Antonis Donef

Torino - 26/05/2016 : 30/07/2016

La mostra inaugurale è una monografica di Antonis Donef curata da Flaminio Gualdoni. Donef è un artista greco che vive e lavora ad Atene e l’esposizione permetterà al pubblico italiano di ammirare per la prima volta in Italia le sue opere monumentali.

Informazioni

Comunicato stampa

Il 26 maggio aprirà a Torino PRIVATEVIEW, un nuovo spazio espositivo: 250 metri quadrati in San Salvario, il quartiere più multietnico e vivace di Torino, crocevia di culture e cuore pulsante della movida torinese. Silvia Borella e Mauro Piredda sono una giovane coppia di collezionisti che da sempre condivide la passione per l’arte moderna e contemporanea, passione che li ha portati spesso a viaggiare per allargare i propri orizzonti, in particolare a Londra, dove sono entrati in contatto con numerosi artisti e galleristi e dove hanno maturato la decisione di aprire una galleria a Torino


PRIVATEVIEW nasce con l’intento di portare talenti ancora poco conosciuti in Italia, offrendo ai collezionisti italiani lavori di grande qualità e bellezza oltre che di valore e prestigio già acquisiti sulle maggiori piazze dell’arte internazionale. La stessa energia verrà spesa per promuovere giovani artisti emergenti italiani fornendo loro una vetrina credibile. L’aver scelto il quartiere di San Salvario conferma l’intenzione dei due fondatori di rivolgersi anche ad un pubblico nuovo, magari non avvezzo a frequentare le gallerie, ma che potrebbe invece appassionarsi ad un discorso artistico se sviluppato in un contesto più accessibile.

La mostra inaugurale è una monografica di Antonis Donef curata da Flaminio Gualdoni. Donef è un artista greco che vive e lavora ad Atene e l’esposizione permetterà al pubblico italiano di ammirare per la prima volta in Italia le sue opere monumentali.
Il lavoro e la ricerca di Donef sono unici e il suo processo creativo si può grossomodo suddividere in quattro fasi: dapprima c’è il Donef collezionista che accumula volumi antichi più o meno preziosi – soprattutto enciclopedie e repertori - trovati in giro nei mercatini greci; poi c’è il momento topico in cui l’artista strappa letteralmente e dolorosamente le pagine dei libri, spesso pagine ingiallite dal tempo e in lingue sconosciute, e le affianca una all’altra per comporre la sua tela. A questo punto, con un pennino imbevuto di un particolare inchiostro indiano, Donef inizia a lasciare il proprio segno sulla tela: dapprima dei tratti leggeri che seguono e sottolineano linee già presenti sulla pagina stampata, poi via via simboli sempre più importanti sino a costruire un’imponente illustrazione che copre quasi totalmente il foglio. La quarta ed ultima fase del processo creativo è quando l’opera può essere ammirata da una certa distanza e ci si può finalmente rendere conto di come la parola scritta sia stata privata del suo originario significato per trasformarsi in un’opera d’arte; opera nella quale ogni osservatore può leggere un significato altro e differente, laddove il significato è inscindibile dal significante, con un chiaro riferimento alle teorie di semiotica di saussuriana memoria.

Come sottolinea il curatore, Flaminio Gualdoni, “Mettendo a punto il proprio processo Donef muove da un approccio complesso e criticistico di messa in mora dell’ordinario di ciò che la convenzione chiama sapere, riaffermando il potere di lucidità d’un vedere capace di farsi condizione essenziale del pensiero: con Rimbaud, ‘ho visto a volte ciò che l’uomo ha creduto di vedere’. L’artista compie un percorso involutivo sino a una sorgente significativa, sino a un grado zero che non sia la cancellazione troppo spesso auspicata dalle neoavanguardie, che non sia un’assenza, ma un punto originario.”
Con Donef ripartiamo dunque da qui, dal “punto originario” che crea una nuova realtà e un nuovo codice, senza cancellare il passato, ma costruendo un futuro a partire da ciò che è stato.