BAM on Tour 2019

Torino - 27/09/2019 : 29/10/2019

Biennale d'Arte Moderna e Contemporanea del Piemonte.

Informazioni

  • Luogo: FONDERIE TEATRALI LIMONE
  • Indirizzo: Via Pastrengo 88 (10024) - Torino - Piemonte
  • Quando: dal 27/09/2019 - al 29/10/2019
  • Vernissage: 27/09/2019 ore 18
  • Curatori: Edoardo Di Mauro
  • Generi: arte contemporanea
  • Orari: Today Arte ed Ambiente : un dialogo tra natura e cultura Fonderie Teatrali Limone via Pastrengo 88 Moncalieri

Comunicato stampa

BAM BIENNALE D 'ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA DEL PIEMONTE

Edizione ON TOUR 2019

Today Arte ed Ambiente : un dialogo tra natura e cultura

Fonderie Teatrali Limone via Pastrengo 88 Moncalieri

Inaugurazione venerdì 27 settembre 2019 ore 18.00

Direttore Artistico : Prof. Riccardo Ghirardini

Curatore : Prof. Edoardo Di Mauro

Art Director : Giovanna Repossi Spelta

Contributo teorico del Prof

Massimo Barzagli

Artisti invitati :

Theo Gallino, Corrado Bonomi, Daniele D'Antonio, Stefano Martino, Ugo Venturini, Ornella Rovera, Delia Gianti, Gianni Gianasso, Roberta Toscano, Cinzia Ceccarelli, Monica Garone, Milla Bandiera, Tea Giobbio, Giulia Gallo, Giuseppe Falcone, Silvia Fubini, Fulvio Bortolozzo, Eraldo Taliano, Annarita Serra, Manuela Carrano, Elena Radovix


Sostenitori istituzionali : Città di Moncalieri, Regione Piemonte, Fondazione CRT

Patrocinio : MIBAC Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Accademia Albertina di Belle Arti

Partner : MAU Museo d'Arte Urbana, Azimut la direzione per investire, Agostudio arte grafica contemporanea, FC Studio legale tributario

Inaugurazione : venerdì 27 settembre 2019 ore 18.00
Fonderie Teatrali Limone via Pastrengo 88 Moncalieri

Durata : fino al 29 ottobre per orario consultare il sito www.biennaledelpiemonte.com

Info : +39 3494665091 3356398351 [email protected]


TESTO CRITICO

La poetica artistica del Novecento, a partire dall’avanguardia storica, in questo caso non solo l’organico ed anticipatore Futurismo, ma soprattutto Dada, con l’intuizione oggettuale di Marcel Duchamp, orinatoi e ruote di bicicletta investite di aura artistica dalla forza sciamanica dell’artista e gli assemblaggi di Kurt Schwitters, si è cimentata con una concezione nuova dell’arte, un’arte che fosse in grado di aprirsi al mondo, contaminarsi con il quotidiano tramite l’acquisizione di reperti di realtà secondo la logica dell’ “objet trouvè”. Queste tematiche hanno trovato una diffusione su larga scala, nell’ambito di un concetto e di una pratica di avanguardia “normalizzata” a partire dal secondo dopoguerra. La lunga e composita stagione dell’Informale verteva attorno ad un tema prevalente, quello di un’azione artistica intesa come manifestazione di energia vitale, apertura nei confronti dei fenomeni, dialettica tra interno ed esterno. Il limite comune alla maggior parte di quegli artisti fu di carattere oggettivo, quello di non avere violato, nella maggioranza dei casi, quel tabù bidimensionale che appariva ormai come un limite da superare, stante i presupposti teorici. Presupposti, comunque, estremamente avanzati. Già nella seconda metà degli anni ’50 si sviluppano le linee guida di quella che sarà la successiva stagione del Concettuale. Tra le molte correnti di pensiero fortemente venate di profetica utopia che agitano il dibattito culturale di quegli anni si distingue il Situazionismo di Guy Debord. Predicando un nuovo concetto di arte, svincolata da qualsiasi principio di valore e dall’inserimento in quel sistema borghese che finiva per neutralizzarne l’eversione linguistica, riducendola sostanzialmente a prezioso bene di consumo, merce tra le merci, i Situazionisti sostenevano l’esigenza di un’arte puramente comportamentale, da viversi e consumarsi nel “qui ed ora”, indistinguibile da qualsiasi altra azione esistenziale. In particolare la teoria del “detournement” prevedeva la realizzazione di opere costruite seconda la tecnica dell’assemblaggio di materiali ed oggetti recuperati, scorie tratte dall’opulenza della società industriale e vivificate, fatte assurgere a nuova vita e significanza dall’atto creativo. Nell’eterno gioco di rimbalzi e rimandi che caratterizza il ciclo dell’arte, questi temi si ritrovano “tout court” all’interno del concettuale di matrice “mondana” quello, per intenderci, aperto al contatto con il mondo dell’esperienza, che in Italia ha trovato la sua sublimazione nell’Arte Povera. Già il titolo coniato da Germano Celant per etichettare la sua intuizione critica stava ad indicare la volontà di svalutare il lato “ricco” ed esclusivo dell’arte in virtù dell’impiego di materiali archetipi e primari, lasciati liberi di modificarsi seguendo il loro ciclo naturale di metamorfosi chimica e fisica, alla ricerca di un dialogo tra natura e cultura perseguito anche tramite l’impiego di tecnologie duttili ed elementari come la luce al neon. Con l’avvento del successivo ciclo caratterizzato dall’ingresso in una fase di post modernità i temi relativi ad un utilizzo dell’arte contemporanea come viatico per una migliore qualità della vita hanno assunto, specie nell’ultimo quindicennio, una evidente centralità.
La pratica dell’assemblaggio di scarti della civiltà dei consumi è diventata pratica abituale, da interpretarsi anche alla luce di una più diffusa sensibilità ambientale, vissuta sullo sfondo del sempre più evidente problema di smaltire e riciclare l’enorme massa di rifiuti attualmente prodotta, così come la sperimentazione di nuovi ed inediti materiali plastici e sintetici, in grado di agevolare gli artisti nella creazione di installazioni capaci di combattere ad armi pari una battaglia di immagine nei confronti dell’incessante incedere di patinati simulacri tipici della nostra società caratterizzata, nel bene e nel male, dall’invasività della tecnologia e degli strumenti di comunicazione.
In occasione di questa manifestazione il tema è proprio quello del rapporto tra arte e questione ambientale sviluppato tramite l'impiego di elementi provenienti dall'universo naturale ,di materiali di recupero e, più generalmente, “economici”, tramite cui porsi l’obiettivo di un rinnovamento delle forme del linguaggio.
Oppure tramite l'evocazione simbolica della questione ambientale condotta con gli strumenti della pittura, della fotografia e della scultura, con l'icasticità pura e semplice superata dalla capacità degli artisti di proporre immagini in grado di colpire la sensibilità dello spettatore, inducendolo ad una riflessione in grado di andare oltre la logica delle dichiarazioni non a torto allarmistiche sullo stato del'ecosistema mondiale, talmente frequenti da correre il rischio, tipico della nostra fase di comunicazione invasiva, di azzerarsi in un indistinguibile rumore di fondo che può generare assuefazione e quindi venire percepito distrattamente.
La selettiva selezione ha tenuto rigorosamente contro dei parametri appena citati.
In mostra, con l'allestimento curato da Riccardo Ghirardini , sarà possibile ammirare il lavoro di autori degli anni Ottanta e Novanta, spesso ospiti delle varie edizioni della Biennale, sedici dall'anteprima del 2002 ad oggi, di artisti emergenti e di giovani provenienti dal fertile vivaio dell'Accademia Albertina, con cui la BAM ha firmato una convenzione di collaborazione didattica.
La lunga durata della mostra mi permetterà di integrare questo testo con considerazioni sui lavori esposti, attualmente in fase di definizione.

Edoardo Di Mauro, agosto 2019