Antropotecniche

Modena - 13/09/2019 : 02/11/2019

In occasione di festivalfilosofia 2019 Metronom presenta la mostra collettiva Antropotecniche.

Informazioni

  • Luogo: METRONOM
  • Indirizzo: Via Carteria 10, 41121 - Modena - Emilia-Romagna
  • Quando: dal 13/09/2019 - al 02/11/2019
  • Vernissage: 13/09/2019 ore 19
  • Generi: arte contemporanea, collettiva
  • Orari: martedì-sabato 14-19 e su appuntamento Aperture straordinarie in occasione di festivalfilosofia Venerdì 13 settembre ore 11.00 – 23.00 Sabato 14 settembre ore 11.00 – 23.00 Domenica 15 settembre ore 11.00 – 19.00
  • Biglietti: ingresso libero

Comunicato stampa

In occasione di festivalfilosofia 2019 Metronom presenta la mostra collettiva Antropotecniche, con opere di Elena Aya Bundurakis, Christto & Andrew, Alix Desaubliaux, Kamilia Kard e Simone Schiesari.
Con la mostra Antropotecniche, si presenta il lavoro di cinque artisti internazionali che attraverso tecniche e linguaggi differenti lavorano alla ridefinizione dello concetto di ‘persona’, esplorandone il tema della rappresentazione e della costruzione di corpo e figura. Con un riferimento teorico agli studi del filosofo tedesco Peter Sloterdjk, la mostra intende proporre una incursione visiva nel complesso concetto di antropotecnica, intesa qui come azione dell’uomo su sé stesso

La tecnica ha storicamente avuto un ruolo determinante nel destino dell’uomo, così come nella costruzione del corpo sociale, politico e anche fisico; Sloterdijk, portando avanti una complessa riflessione sull’uomo, la tecnica e la ridefinizione dell’umano, ha elaborato il concetto di ‘antropotecnica’ che ‘si riferisce all'intera autopoiesi, o auto-creazione, del "genere umano" nelle sue molte migliaia di specializzazioni culturali. È empirico, pluralista ed egualitario - nel senso che tutti gli individui, come eredi della memoria dell'umanità, sono liberi di superare se stessi’.
Gli artisti contemporanei non si sottraggono a questa riflessione sulla trasformazione individuale e collettiva, esplorando la relazione tra l’uomo, la potenziale ‘costruzione’ tecnologica e la sua relazione con costruzioni digitali: gli artisti e le opere selezionate sono terreno di riflessione da un lato e potenziali strade da percorrere dall’altro, nella definizione e nella percezione di un corpo sempre più ‘espanso’.
Elena Aya Bundurakis, con la serie Eating Magma, esplora la relazione tra organismo vivente e dispositivo meccanico: la macchina fotografica è utilizzata non tanto come un comune dispositivo ottico, ma più come uno strumento multi-sensoriale, capace anche di indagare le caratteristiche tattili e olfattive degli elementi. Le immagini di Bundurakis ci guidano così sotto la superficie delle cose, sotto la ‘sua’ pelle e quella degli altri esseri viventi: fotogrammi particolari e profondi close-up, mostrano versioni e impressioni inusuali del mondo dell’artista, rivelandone le proprietà sensibili ed emotive. In una possibile era post-naturale, tra milioni di anni, l’anatomia molle di alghe multiformi o misteriose escrescenze sopravvivrà ai cyborg e all’estinzione dei robot, ci suggerisce Bundurakis, con un uso della fotografia che porta l’attenzione dello spettatore a una dimensione tattile e materiale in cui si osserva l’occhio trasformarsi in una bocca (con il corredo di denti).
L’essere umano cambia, anche e soprattutto il suo ruolo nel contesto sociale; il transumano è per Christto&Andrew questa costante tendenza al cambiamento verso una paventata disumanizzazione che vede la tecnologia prendere il controllo e ‘guidare’ la mente umana. Un processo che il duo di artisti racconta (o esorcizza) con la fotografia, mezzo privilegiato per mettere in discussione il concetto di realtà e le sue possibilità di manipolazione. Distopico e spersonalizzato il mondo che Christto & Andrew presentano con le fotografie e i video delle serie Encrypted Purgatory: questo purgatorio criptato è abitato da figure in bilico tra umano e transumano, da personaggi che, come disumanizzati, vagano in una dimensione temporale indefinita, lontana dal presente ma paradossalmente in bilico tra passato e futuro.
La ricerca di Alix Desaubliaux è un dialogo tra oggetti digitali, elementi minerali, macchinari da lei progettati e costruiti, videogames e il loro background di riferimento, a partire dalla mitologia in poi. La relazione tra l’uomo costruito attraverso entità virtuali viene ‘materializzata’ attraverso pratiche laboratoriali che ne costruiscono una componente materiale, perseguendo una connessione tra elemento digitale e biologico.
Greenboots, fa riferimento al nome dato al corpo non identificato di uno scalatore, ritrovato sulla rotta principale della cresta nord-orientale del Monte Everest nel 1996. Il termine Green Boots è originato dagli stivali verdi da alpinismo che indossava lo scalatore; questo elemento, diventato famoso e simbolo dello scalatore stesso, è stato utilizzato dall’artista per creare un videogioco basato sulla vicenda dell’uomo. L’utilizzo di un evento realmente accaduto, la sovrapposizione del personaggio reale a quello ricostruito tramite la creazione di un protagonista-avatar per il videogioco e la sua riproduzione con la stampa 3D, creano nel lavoro dell’artista frammenti di scenografie, pezzi di una possibile storia, che esplora e supera i limiti legati alle modalità di rappresentazione e narrazione tradizionali.
La costruzione del corpo è centrale per il lavoro di Kamilia Kard, che nella serie Women as a Temple rappresenta una serie di corpi femminili caratterizzati da un'anatomia generosamente abbondante, sotto forma di modelli "scolpiti” digitalmente: la bellezza, concetto di matrice classica, lascia il posto a una fenomenologia decadente.
I materiali utilizzati per le sculture digitali sono potenzialmente i più diversi: pietra, plastica, vetro e metalli satinati; questa variabilità sembra racchiudere però un'idea di unicità per ogni forma, a sottolineare la diversità che caratterizza ciascun corpo. Queste madri paleolitiche dell’oggi, queste terrene veneri contemporanee sono accoglienti e morbide ma allo stesso tempo corpi fittizi e alienati, privi di arti e testa, abitano sulla soglia tra dimensione materiale e digitale, seducenti e spirituali allo stesso tempo.
Partendo dalla più classica delle forme di rappresentazione, Simone Schiesari nella serie Ritratti di giovani uomini e giovani donne preleva da diversi ritratti appartenenti a celebrati autori della storia dellʼarte, una serie di volti giovanili, isolandoli poi completamente dal loro contesto iconografico. Questa operazione di selezione e di ‘ritaglio’ di matrice fotografica, consente a Schiesari di spostare l’attenzione sulle pure fisionomie, facendo apparire ogni volto nella sua particolare unicità e individualità, ma anche in una poetica e solitaria malinconia. Realismo e finzione così si fondono, sollevando domande sulla questione della "realtà" del volto umano, sull'apparenza e sulla relatività della nostra idea di rappresentazione.





BIOGRAFIE

Elena Aya Bundurakis (Creta, 1988) è un’artista greco-giapponese, che vive tra Atene e Anversa. Laureata in fotografia presso la Royal Academy of Fine Arts di Anversa, nel suo lavoro combina diversi media come fotografia, disegno, video e poesia haiku. Bundurakis concepisce allestimenti specifici, molteplici varianti e combinazioni inusuali, sviluppati sia in progetti editoriali che in installazioni ambientali.

Christto & Andrew, Christto Sanz (Puerto Rico, 1985) e Andrew Weir (Sud Africa, 1987), vivono e lavorano a Doha, in Qatar. Insieme producono fotografie, mix media e video, esplorando le identità sociali, i media e la re-interpretazione della storia. Hanno esposto i loro lavori in istituzioni pubbliche e private in Medio Oriente, negli Stati Uniti, in America Centrale e in Europa.

Alix Desaubliaux (Nancy, 1993) è un’artista-ricercatrice presso l'unità di ricerca sul digitale di ENSBAL, a Lione. La sua pratica va dalla stampa 3D e alla ceramica, all’elettronica e alla creazione di videogiochi. Esplora la relazione che l'uomo costruisce con le entità virtuali e ne materializza gli esiti attraverso l'allestimento di laboratori sperimentali.

Kamilia Kard (Milano, 1981) è un’artista, curatrice e docente. Dopo aver conseguito una laurea in Economia Politica presso l'Università Bocconi di Milano, ottiene un diploma triennale in Pittura e una laurea specialistica in Net Art all'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Kard si concentra sulla costruzione dell'identità nell'era di Internet, lavorando sull'immagine digitale, statica o animata, trasformandola in GIF, siti web, stampe, video e installazioni.

Simone Schiesari (Rovigo, 1974) si dedica da sempre alla fotografia. Nel 2001 si è trasferito a Milano, dove ha focalizzato la sua ricerca sulla rappresentazione della fisiognomica e della natura umana, esplorando in particolare la loro interazione con il mondo artificiale.

Le Antropotecniche degli artisti contemporanei in una mostra a Modena

Galleria Metronom, Modena – fino al 15 novembre 2019. La mostra alla galleria Metronom riflette su rappresentazione, corpo, figura e autodefinizione di sé nella società contemporanea con sei chiavi inedite.