Belloc | von Gloeden | Mollino | Gibson
Due mostre: Messi a nudo. Auguste Belloc, Wilhelm von Gloeden, Carlo Mollino e Ralph Gibson. Self Exposed.
Comunicato stampa
Mostra: Messi a nudo. Auguste Belloc, Wilhelm von Gloeden, Carlo Mollino
Sede: Archivio di Stato di Torino, sezione Corte
Date: 9 aprile – 2 giugno
A cura di Barbara Bergaglio
La mostra indaga il tema del nudo nella storia della fotografia attraverso il lavoro di tre figure emblematiche – Auguste Belloc, Wilhelm von Gloeden e Carlo Mollino – mettendo in luce come la rappresentazione del corpo si sia trasformata, nel tempo, da esercizio accademico a ricerca personale, carica di tensioni e di implicazioni psicologiche ed erotiche. Il percorso si apre con ventiquattro stereoscopie di Auguste Belloc provenienti dalla collezione di fotografia erotica del Museo Nazionale del Cinema. L’utilizzo di visori d’epoca restituisce la dimensione tridimensionale originaria delle immagini, permettendo di comprendere come la fotografia stereoscopica abbia trasformato la rappresentazione del nudo in un’esperienza privata e immersiva. Figura centrale della Société française de photographie e autore di importanti trattati tecnici, Belloc applicò la propria perizia ritrattistica anche alla produzione di immagini inizialmente destinate allo studio accademico, poi destinate a una circolazione più intima e domestica. Il lavoro di Wilhelm von Gloeden è documentato attraverso otto stampe vintage e quindici exhibition prints da negativi originali della Fondazione Alinari. I suoi celebri nudi maschili, messi in scena in ambientazioni di ispirazione classica, costruiscono un immaginario mediterraneo idealizzato, capace di alimentare, nell’Europa del Nord ottocentesca, il mito dell’Italia come luogo di innocenza e libertà dei sensi. Nonostante il carattere meno esplicitamente erotico rispetto alla produzione di Belloc, anche l’opera di von Gloeden entrò in conflitto con il moralismo del regime fascista, che portò alla distruzione di gran parte del suo archivio. La rassegna si conclude con trenta Polaroid di Carlo Mollino, provenienti dal fondo conservato presso il Politecnico di Torino, parte di un archivio di oltre 15.000 fototipi. In queste immagini a colori, ritratti femminili costruiti attraverso un raffinato gioco di abiti di scena, pose e trasparenze rivelano la complessa poetica dell’architetto torinese. Erotismo, teatralità e riferimenti alla scultura classica convivono in una ricerca visiva in cui la fotografia diventa strumento privilegiato di indagine sul desiderio e sulla costruzione dell’immagine.
Mostra: Ralph Gibson. Self Exposed
Sede: Archivio di Stato di Torino, sezione Corte
Date: 9 aprile – 2 giugno
A cura di Giangavino Pazzola
Realizzata in collaborazione con Paci contemporary Gallery, Brescia
Attraverso una selezione di settanta opere che attraversano oltre cinquant’anni di carriera, la mostra Ralph Gibson. Self Exposed rende omaggio a uno dei maestri più influenti della fotografia contemporanea: l’americano Ralph Gibson (Los Angeles, 1939). Il percorso espositivo ripercorre l’evoluzione di un linguaggio visivo netto e riconoscibile, caratterizzato da forti contrasti, inquadrature audaci e una tensione costante tra astrazione e realtà. Dagli esordi tra San Francisco e New York negli anni Sessanta, passando per la stagione della celebre “trilogia nera” – con i libri The Somnambulist (1970), Déjà-Vu (1973) e Days at Sea (1974) – fino ai lavori più recenti, realizzati anche a Torino e in Piemonte (2005) e alla serie Vertical Horizon (2016), Gibson ha trasformato il dettaglio minimalista in una narrazione carica di suggestioni. Nei suoi scatti frammenti di corpi, oggetti e architetture assumono una forte dimensione simbolica, dove luce e ombra diventano strumenti di costruzione poetica dell’immagine, invitando lo spettatore a completare il racconto con la propria immaginazione. La mostra è realizzata in collaborazione con Paci contemporary Gallery di Brescia.