Antonio Sorrentino – The best is yet to come

Milano - 15/05/2016 : 21/05/2016

The best is yet to come, “il meglio deve ancora venire”. Questo il titolo provocatorio di una esposizione molto meditata sul tema della morte, l'ultima e definitiva mostra progettata dall'artista in vista della propria scomparsa: una meditazione non solo coraggiosa ma sempre anche audacemente ironica e irriverente.

Informazioni

  • Luogo: INSTITUT FRANCAIS
  • Indirizzo: Corso Magenta 63 - Milano - Lombardia
  • Quando: dal 15/05/2016 - al 21/05/2016
  • Vernissage: 15/05/2016 ore 11.30
  • Autori: Antonio Sorrentino
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: mer/gio 15-19; ven 15-20; sab 10.30-12.30/17-20.
  • Biglietti: ingresso libero

Comunicato stampa

The best is yet to come, “il meglio deve ancora venire”. Questo il titolo provocatorio di una esposizione molto meditata sul tema della morte, l'ultima e definitiva mostra progettata dall'artista in vista della propria scomparsa: una meditazione non solo coraggiosa ma sempre anche audacemente ironica e irriverente.


Antonio Sorrentino (Catania 1969-2012) è stato un artista multiforme, sempre sorprendente

Fondatore nel 1995 – insieme con Dario Arcidiacono, Giordano Curreri e Sandra Virlinzi – dello storico gruppo artistico sperimentale Ultrapop, con cui ha esposto in Italia e all’estero per oltre un decennio, in seguito si è dedicato alla professione di graphic designer e ha continuato l’attività pittorica artistica in solitaria o ancora in coppia con Curreri. Si è espresso attraverso dipinti, grafiche, collages, installazioni, fotografie e pure scritti narrativi, in ogni occasione dimostrando una particolare attenzione al dato tecnico realizzativo e soprattutto, quanto ai contenuti, un atteggiamento concettuale tanto ludico quanto profondo.

The best is yet to come è un’esposizione originale progettata dallo stesso artista qualche mese prima della sua prematura scomparsa, avvenuta nel 2012. A oltre tre anni di distanza da quella brusca interruzione, prende dunque corpo a Milano l’ultima sua riflessione d'artista sulla morte e sulle modalità di sopravvivenza dopo di essa.

In mostra una raccolta di opere, dipinti e installazioni, realizzate nel corso di diversi anni e selezionate personalmente dall’autore, tutte accomunate dal gusto per l’ironia utilizzata come registro: un modo particolarmente inusuale di affrontare temi controversi e spesso stereotipati. Manipolando, smontando, rimontando, Sorrentino di continuo cambia linguaggi e modifica contesti per affrontare in maniera non convenzionale i temi che l'argomento suggerisce: l’ovvio, le icone, i codici, la fede, Dio... Ma pure l'Ikea e le carte da gioco, in modo che il fuori contesto e il fuori luogo conducano al cortocircuito semantico.

Ferruccio Giromini, critico e storico dell’immagine vecchio amico dell'artista, nell'introduzione alla mostra cerca una commossa identificazione con il conscio sentire di Sorrentino morente: “Ci ammonisce. Guardatevi intorno, sembra suggerire, o voi mortali che vivete immersi nel mondo delle Ikee e lo credete, a giusto titolo, un mondo ikeale. Ma davvero è tutto qui, gente? Vi crogiolate in peluche fasulli e non capite di agitarvi vacui sotto un cielo che vi schiaccia, circondati da una corte dei miracoli che altro non è che una giostra di dubbi prodigi, eseguiti con prestidigitazione ambigua da giocolieri senza volto, sulle cui fattezze sono calati pesanti i passamontagna degli oscurantismi. Così ci lascia senza fiato. Appunto, boccheggianti. Colpiti al cuore. Perché le nostre sono le peripezie disavventurose della sussistenza, le disavventure peripetiche della sopravvivenza. Patetiche”. E conclude: “Composta irrisione, sarcasmo affettuoso, morbida violenza, morbosa serenità – tutti ossimori. Eppure...”.