Art Enclosures 2011

Venezia - 24/10/2011 : 06/11/2011

Victoria Samuel Udondian nigeriana e Tamlyn Young sudafricana sono state selezionate lo scorso aprile, tra gli oltre 145 giovani artisti, dal comitato scientifico presieduto da Simon Njami, curatore, scrittore e studioso dell’Arte Africana di fama internazionale che ha curato nel 2007 il primo Padiglione Africano della Biennale di Venezia.

Informazioni

  • Luogo: CASA DEI TRE OCI
  • Indirizzo: Fondamenta delle Zitelle, 43 - 30133 Giudecca - Venezia - Veneto
  • Quando: dal 24/10/2011 - al 06/11/2011
  • Vernissage: 24/10/2011 ore 18
  • Autori: Victoria Samuel Udondian, Tamlyn Young
  • Curatori: Mara Ambrožič
  • Generi: arte contemporanea, doppia personale
  • Orari: Martedì-Domenica 10 am - 6 pm Lunedì chiuso
  • Biglietti: ingresso libero

Comunicato stampa

Il progetto ideato e prodotto dalla Fondazione di Venezia per favorire la conoscenza, lo scambio interculturale e la promozione delle opere di giovani artisti africani emergenti, è giunto alla sua quarta edizione e rappresenta uno degli esempi più riusciti delle residenze d’artista realizzate in Italia.

Victoria Samuel Udondian nigeriana e Tamlyn Young sudafricana sono state selezionate lo scorso aprile, tra gli oltre 145 giovani artisti, dal comitato scientifico presieduto da Simon Njami, curatore, scrittore e studioso dell’Arte Africana di fama internazionale che ha curato nel 2007 il primo Padiglione Africano della Biennale di Venezia



Le opere e i progetti che le due artiste hanno prodotto si distinguono per la sensibilità e responsabilità con la quale pongono interrogativi sulle dinamiche sociali, commerciali e culturali proprie ormai di un contesto globale. In misura maggiore rispetto alle precedenti edizioni, i lavori di Victoria Samuel Udondian e Tamlyn Young riflettono sulla necessità di reinventare i percorsi individuali, le usanze e abitudini collettive nonché sull’urgenza di cambiare il nostro rapporto nei confronti dei beni materiali per poter recuperare, almeno in parte, un atteggiamento culturale e civile determinante per il riconoscimento e il funzionamento di una comunità.

La mostra, curata da Mara Ambrožic, si articolerà in una serie di progetti e mappe interattive, performance, abiti realizzati ad hoc e fotografie, che affronteranno il presente con uno sguardo tagliente, incurante delle gerarchie comuni e delle divisioni di classe, delle differenze tra oggetti di lusso e tra quelli comuni, uno sguardo, che sembra invitare a praticare relazioni eticamente orientate. I progetti si presenteranno come una costellazione di “esercizi di responsabilità”, racconteranno del grande valore che è insito nella creazione artistica e nella ricerca di una possibile coesistenza di forme ed espressioni individuali e collettive diverse.

Il ciclo di residenze Art Enclosures, che in questi anni ha cercato di generare un’arena sperimentale e di supporto ai giovani artisti internazionali, quest’anno si presenta pertanto con una mostra di due giovani artiste, che punteranno il dito contro il degenerante processo di mercificazione e omologazione globale e proporranno una virata verso una maggiore sensibilità politica, culturale e sociale.

Le artiste, durante il loro soggiorno hanno potuto usufruire degli atelier e dei laboratori della Facoltà di Design e Arti dell’Università Iuav di Venezia mentre un’intensa attività di tutoraggio è stata offerta loro attraverso la collaborazione con l’Associazione E che, grazie ad un ricco programma di appuntamenti concepiti appositamente e iniziative mirate, ha garantito loro numerose occasioni di incontro e confronto con artisti, studiosi ed esperti del settore, gli assidui contatti con la comunità artistica locale inoltre ha favorito connessioni concrete con il tessuto culturale della città costituendo per le giovani artiste un momento di crescita e di intensa ricerca artistica.

Il progetto Art Enclosures è stato avviato nel 2008 e sono già stati ospitati sei artisti: Evarist Fabian Chikawe (Tanzania), Mambakwedza Mutasa (Zimbabwe), Samuel Githui (Kenia), Victor Mutelekesha (Zambia), Jabulani Maseko (Repubblica Sudafricana) e Kiluanji Kia Henda (Angola). Fino all’anno scorso sono state realizzate 3 mostre in spazi istituzionali di rilievo e 37 sono le opere complessivamente prodotte, con l’aggiunta delle opere realizzate in questa IV Residenza, verrà preparato un catalogo che raccoglierà tutti i lavori di questi primi quattro anni di attività

Come per le altre residenze, anche in questa edizione una delle opere entrerà nella collezione della Fondazione contribuendo a lasciare un segno tangibile del lavoro delle artiste in città.

Durante il periodo di apertura della mostra verrà promossa in collaborazione con il servizio Senza Dimora del Comune di Venezia la campagna SOS Coperte, una raccolta di coperte per aiutare le persone che vivono in condizione di povertà estrema nella nostra città.
Si invitano dunque i cittadini, dal 25 ottobre al 6 novembre 2011 dalle ore 11.00 alle 18.00, a consegnare le coperte presso il palazzo dei Tre Oci alla Giudecca dove sarà a disposizione un operatore del servizio.

LE ARTISTE E I PROGETTI

Victoria Samuel Udondian è nata nel 1982 a Lagos, in Nigeria, dove vive e lavora. Dopo gli studi in pittura conclusi presso le Università di Uyo e Nsukka in Nigeria, partecipa a diverse manifestazioni culturali nigeriane e africane, vincendo tra gli altri l’International Arts and Culture Award organizzato dalla Ohio State University di Columbia e la National Gallery of Arts di Lagos.

Il lavoro di Victoria Samuel Udondian si articola attorno al tema della contaminazione culturale e dell’intreccio continuo delle tradizioni contemporanee, che si rendono visibili soprattutto nelle trame dei tessuti. Infatti, come dimostrano gli studi di Alois Riegl, ripresi a Venezia dallo studioso Sergio Bettini, è sin dall’epoca persiana che le stoffe e i tappeti filati a mano, sono la manifestazione propria della sensibilità culturale delle genti, che attraverso la filatura tramandano storie, speranze, memorie e, molto spesso, testimoniano l’esistenza di gerarchie sociali e indicano con una certa precisione gli orientamenti politico-economici di una società. Il tessuto, dunque, che si fa abito, è uno dei principali mezzi espressivi che l’artista nigeriana adopera nella costruzione delle sue cerimonie e performance, in cui i capi da lei c reati assumono connotazioni diverse e attraversano con disinvoltura critica le epoche e le zone geografiche più disparate.

Il capo usato, la tessitura e i metodi di cucito si caricano nel lavoro di Victoria Udondian di una forte componente etica e sociale; diventano i mezzi per investigare lucidamente il contesto, l’ambiente, la storia delle culture e delle loro attività tradizionali.

Per Art Enclosures l’artista si propone di realizzare una collezione di indumenti, i quali verranno cuciti utilizzando sia tessuti recuperati presso le associazioni di volontariato che raccolgono e distribuiscono beni ai meno fortunati che tessuti della tradizione veneziana. Per la realizzazione della collezione l’artista ha analizzato le tecniche e la fattura dei tessuti presenti nei diversi musei veneziani.

Tamlyn Young è nata nel 1978 a Johannesburg in Sud Africa, dove vive e lavora. Formatasi presso il dipartimento di scultura della Durban University of Technology e presso la scuola di illustrazione Mphil-Visual Arts della Stellenbosh University di Matieland in Sud Africa, incentra la sua ricerca sullo sviluppo di progetti interdisciplinari, che indagano le interconnessioni tra i nuovi media, l’antropologia e l’etnografia, con l’intento di fornire degli strumenti creativi che possano stimolare l’apprendimento nei processi educativi e di formazione.

Il progetto che sta sviluppando durante il periodo di residenza prende spunto dalle pratiche condotte dai “Situazionisti” negli anni Sessanta, applicando la teoria della psico-geografia e della deriva urbana come possibile metodo per indagare la città di Venezia, intesa come organismo vivente, abitato da una molteplicità di persone, che esperiscono la quotidianità veneziana, la sua geografia e la storia secondo modalità percettive differenti.

Il riferimento all’opera letteraria di Italo Calvino, in particolare al capitolo “Valdorada” del romanzo “Le città invisibili”, rappresenta per l’artista una possibile chiave di lettura del contesto lagunare e diviene così il riferimento per la costruzione di una narrazione visiva e orale che Tamlyn Young porterà a compimento nelle opere in mostra. La necessità di tessere relazioni durature con le persone coinvolte si prefigura fondamentale per poter concretizzare, detto con le parole dell’artista, “un diario collettivo e una mappa diversa della città, fatta da racconti, fotografie e mappe psico-topografiche” al fine di comporre un’installazione scultorea multimediale volta a coinvolgere anche giovani studenti e liceali.