Avveduti – Giacomo Briano

Spilimbergo - 13/02/2016 : 05/03/2016

A inaugurare la quinta edizione di avveduti, rassegna d’arte spilimberghese, Giacomo Briano, giovane e poliedrico artista ligure dal ricco curriculum artistico.

Informazioni

  • Luogo: OTTICA VISUS
  • Indirizzo: Via Cavour 39 - Spilimbergo - Friuli-Venezia Giulia
  • Quando: dal 13/02/2016 - al 05/03/2016
  • Vernissage: 13/02/2016
  • Autori: Giacomo Briano
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: dal martedì al sabato 8.30-12.30 // 15.30-19.30
  • Email: info.avveduti@gmail.com

Comunicato stampa

Giacomo Briano
installazione immersiva

opening: sabato 13 febbraio 2016
periodo mostra: 13 febbraio — 5 marzo
dove: Ottica Visus di Vidotto Vania, via cavour 39, spilimbergo, T. 0427 40433
orari di apertura: dal martedì al sabato 8.30-12.30 // 15.30-19.30

A inaugurare la quinta edizione di avveduti, rassegna d’arte spilimberghese, Giacomo Briano, giovane e poliedrico artista ligure dal ricco curriculum artistico

La sua è una installazione ad hoc creata specificamente per gli spazi commerciali di Ottica Visus di Vidotto Vania, sede che ospita fin dalla sua nascita la rassegna, con lo scopo di rendere l’arte un qualcosa di quotidiano. Una installazione che concettualmente molto si avvicina alla rappresentazione teatrale della realtà: sono gli artifici umani a catturare frammenti del complesso mondo esterno, rimanendone attorniati, oppressi, colpiti.

Primo, quindi, dei sei artisti che animeranno gli spazi dell’ottica spilimberghese per tutto l’anno 2016, invitati a far parte della rassegna nel tentativo di avvicinare il pubblico al processo creativo che sottende le logiche dell’arte contemporanea, nella sua reinterpretazione, ciascuno secondo la propria attitudine, differenti tecniche, smodati supporti.

Avveduti 2016, ” tra ordito, trama e motivo grafico”, è un mosaico, un coro polifonico, un concerto che fonde la diversità e la restituisce armonizzata. La trama, la tessitura come filo conduttore, tra ordito e motivo grafico. Il verbo “tessere” deriva dal latino e significa “intrecciare al telaio i fili della trama con quelli dell’ordito, per fare una tela o altro tessuto”, ma anche comporre, come il ragno che tesse la sua tela e, in senso figurato, inventare: tessere un discorso, ma anche le lodi. Trame di un tessuto e di un racconto; fili di un ricamo e della memoria; intrecci di storie, reti di relazioni, legàmi, lacci e nodi che congiungono. Pezzi di vita tenuti insieme, a volte a stento, imposti, con aghi e spilli che, come le spine, trafiggono. Una tessitura che è anche legame con le tradizioni, con il territorio; ne sono affidati valori profondi, valenze antropologiche, sociali, umane. L’atto di creare trame s’identifica con l’atto creativo e diviene ricerca e conoscenza di sé, delle proprie origini e della propria cultura; cordone ombelicale, che è legame inscindibile. Come il significato fondamentale del mito è quello di mettere ordine nelle cose, per uscire dal caos, così i legàmi non necessariamente limitano e costringono, ma, tracciando i confini, offrono ordine, misura e senso; segnano un percorso, rappresentano un appiglio, un approdo, forse. Un non farci perdere la rotta, un essere rete che non è trappola, ma che impedisce la caduta. Un filo, insomma, anche quando invisibile, che è limite infinitamente aperto.
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dal 13 febbraio al 5 marzo . Giacomo Briano
dal 12 marzo al 2 aprile . Nicolas Magnant
dal 7 maggio al 28 maggio . Cristina de Leoni
dal 11 giugno al 2 luglio . Moysa Mosaics
dal 9 luglio al 30 luglio . Ivana Monasso
dal 27 agosto al 17 settembre . Federica Pagnucco

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“Avveduti” si presenta come un esperimento di collocazione di forme artistiche contemporanee fuori dai circuiti tradizionali, una rassegna nella quale i singoli creativi non hanno una connessione unica e limitante con lo spazio espositivo. L’evento dà forma a livelli diversificati di utilizzo dello spazio stesso, poiché fruire dell’esercizio pubblico non implicherà necessariamente la visione della mostra e, allo stesso modo, entrare in contatto con le opere non necessiterà di un’interazione commerciale con la sede espositiva.
La volontà è quella di inserire i progetti, in maniera non invasiva, in un ambito di carattere commerciale, in modo che la visione e la fruizione siano autonome rispetto alle attività quotidiane del negozio che ospita l’evento. Questa operazione trasforma di fatto il pubblico di ‘non addetti ai lavori’ in parte integrante dell’esposizione e l’esercente stesso in un medium culturale, riconoscendo un valore aggiunto alla sua attività, nella scelta di coinvolgere fotografi, pittori, videomaker e creativi all’interno del proprio spazio.
La mostra intende evidenziare la capacità di cambiamento esercitabile dal cittadino tramite la modalità di fruizione del prodotto culturale. Questo porterà per sei mesi ad una continua e mutevole convivenza tra gli aspetti artistico e lavorativo. Rimanendo entrambi indipendenti, saranno allo stesso tempo reciprocamente coinvolti in un continuo mutamento dei significati dello spazio, nel succedersi mensile delle opere, creando, per il pubblico, una costante modificazione della percezione della sede stessa.
Un tentativo, insomma, di ristabilire un legame giocoso e quotidiano tra l’arte contemporanea e la società nelle sue attività più basilari, sulla scia della tendenza mondiale che vuole l’abbandono delle gallerie in favore della collocazione dei progetti artistici più a stretto contatto con la vita reale della città. Un voler quindi diffondere l’arte nel contesto urbano e in spazi inediti, offrendo la possibilità di un contatto sempre più diretto tra pubblico e idee.