Antonio Telesca – Vaticinium l’uomo sacro
L’evoluzione del sacro nella società odierna, tra laicità e icasticità.
Comunicato stampa
La sacertà come espressione giuridico-religiosa del contemporaneo. L’evoluzione del sacro nella società odierna, tra laicità e icasticità. Le ambivalenze del diritto nella dimensione morale tra la legge civile e norma religiosa. Cosa è davvero l’uomo del XXI secolo, uno sguardo non distante dallo scudo di Caravaggio ritraente la baskania di Medusa. Vedere il presagio del proprio destino nella propria scelta civica.
Relatori: dott. Mauro Di Ruvo (critico e storico dell’arte, grecista e latinista, cavaliere del diritto romano)
All’interno dell’attuale panorama internazionale sembra sempre più difficile fermarsi a riflettere davanti a una immagine che non sia un post di Instagram o altre piattaforme social. Evitare di passare in frenetica rassegna le vetrine digitali umane che si offrono tra loro gli utenti, non soddisfa la nostra necessità di passiva consolazione interiore. Una consolazione che deriva dalla visione continua degli altri allo specchio, laddove il nostro volto non è mai veramente riflesso, ma soltanto traslato meccanicamente dalla fotocamera verso lo spettatore. Il selfie ha sostituito il riflesso, e con sé la riflessione dell’ego.
Una conseguenza a questo fenomeno è la perdita della profondità visuale. Tutto è visibile e nulla diventa scopribile perchè lo sguardo è stato deprivato della sua potenza comunicativa e pragmatica.
Ed è sullo “sguardo” che oggi identifichiamo il problema di non capire ancora la Medusa di Caravaggio raffigurata su un pannello concavo a forma di scudo.
Ed è allora anche per questo motivo che quello scudo è diventato una icona programmatica di “Vaticinium. L’uomo sacro”, la nuova mostra di Antonio Telesca curata da Mauro Di Ruvo, che si terrà in Vaticano dal 20 al 30 gennaio, presso Palazzo Maffei Marescotti, la sede attuale dell’UCAI e di Galleria La Pigna, nelle cui antiche stanze saranno esposti i dipinti dell’artista lucano.
Una trilogia di scudi lignei dalle sembianze quasi iliadiche, dello stesso tipo miceneo, rappresenta l’aprifila della mostra di Antonio Telesca, che si radunerà in angolo della Galleria sotto il nome di Gorgoneion.
Il complesso mondo rituale e spirituale del gorgoneion proveniente dalla civiltà elladica a cui apparteneva Achille, Odissea, ma anche il Solone di Erodoto e la preesistente civiltà egizia, è riportato da Telesca nel mondo della postmoderna (e ormai post-umana) contemporaneità.
Il salto dalla dimensione remota dell’antichità a quella convulsa della modernità non avviene però bruscamente, ma con una mediazione ben ponderata che alleggerisce il carico di smarrimento temporale, in cui chi guarda non resta immobile e confuso, ma immobile ed estatico, pietrificato e veggente quasi come Perseo con Medusa. La Gorgone che Telesca riprende dallo scudo di Caravaggio è il primo tentativo, in Europa e in tutto l’Occidente in cui questo soggetto ha esercitato sempre un fascino mistico, di rielaborazione e sedimentazione dell’enigma lasciatoci da Caravaggio e sua volta ereditato dalle pitture parietali pompeiane.
Nello scudo gorgoneion di Telesca è sintetizzata per il critico d’arte Mauro Di Ruvo che firmerà la curatela dell’intera esposizione, sacralità icastica e civiltà iconica dell’Occidente e al tempo stesso del Cattolicesimo. Guardare Medusa resa icona dentro uno stile arcaizzante quasi egizio sacerdotale, ma compresso nella semplificata cultura digitale odierna, è un invito a superare la paura, il terrore di vederci allo specchio, di rifletterci e confrontarci con l’alterità che già Dante aveva messo a presupposto dei tutta la Divina Commedia. Ma soprattutto è un invito ad accorgerci di quanto potremmo essere noi gli àuguri del nostro destino, i sacerdoti del nostro vaticinio, infine, i fautori del fato.
La mostra verrà inaugurata il 20 gennaio in Galleria La Pigna alle ore 17.30 ed è visitabile gratuitamente tutti i giorni in Via della Pigna 3/a.