Antonio Riello

Genève - 04/11/2014 : 04/12/2014

La Galerie Rossi inaugura la sua nuova sede di Ginevra con la mostra personale di Antonio Riello, artista italiano eclettico, controverso, trasversale e multidisciplinare particolarmente attivo nel campo dei New-Media.

Informazioni

Comunicato stampa

Fondata da Marco Carlo Rossi, giovane italiano da molti anni residente in Svizzera, la Galerie Rossi è una galleria di arte contemporanea intesa come piattaforma culturale ed economica rivolta alla ricerca artistica internazionale con un focus approfondito sull'arte visiva italiana. Attraverso una selezione serrata di autori ed esibizioni di opere durante eventi project specific nella sede principale di Ginevra e in progetti pubblici internazionali, Galerie Rossi intende allargare le visioni e innestare strategie

Il piano di lavoro prevede un forte legame tra l’arte contemporanea e le sfere economiche, istituzionali e accademiche della società creando in tal modo una possibilità concreta d’investimento e lungimiranza attraverso connessioni tra il mercato e le sue diramazioni ed esigenze, sia private che pubbliche.

La Vernice ufficiale si terrà martedì 4 novembre 2014 in concomitanza con la mostra personale di Antonio Riello a cura di Martina Cavallarin.


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ANTONIO RIELLO
L'Incendie de la Bibliothèque

a cura di Martina Cavallarin

Galerie Rossi, Ginevra
vernissage Martedì 04.11.2014, ore 18h00

La Galerie Rossi inaugura la sua nuova sede di Ginevra con la mostra personale di Antonio Riello, artista italiano eclettico, controverso, trasversale e multidisciplinare particolarmente attivo nel campo dei New-Media. Riello focalizza la sua ricerca sui temi più problematici e scottanti della realtà politica e sociale attraverso un’indagine rivolta alla collettività affrontata sempre con traiettorie ironiche e sarcastiche.

L'Incendie de la Bibliothèque è il quarto capitolo di un progetto time specific, Ashes to Ashes, iniziato nel 2010 e in costante evoluzione. Si tratta di un intervento intellettuale su libri scelti e letti da Riello, bruciati nel suo studio e le cui ceneri vengono deposte e incastonate dentro gli steli e mai nelle pance, di bicchieri di differenti forme, sui quali sono incisi titolo dell’opera, nome dell’autore, luogo e anno di pubblicazione, luogo e anno in cui avviene la distruzione del manoscritto. Il calice di cristallo, fantasma del libro, si erge a simbolo privato di uno scempio pubblico, di orrori che si riferiscono a meccanismi totalitari, azioni di fanatismo, dispositivi reazionari atti all’applicazione di poteri che smantellano la civiltà e soffocano la cultura. La biblioclastia si riversa metaforicamente e concretamente in un bicchiere dalle fattezze ricercate, simbolo ultimo di un rito sacrificale che contiene le fondamenta di una pratica civile e relazionale da sostenere attraverso la stimolazione fisioterapica e rigenerante dell’arte sull’atrofica struttura della coscienza collettiva.

La mostra si articola nel progetto Ashes to Ashes, grande installazione di 70 bicchieri e un insieme di disegni a parete che raccontano la genesi e la struttura dei lavori in vetro.
Nella zona off al piano inferiore della galleria è possibile visitare una miscellanea di opere dell’artista.

Antonio Riello, nato a Marostica (TV) nel 1958. Vive e lavora tra Marostica e Londra. Decontestualizzare con irrisione, sguardo tagliente, sarcasmo e gioco velato è al centro del lavoro di Antonio Riello, artista veneto dalla provocatoria iconografia pop mescolata a una concettualità pungente e laterale. Riello è un artista visionario che esplora il mondo con una pratica da ideatore di video giochi e mistificatore di mondi. L’autore riprende oggetti e soggetti simboli della nostra società traducendoli in un altro piano percettivo attraverso un procedimento di rielaborazione che spiazza e crea continua vertigine. La struttura della sua poetica artistica s’innesta in un’osservazione democratica che intercorre tra le cose implicando una conversione di oggetti cattivi o pericolosi come una pistola, un missile o un carro armato, a oggetto da divertissement, carta da parati della sala giochi, ceramica della nonna, abbigliamento di moda, divise, gadget. La serialità sempre ossessiva frantumata in elementi diversificati e suggestivi sommata alla fattezza leggera di cui si appropria il manufatto, nel momento in cui si fa opera, spogliano la struttura della nostra percezione esteriore sbalzandoci in una contro-realtà. Il filo tossico della finzione disarma lo spettatore ponendolo frontale a un lavoro che taglia e innesta il trauma dolce attraverso un apparente buonismo, un allestimento scenico di macchine moltiplicate e cromatismi che intercedono con la progettualità interna del processo. Quello di Antonio Riello è un linguaggio destabilizzante inserito in una forma di denuncia sociale mai celata, quella protocollata e legiferata dal territorio impertinente dell’arte, inteso questo come diffusore di una pratica di relazione volta al confronto e all’interrogazione necessaria sulla direzione ineluttabile del destino pubblico.