Arturo Barbante – Tematiche e Opere per il Iazz

Vittoria - 09/06/2013 : 30/06/2013

Le opere esposte consistono in acrilici su tela di grandi dimensioni, acrilici su carta e cartone, acquarelli, tecniche miste.

Informazioni

  • Luogo: CONVENTO delle GRAZIE
  • Indirizzo: Via Principe Umberto 232 - Vittoria - Sicilia
  • Quando: dal 09/06/2013 - al 30/06/2013
  • Vernissage: 09/06/2013
  • Autori: Arturo Barbante
  • Generi: arte contemporanea, personale

Comunicato stampa

Barbante, le tematiche, il jazz
Due personali del pittore Arturo Barbante saranno inaugurate domenica 9 giugno 2013 a Vittoria: una, dal titolo “Tematiche/Opere 2007-2013” sarà ospitata nella sala mostre del Convento delle Grazie, in Piazza del popolo; l'altra, “Opere per il Jazz”, nel ristorante “Né picca, nè assay” di Giarratana, in Via Rosario Cancellieri, 114.
Entrambe resteranno aperte fino a domenica 30 giugno 2013, con il seguente orario: 10-12 / 17-21. Le opere esposte consistono in acrilici su tela di grandi dimensioni, acrilici su carta e cartone, acquarelli, tecniche miste


Le mostre, che si avvalgono del patrocino del comune di Vittoria, del Vittoria Jazz Festival e del Sicily Jazz Music, sono state allestite dall'architetto Giacomo Sortino e curate da Luciano D'Amico e Amedeo Fusco.
Scrive il sindaco Giuseppe Nicosia nel dépliant di presentazione delle due personali: “Sono onorato di ospitare a Vittoria una personale di Arturo Barbante, artista di lungo corso, ideatore e al contempo artefice di iniziative di grande spessore culturale. Barbante è un maestro che ha fatto del forte legame con il territorio l’humus della sua creatività. Alcune delle sue realizzazioni – una su tutte, il corteo di Re Cucco, che negli anni '80 trasformò Scoglitti in un teatro sotto le stelle – sono rimaste incastonate come pietre preziose negli annali della nostra città, che ora è lieta di accogliere la sua esposizione, organizzata in concomitanza con il Vittoria Jazz Festival. Le opere, che saranno esposte nella splendida cornice del Convento delle Grazie, parlano della passione di un uomo che nella pittura, e più in generale nelle arti figurative, ha trovato la propria cifra linguistica. Oltre alle tele che raffigurano i più disparati aspetti della vita, dalla ritualità del pranzo alla partita a carte tra amici, la mostra comprende una sezione dedicata specificamente al jazz e ospitata nel ristorante “Né picca nè assay” di Via Rosario Cancellieri. Legare il festival ad una mostra che lo celebra è certamente un’operazione suggestiva; se poi l’inno al jazz porta la firma di Arturo Barbante, allora il successo è assicurato”.
“Arturo Barbante – è il critico Rosario Sprovieri che parla – è figlio della terra dei cantastorie e attraverso la sua arte, alla maniera dei Trombadour e dei Jongler, ci racconta storie tratte dal quotidiano, che eleva a scene espressive cariche di simbologia. Nei suoi contesti c’è una puntigliosa drammatizzazione del reale che appassiona e coinvolge completamente ogni pubblico. Grande e magistrale la melodia degli arpeggi su tela, per mezzo della versatilità della sua arte; in-canta, colora versi, osserva, crea e scandaglia, poi fissa immagini, che suscitano pathos e intense suggestioni. Il pittore posa sapientemente i colori, attraverso pennellate nate dai tormenti dello spirito, agita e anima superfici che trasudano emozioni, affiorano istanti e temi di un tempo ordinario che prima seziona con sapienza nella propria mente, poi abbozza e ne completa il ricamo con estrema cura, annotando sonorità sui pentagrammi delle sue pitture. In Barbante ricorrono temi e motivi antichissimi, ricompaiono segni che riconducono a grandi artisti del v° secolo a. C., ai pittori di Charon e di Timokrates, al pittore di Achille, ai loro Lékythoi. L’azione è quasi in rilievo, appaiono efficaci sottolineature, spiccano l’importanza del gesto e le molteplici figure allungate, c’è una reiterazione di quei caratteri innovativi e emozionanti, che segnarono la massima espressione dello spirito classico e che, proprio grazie a quelle nuove figurazioni passionali e alla ricchezza delle visioni scenografiche, aprirono il varco alle romantiche inquietudini dell’età barocca”.