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Bari - 02/12/2014 : 02/12/2014

La videoarte approda eccezionalmente al cinema e in Puglia porta il marchio Circuito D’Autore di Apulia Film Commission, da un’idea di Maria Paola Spinelli.

Informazioni

Comunicato stampa

martedì 2 dicembre c/o

ABC Centro di cultura cinematografica Bari
Opera Barletta
Db d’essai di Lecce

La videoarte approda eccezionalmente al cinema e in Puglia porta il marchio Circuito D’Autore di Apulia Film Commission, da un’idea di Maria Paola Spinelli. Grazie a una nuova esclusiva collaborazione con Palazzo Grassi – Punta della Dogana – Pinault Collection, la serata del 2 dicembre le sale ABC di Bari, Db d’essai di Lecce e Opera di Barletta proporranno al loro pubblico tre diversi lavori di tre video artisti contemporanei, prestati eccezionalmente dalla Pinault Collection al Circuito D’Autore

A partire dalle 21.00, in contemporanea in tutte e tre le sale, saranno proposti i lavori “A Declaration” di Yael Bartana (2006), “Faezeh” di Shirin Neshat (2008) e “O Século” di Cinthia Marcelle & Tiago Mata Machado (2011): a introdurli ci saranno i critici Marilù Di Tursi (a Bari), Giusi Caroppo (a Barletta, dove è assessore alla cultura) e Valeria Raho (a Lecce). L’ingresso è gratuito.

Occasione preziosa per appassionati dell’arte contemporanea, ma anche per neofiti del genere che in questo appuntamento potranno scoprirla e apprezzarla sul grande schermo, la serata del 2 dicembre offrirà una panoramica d’eccezione su alcune espressioni artistiche intensamente legate alla contemporaneità e ai paesi di origine dei quattro artisti, la maggior parte dei quali è fortemente toccato da situazioni di conflitto (è il caso dell’israeliana Yael Bartana) o da condizioni femminili problematiche (come accade all’iraniana Shirin Neshat) o ancora dal confronto con una modernità complessa e caotica (espressa nei video dei brasiliani Cinthia Marcelle e Tiago Mata Machado).

Nata nel 1970 a Kfar Yehezkel, Yael Bartana è una delle più importanti videoartiste israeliane, attiva oggi tra Tel Aviv e Amsterdam. Profondamente segnata dal conflitto che oppone lo stato di Israele a quello palestinese, con A Declaration (2006) propone una riflessione critica e poetica sulla questione dei simboli nazionali e sull'utopia di uno stato diviso. Sulla roccia di Andromeda, al largo di Jaffa, sventola la bandiera israeliana. Un uomo si avvicina remando su una piccola imbarcazione: ricorda i pionieri del passato e trasporta sulla barca un giovane ulivo. Arrivato alla roccia, incarnazione di una terra promessa da raggiungere, l'uomo sostituisce la bandiera con la pianta simbolo della pace e della riconciliazione e si ferma meditabondo al suo fianco. Il rimando al movimento dei pionieri degli anni venti e trenta del Novecento è importante: si configura come riferimento formale ai film di propaganda degli anni trenta (ricorso ai primi piani, leggero slow motion) e implica, attraverso la regia della scena, una "denazionalizzazione" simbolica del territorio a opera della figura eroica (ed eminentemente nazionalista) del pioniere.

Nata a Qazvin, in Iran nel 1957, Shirin Neshat parte per gli Stati Uniti nel 1974 per studiare arte. Solo nel 1990 farà ritorno nel suo paese d'origine, dove resterà scioccata dalle conseguenze della rivoluzione islamica sulla condizione delle donne. Questa esperienza segna una svolta essenziale nella sua carriera.
Faezeh (2008) nasce dall'adattamento del romanzo Donne senza uomini, scritto dalla compatriota Shahrnush Parsipur nel 1998. Il libro (alla cui pubblicazione tutte le opere dell'autrice sono state messe all'indice) è costituito dalle storie di donne dai destini diversi ma le cui vite si intersecano nel corso dell'estate del 1953, anno del colpo di stato che ristabilisce il potere dello scià. Proiettato in formato cinemascope, Faezeh fa parte di una serie di cinque video sull'opera di Parsipur. In Faezeh una giovane tormentata da ricordi dolorosi erra in un paesaggio fantasmagorico, in cui sarà testimone del proprio stupro. Il senso di alienazione è sottolineato dai mormorii in farsi, tradotti in maniera solo frammentaria.

Taglio diverso per Cinthia Marcelle e Tiago Mata Machado, nati a Belo Horizonte in Brasile, rispettivamente nel 1974 e nel 1973.
La ricerca artistica di Cinthia Marcelle parte da elementi presi da spazi urbani o da contesti naturali. Il suo lavoro ha partecipato a numerose biennali e vinto prestigiosi premi in tutto il mondo.
Tiago Mata Machado è un critico cinematografico, videomaker e regista, il suo film più importante Os Residentes è stato presentato al festival di Berlino nel 2011.
In O Século (2011), in una strada apparentemente tranquilla, viene lanciato fuori dell’inquadratura un oggetto al quale seguiranno molti altri che frantumandosi e accumulandosi per terra riempiono lo spazio, creando un vortice caotico e astratto che man mano diventa sempre più grande e in cui oggetti di diversa natura rocce, stivali, caschi, uniformi, manici di scopa, pneumatici, secchi, elettrodomestici arrivano sulla superficie in un flusso che si converte, immediatamente, in qualcosa simile a un rudere, a una rovina.
Una deflagrazione dello spazio, una riflessione astratta sul secolo contemporaneo così caotico e così pieno di contraddizioni e paradossi.