Armida Gandini – Storie

Cremona - 12/04/2014 : 30/04/2014

Il progetto di Armida Gandini per il CRAC, è ispirato al Decameron di Boccaccio che vede protagonisti sette giovani ragazze e tre ragazzi. La cornice è quella della campagna fiorentina, in cui i dieci protagonisti si rifugiano per sfuggire alla peste.

Informazioni

Comunicato stampa


"Delle mille esperienze che facciamo, riusciamo a tradurne in parole al massimo una e anche questa solo per caso e senza l’accuratezza che meriterebbe. Fra tutte le esperienze mute si celano quelle che, a nostra insaputa, conferiscono alla nostra vita la sua forma, il suo colore, la sua melodia" Pascal Mercier

Il progetto di Armida Gandini per il CRAC, è ispirato al Decameron di Boccaccio che vede protagonisti sette giovani ragazze e tre ragazzi. La cornice è quella della campagna fiorentina, in cui i dieci protagonisti si rifugiano per sfuggire alla peste

In STORIE ritorna la metafora della cornice in chiave simbolica, quella della scuola collocata nel territorio cremonese. I dieci ragazzi sono ex studenti del Liceo Artistico, che si ritrovano per trascorrere una notte nei locali della scuola in compagnia dell’artista.
La fase più importante del progetto coincide con il laboratorio notturno, qui inizia Storie, il racconto del racconto vissuto, inteso come occasione per creare una relazione tra i ragazzi, la scuola e la città nei suoi itinerari di vita abitata. Raccontarsi è partecipare, attribuire un significato alle esperienze passate, entrare in relazione con l'altro, condividere la propria storia privata e pubblica, far emergere delle problematiche per testimoniare delle esistenze, narrare una geografia umana e fisica.
Durante la notte le parole scorrono, si racconta della propria città e della propria generazione: storie molto popolari, di tutti i giorni, ma anche molto intime, di esperienze, aspirazioni, amori, le avventure che ci riserva la vita, gli inganni, gli scherzi del destino. Una fetta di umanità, dieci caratteri contemporanei con le esperienze che ognuno si porta dentro, diverse per ognuno, ma collegate dal fatto di vivere nello stesso tempo, nella medesima Italia, le sorti di una generazione, quella dei ventenni alla ricerca di un rifugio (non di peste si tratta, ma di una forma di senso d’impotenza ...).
L'istallazione finale diventa la restituzione dell'esperienza, di ciò che rimane dei respiri, del cibo consumato e delle voci. Lo spazio espositivo è utilizzato come cornice, diventa inaccessibile perché le aperture sono “murate”, una feritoia riconsegna allo sguardo i resti della sosta, un impianto sonoro diffonde le voci registrate e documentate durante la lunga notte trascorsa insieme.

Armida Gandini (Brescia, 1968)

Da sempre il tema dell’identità è al centro della sua indagine e occupa un posto di primo piano nei suoi lavori, che si sviluppano mediante linguaggi diversi come la fotografia, il disegno, l’installazione e il video. Nei suoi progetti attuali è predominante la relazione con l’altro, l’auto-rappresentazione, la ricerca dell'alter ego, anche legata alle correnti dinamiche dei social networks, che comportano una necessaria ridefinizione dei rapporti sociali. Rimane costante, fin dal progetto Il bosco delle fiabe (2000), il rapporto con la letteratura e con il cinema, che ha rappresentato nel tempo una suggestione importante e dialettica.
Le opere di Armida Gandini sono state presentate in mostre personali tra cui Alice nel labirinto, Pianissimo Contemporary Art, Milano - Gli asini non volano, Fabio Paris artgallery, Brescia - Crepi il lupo, Galleria 41 artecontemporanea, Torino - La fiaba soave della memoria, Galleria Studio 34, Salerno - Noli me tangere, l’Ozio, Amsterdam - Veux-tu jouer avec moi? con Salvatore Falci, Galerie KOMA, Mons, Belgio - e rassegne in Italia e all’estero come la Biennale internazionale di fotografia, Brescia; Art Centre della Silpakorn University, Bangkok; Fest of Animation and Media-Art Linoleum, Mosca; Mart, Museo di Arte contemporanea, Rovereto; Disturbi e disordini, Biennale di video fotografia di Alessandria. Sono presenti in alcune collezioni private e pubbliche tra cui il MAGA di Gallarate, la Fondazione Boccaccio di Certaldo (Fi), Premio Combat di Livorno, Museo Laboratorio di Citta Sant'angelo (Pe), MAC di Lissone.