Avveduti 2013 – Stefano de Toni

Spilimbergo - 12/01/2013 : 09/02/2013

Appassionato di fotografia da quindici anni, Stefano De Toni ha avuto la sua massima evoluzione passando dall’analogico al digitale, nella ricerca di un percorso che unisse idealmente il proprio lavoro primario, nel campo elettronico, con la passione per la natura e la riproduzione fotografica.

Informazioni

  • Luogo: OTTICA VISUS
  • Indirizzo: Via Cavour 39 - Spilimbergo - Friuli-Venezia Giulia
  • Quando: dal 12/01/2013 - al 09/02/2013
  • Vernissage: 12/01/2013
  • Autori: Stefano De Toni
  • Curatori: Chiara Moro
  • Generi: fotografia, personale
  • Orari: dal martedì al sabato 8.30-12.30 // 15.30-19.30

Comunicato stampa


avveduti 2013 . nessuno è profeta in patria

rassegna artistica di 6 creativi del territorio spilimberghesE


stefano de toni, gianni bortolussi, alfredo pecile, giulio candussio, antonio crivellari, mavi d’andrea.
dal 12 gennaio al 3 agosto 2013 — Spilimbergo, PN, Ottica Visus di Vidotto Vania

a cura di chiara moro
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Esposizione per un pubblico di non soli addetti ai lavori


L’ottica Visus di Vidotto Vania è lieta di annunciare la seconda edizione della rassegna “avveduti

nessuno è profeta in patria” a cura di Chiara Moro, progetto di collocazione di forme artistiche contemporanee fuori dai circuiti tradizionali, una rassegna composta da sei creativi del territorio spilimberghese liberi da una connessione unica e limitante con lo spazio espositivo.


Sciolte le redini che tenevano legati alla radice cristiana della parola e al suo conseguente significato, il profeta incarna, oggigiorno, tutti quei modelli che, magari illusoriamente, ciascuna patria diniega, in una sempre maggiore importazione non solo di menti, fresche o meno che siano, bensì anche di tradizioni, modi d’essere e ispirazioni. Non che il profeta attuale riconosca nel luogo natio un terreno fertile dove far attecchire le proprie idee. Anzi. Sembra vi sia una relazione biunivoca, fomentata da ambe le parti, fulcro del folle desiderio di fare valigie e andare verso lidi apparentemente più floridi. La patria, questo insieme di pillole ingerite fin dalla nascita, non riesce, sé non grazie ai tratti tipicamente materni, a inglobare in se aspettative e sogni audaci. I profeti, seppur alimentati da una sete di miglioria, soffrono della chiusura apparente delle cupole protettive sopra la loro testa. Apparente, dico, perché il luogo natio non nega certo per sua inflessione naturale la sana propensione a crescere, anzi, presenta tutte le caratteristiche essenziali per ampliare conoscenza, ragione e responsabilità. Il profeta é portatore di parola, di innovazione e di sogno. Il suo vaso è aperto, non conserva ma trabocca di “nuovo”. E la sorpresa del nuovo, seducente, porta con sé l’incredulità, l’invidia, il sospetto, il pregiudizio. Il profeta, parallelamente Edipico, è destinato a uccidere la propria patria, involontariamente condizione necessaria a dar vita a una visione tanto più condivisibile quanto forzatamente sradicata, sia dal luogo di fruizione finale sia dall’ambiente dove vi si pone. Come un figliol prodigo, viene rivestito dell’aura di importanza che solo il lontano riesce a donare, ma conserva inalterate tutte quelle caratteristiche tali da farlo sentire esule in patria.