse e con linguaggi creativi personali il tema dei “blocchi”, dei muri fisici, mentali e sociali. Grazie alla partnership con l’Istituto dei Ciechi di Palermo e con l’Unione Italiana Ciechi, la mostra sarà fruibile con visite guidate anche a ipovedenti e non ciechi (info: 091.540324). Sarà, inoltre, messo a disposizione uno scoiattolo, gentilmente concesso dal Rotary, per consentire le visite alle persone con disabilità motoria.

«Se un tempo la separazione e i muri avevano un significato eminentemente geopolitico – sottolinea l’assessore dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, Alberto Samonà – il mondo, a causa dell’emergenza pandemica, ha oggi scoperto un nuovo “blocco”, che ha costretto tutti entro mura e confini domestici, spingendo ciascuno in una dimensione nella quale l’individualismo e il “distanziamento sociale” si sono sostituiti progressivamente all’uomo e alla sua naturale propensione alla socialità. “Blocks” è il manifesto di un’umanità che può tornare a vivere secondo dimensioni normali, consapevole della propria essenza e dei conflitti che hanno contrassegnato la storia, ma rinata, rigenerata dall’aver imboccato la via per superare quest’ultimo, drammatico, limite».

«L’anno che ci lasciamo alle spalle – spiegano le curatrici – dimostra che l’idea stessa di “limite” ha bisogno di essere aggiornata. Che serve accendere i riflettori su cosa oggi significhi e come questo concetto vada reinterpretato rispetto alle urgenze dell’epoca in cui viviamo e agli equilibri geopolitici del nostro tempo».

«Riapriamo le porte dell’Albergo delle Povere con una mostra internazionale che ci spinge alla riflessione oltre che alla contemplazione delle opere. Quello di cui c’è più bisogno dopo questo periodo difficile e surreale determinato dal Covid 19», aggiunge il direttore del Museo Riso, Luigi Biondo.

Lungo un percorso che comprende 4 sezioni – conflitti, controllo e potere, pregiudizi, dialoghi – gli artisti selezionati esprimono il proprio punto di vista, quello di chi ha vissuto o conosciuto in modo diretto o indiretto il “muro”, lanciando così con forza un messaggio di superamento dei conflitti.

Le quattro tappe diventano dunque una sorta di percorso catartico verso il superamento dei blocchi, verso una nuova prospettiva di libertà e condivisione. Si parte dalla storia e dai “limiti” che hanno radici nel Novecento – le “due Germanie”, il conflitto israelo-palestinese, il Kazakistan post sovietico, il nazismo, la guerra in Iraq, la guerra fredda e la corsa agli armamenti nucleari, la ribellione all’autorità in Cina – per arrivare al controllo e potere esercitato dagli Stati ma anche dal sistema capitalistico e consumistico, fino alle barriere create dai pregiudizi. Temi che oggi assumono anche un significato nuovo e ulteriore, a causa dei limiti e delle chiusure determinate dalla pandemia che ha colpito il mondo intero e dal lockdown. Tutto per giungere al livello più ambito dall’arte: il dialogo.

Sguardi sulla storia che diventano riflessioni contemporanee attraverso l’elaborazione creativa di artisti figli di conflitti atavici come il palestinese Steve Sabella e l’israeliano Eyal Ben Simon, ma anche con la fotografa e video-artist kazaka Almagul Menlibayeva che denuncia l’esecuzione di centinaia di test nucleari nei territori dell’ex cortina di ferro. Analogo valore documentale hanno le testimonianze di Mario Rizzi sull’identità femminile nel mondo arabo, sulla persecuzione delle donne yazide e sul campo profughi di Idomeni. E ancora, il lavoro degli artisti tedeschi, di nascita o adozione, Julia Krahn, Philip Topolovac, Thomas Lange e Uli Weber; le opere della pakistana Maryam Jafri con le sue creazioni-denuncia contro le guerre coloniali di tutti i tempi; o gli scatti del cinese Liu Bolin che fotografa la violenza della globalizzazione; mentre l’italiano Paolo Canevari si scaglia contro i giochi di potere generati dal progresso. Passato e presente si fondono nei racconti del fotografo israeliano Adi Nes, perché ciò che era, permane nella nostra dimensione del vivere, diventano installazioni metafisiche nei lavori di Mateusz Choróbski per raccontare la povertà della sua Polonia, creazioni ipertecnologiche nell’arte dell’italiano Donato Piccolo, o distopiche con l’americano Jon Kessler che si interroga sul futuro. Opere che diventano specchi di un presente sospeso, interrogativi sul valore dell’umanità, inchieste-denuncia contro il potere dei Signori della Rete come nel lavoro di Paolo Cirio. Ma anche un grandangolo su Paesi poco raccontati dai media come la Croazia nelle sue parti più interne e isolate dove restano segni della guerra e dell’abbandono, fotografati da Igor Grubić. Sotto altre forme, il tema del dominio è ancora evidenziato dal lavoro dell’artista americano William E. Jones che testimonia i macabri esperimenti sulla psiche dei cittadini americani autorizzati dalla Cia.

E poi i video, le installazioni sui fanatismi, blocchi cognitivi forti quanto i blocchi della storia. Differenze che diventano conflitti da parte dell’uomo contro l’uomo, in grado di segnare individui e intere generazioni e che in Blocks vengono declinati nei linguaggi dell’arte per diventare elemento di confronto e discussione: dal tema delle migrazioni e delle differenze tra popoli – nelle immagini struggenti dell’artista albanese Adrian Paci come nelle installazioni video del duo artistico serbo Doplgenger e dell’artista israeliana Sigalit Landau – alle questioni di genere – affrontate dal sudanese Hassan Musa con opere che raccontano la condizione femminile nel suo Paese.

All’interno dell’Albergo delle Povere le tappe si fanno dunque percorso di osservazione, provocazione, riflessione ma anche anelito di speranza, invito al dialogo con le opere che chiudono la collettiva: installazioni di alcuni degli artisti già citati ma anche di altri nomi internazionali come la brasiliana Andrea de Carvalho, la georgiana Sophie Ko, l’italiana Valentina Palazzari, e il cubano Osvaldo Gonzáles.

La vita è fatta di momenti di incertezza e di instabilità, rileva Renato Ranaldi, di spazi mutevoli, terreni fertili dove tutto può sconfinare o prendere vita in modo indipendente. E così, i muri casalinghi di Vittorio Corsini, piccolo atomo di un più vasto sistema, diventano il simbolo di tutti i simboli di questa mostra che racchiude la memoria, la cultura, la dimensione etica e gli affetti.

Aprono il calendario degli eventi collaterali, a giugno, due talk organizzati in collaborazione con la Fondazione e l’Ordine degli Architetti e curati da Maria Gabriella Pantalena. Il primo, in programma il 18 giugno, si intitola “L’irriducibile contraddittorietà del muro e le risposte della progettazione ambientale” e vedrà confrontarsi Maria Luisa Germanà, professore ordinario di Progettazione tecnologica dell’architettura e il Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti Francesco Miceli. Il secondo, invece, dal titolo “Muri da costruire e muri da abbattere” avrà come protagonisti personalità provenienti da mondi diversi: l’architetto Stefano Pujatti dello studio ELASTICOFARM e l’ingegnere Pasquale Fedele, inventore di Braincontrol, una gamma di dispositivi e software in grado di aiutare le persone colpite da gravi patologie a comunicare con l’esterno. Il 25 giugno, Pujatti e Fedele proveranno ad immaginare un futuro in cui la tecnologia più evoluta verrà assorbita dall’architettura divenendone parte fondamentale, tanto da indurre e provocare un’evoluzione anche formale.

Dichiarazioni_Note dal catalogo

Alberto Samonà
Assessore dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana

(…) Se un tempo la separazione e i muri avevano un significato quasi esclusivamente geopolitico, oggi, a causa dell’emergenza pandemica, abbiamo scoperto una forma più claustrofobica di “blocco” che, costringendoci spesso dentro le pareti domestiche, annullando l’incontro e il confronto, imponendo coprifuoco e copie surrogate di rapporti sociali, ha spinto ciascuno verso una dimensione individuale in cui vige una sola regola, quella del “distanziamento sociale”, espressione infelice che rende però l’idea di una umanità relegata alla sua brutta copia, sia pure per far fronte, mediante comportamenti concludenti, a una situazione emergenziale. Una sensazione di prigionia, quella provata, che potrebbe portare al convincimento che la realtà sia una muraglia, ormai invalicabile. Per fortuna, però, a consolarci arriva la l’arte, che ci ricorda il gusto per la libertà. E per il recupero della sua dimensione universale. “Blocks”, alla luce di quanto detto, può essere inteso come il manifesto di un’umanità che può e deve tornare a vivere.

Luigi Biondo
Direttore Museo Riso

(…) Lo spirito di Blocks, grande mostra che arricchisce gli spazi dell’Albergo delle Povere di Palermo, credo debba essere questo. La voglia di affermare la bellezza, l’arte, la ricerca di esperienze nuove per i nostri sensi, con l’aiuto delle meraviglie che artisti cosmopoliti e consapevoli del loro tempo ci regalano.

Una sfida dura ma utile, una prova per la nostra mente, per il nostro sentire affranto, provato da uno stato di atarassia troppo lungo che deve essere respinto prima che possa travolgerci e turbarci.

Dipinti, sculture, istallazioni, video che diventano stati dell’anima preziosi per una rinascita attesa da troppo tempo e mai così utile. Ricaveremo sicuramente contattati, nuove esperienze, conoscenze inaspettate che dovranno farci crescere e permetterci di ripartire per un nuovo viaggio più ricco e consapevole alla ricerca dell’essenza di una personalità intesa come sinonimo di spirito e di io dell’età moderna e contemporanea.

Un grazie di cuore a chi ha continuato a credere in questo processo e che non ha mai voluto deporre le armi della pace, della bellezza e della cultura.

Francesco Miceli,
presidente Consiglio Nazionale Architetti

Maria Gabriella Pantalena,
vicepresidente Fondazione Ordine degli Architetti Palermo

(…) I muri esistono ed incrementano la loro presenza in ogni parte del mondo, a volte in maniera visibile a volte in maniera occulta, i muri fisici sono visibili e rendono esplicita l’immane tragedia che la loro presenza procura. Altri, i muri invisibili, li troviamo nelle leggi, negli accordi tra gli Stati, nelle politiche che regolano i rapporti tra territori, nei divieti e nelle barriere ideologiche che alimentano costantemente la vita contemporanea.

I muri sono compatti, solidi, maestosi, spessi, pesanti, imponenti a volte solenni, comunque invalicabili. I muri, però, a volte possono essere scavalcati o oltrepassati è quello che l’uomo ha sempre cercato di fare rischiando la vita per conquistare la libertà.

(…) Ogni volta che si costruiscono muri è importante chiedersi il motivo, l’effettiva utilità e le conseguenze per sé e per altri. È importante munirsi del coraggio di cercare soluzioni alternative e se ciò non è possibile cercare almeno di aprire una finestra nel muro.

La ricerca del muro come elemento positivo è lo sforzo compiuto dall’Architettura nella sua evoluzione storica. Il senso della costruzione muraria riconduce al valore della solidità (firmitas) come elemento della forma costruttiva e come carattere dell’Architettura.

Marcello Sanzo
Presidente Rotary eClub Colonne d’Ercole

(…) Il Rotary eClub Colonne d’Ercole ha fortemente voluto sponsorizzare “BLOCKS” perché ci permette di trasmettere alla collettività i valori su cui si fonda il nostro agire. Ci permette di rendere accessibile un bene fondamentale come l’Arte a chi come me ha delle difficoltà oggettive. E ci permette di fare la nostra parte per migliorare la qualità della vita di tutti perché una società che fruisce liberamente dell’Arte è una società migliore.