Be-diversity. Un’attitudine mentale alle differenze oltre la biodiversità

Trento - 18/07/2015 : 30/09/2015

L’artista Stefano Cagol, per la prima volta nella veste di curatore, entra negli spazi del MUSE per mettere in comunicazione un variegato corpus di opere di affermati artisti internazionali, selezionate per la loro capacità di tematizzare argomenti come la biodiversità, la sostenibilità, l’ecologia, il cibo e il futuro del pianeta.

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Comunicato stampa

L’artista Stefano Cagol, per la prima volta nella veste di curatore, entra negli spazi del MUSE per mettere in comunicazione un variegato corpus di opere di affermati artisti internazionali, selezionate per la loro capacità di tematizzare argomenti come la biodiversità, la sostenibilità, l’ecologia, il cibo e il futuro del pianeta.

Be-diversity, neologismo coniato dallo stesso Cagol durante un intervento lo scorso anno presso la Goldsmiths University di Londra, dà il titolo alla mostra che inaugura sabato 18 luglio e sarà visibile al secondo piano del Museo fino al 30 settembre

“Be-diversity è un termine iconico - commenta Stefano Cagol - che sostituisce la parola bio nel composto biodiversità con ‘be’, essere, aprendo a molteplici letture. Nel progetto ho scelto di presentare opere importanti di colleghi artisti che ho incontrato sul mio percorso. Di immediata lettura, sono metaforiche e con minimi spostamenti di significato aprono a più approfonditi spunti di riflessione sul presente e il nostro futuro, componendo un esteso mosaico. Arte non fine a se stessa, ma capace di dare il suo contributo al dibattito attuale”.

Tra le opere esposte, un intervento di Åsa Sonjasdotter, vincitrice del premio Coal per l’arte ambientale, un film di Oliver Ressler sottotitolato in italiano per l’occasione, una delle prime opere di Christian Jankowski e un’installazione di Wim Delvoye esposta prima solo al Mudam in Lussemburgo.

“I percorsi di conoscenza - sottolinea il direttore del MUSE, Michele Lanzinger - quelli che portano alla consapevolezza e quindi all’azione, non sono sentieri che portano isolati a questo o quel risultato. Non esiste una via biochimica, matematica o naturalistica capace di portare verso una soluzione. Se il metodo scientifico è lo strumento che ci permette di capire e di prevedere i processi del mondo reale, la scelta di un modello da perseguire non procede solo per definizioni o formule. L'esercizio della critica, il riconoscimento di un orizzonte morale, la definizione di uno scenario desiderabile, tutto ciò non è riconducibile alla sola applicazione di algoritmi.

Il superamento di una cultura separata fra cultura scientifica e umanistica è un retaggio da superare a favore di un meticciato capace di dialogo tra fatti e progetti, tra desiderio e plausibilità. Accogliere una sensibilità artistica all'interno di un museo delle scienze è per questo, un esperimento pensato per attivare tutti i sentieri di conoscenza che la cultura sa produrre”.

Secondo un metodo operativo già sperimentato da Cagol, il progetto si sviluppa anche attraverso una piattaforma di discussione. Per tutta la durata della mostra verranno coinvolti ricercatori, curatori, politici, filosofi... invitati ad esprimere la loro opinione in incontri pubblici e in contributi raccolti da remoto. Gli spunti verranno resi disponibili in progress online e all’interno del percorso espositivo, e poi fissati all’interno di una pubblicazione.