Anne-Catherine Caron – Roman lettriste

Sordevolo - 03/12/2011 : 03/01/2012

Una mostra personale di Anne-Catherine Caron, lettrista sin dal 1972, che attraverso un nuovo romanzo tridimensionale narra, con l'ausilio di numerosi oggetti dalle dimensioni spettacolari, la storia del luogo dove espone, in una prospettiva che poggia sull’invenzione della Méca-esthétique généralisée d’Isidore Isou, fondatore del Lettrismo, il cui manifesto teorico è riprodotto e tradotto per la prima volta in italiano nel catalogo della mostra.

Informazioni

  • Luogo: VILLA CERNIGLIARO
  • Indirizzo: Via Clemente Vercellone 4 - Sordevolo - Piemonte
  • Quando: dal 03/12/2011 - al 03/01/2012
  • Vernissage: 03/12/2011 ore 18 Intervento dell’artista: La Méca-esthétique lettrista nella narrativa
  • Autori: Anne-Catherine Caron
  • Generi: arte contemporanea, personale
  • Orari: venerdi, sabato, domenica dalle ore 14,30 alle ore 19,30 e su prenotazione
  • Email: info@villacernigliaro.it
  • Patrocini: Promossa e coordinata da Zero gravità Villa Cernigliaro per arti e culture associazione con il contributo e patrocinio di Regione Piemonte Fondazione Cassa di Risparmio di Biella Fondazione Biblioteca Benedetto Croce Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli

Comunicato stampa

opo, Isidore Isou, Initiation à la haute volupté (2005), Collection Lettriste : intime et Ultime
(2007), Il Lettrismo al di là della femminilitudine (2008) et L’anti-cinéma lettriste (2009), la
Villa Cernigliaro presenta, dal 5 novembre al 4 dicembre 2011, in concomitanza con la fiera
torinese Artissima, una mostra personale di Anne-Catherine Caron, lettrista sin dal 1972, che
attraverso un nuovo romanzo tridimensionale narra, con l'ausilio di numerosi oggetti dalle
dimensioni spettacolari, la storia del luogo dove espone, in una prospettiva che poggia sull’invenzione
della Méca-esthétique généralisée d’Isidore Isou, fondatore del Lettrismo, il cui
manifesto teorico è riprodotto e tradotto per la prima volta in italiano nel catalogo della
mostra.
Catalogo Zero Gravità, Sordevolo, Bi, Italie, 2011
Edizione bilingue francese/italiano, 21x14,5 cm, 82 pages, 30 illustrations coul.
N&B. Testi di Roland Sabatier, Isidore Isou, Carlotta Cernigliaro
per informazioni Carlotta Cernigliaro direzione generale T. 0152562174 mobile 338.6130616
I PARCHI LETTERARI® FRANCO ANTONICELLI
Villa Cernigliaro Dimora storica
I - (Bi) 13817 Sordevolo via Clemente Vercellone 4
telefono 015.2562174
www.villacernigliaro.it www.parchiletterari.com
[email protected]
Direzione culturale e organizzativa
Zero gravità villa Cernigliaro per arti e culture Associazione
Aperti al pubblico
Ingresso libero: le mostre, i giardini e la Serra dei leoni - il gusto del tempo
Solo su prenotazione: visita guidata della Dimora storica e Collezione permanente,
Sordevolo, Villa Cernigliaro
Comunicato Stampa
ANNE CATHERINE CARON
ROMAN DE LA VILLA CERNIGLIARO
Roland Sabatier introduce questa nuova manifestazione di questo membro del gruppo di avanguardia di cui trascriviamo
alcuni passaggi:
«A differenza di moltissimi artisti contemporanei, Anne-Catherine Caron non ha mai attribuito all’oggetto, ai supporti o
all’attrezzatura la capacità di rivoluzionare la forma estetica.
Sin dal suo incontro, nel 1972 con Isou e il Lettrismo, la concezione dell’assoluta prevalenza di quest’ultima si è imposta
a lei sulle altre dimensioni dell’arte che si rivelavano intercambiabili. È quindi nella comprensione di un interesse
secondario, para-estetico, dell’infrastruttura materiale, meccanica, a partire dalla quale Isou forgerà la Méca-esthétique
intégrale che compierà la sua opera, basata in primis e come, necessariamente, deve essere, sull’esplorazione combinatoria
dei segni della comunicazione visiva, offerta dall’Hypergraphie, e dei segni virtuali scoperti dall’Art infinitésimal ou
imaginaire.
Questi settori estetici maggiori registrano le sue proposte sottili, ermetiche e riconoscibili, a volte disposte su tela, a
volte ripartite in base alle esigenze della narrazione, ma sempre definite come dei “romanzi”. Il suo Roman à équarrir
del 1978, ne stabilisce la recensione che riorganizza attorno ad una mise en abyme del concetto prosodico. Rarefazione
degli elementi, persiflage, ironia, assurdità volontarie e ripetizioni, caratterizzano questo tour de force stilistico che sembra
non possedere ne inizio ne fine.
È quindi nel rigore della continuità di questo percorso che il Roman lettriste de la Villa Cernigliaro che ci propone
oggi deve essere visto e trattato.
(…) Questo nuovo romanzo di Anne-Catherine Caron riprende questi principi e, in qualche misura, incomincia con
loro, ma se ne allontana in quanto non solo li concretizza, ma soprattutto li sviluppa in una concatenazione personalizzata,
con i propri elementi e una ritmica originale, insolita. Se il romanzo d’Isou doveva svolgersi per strada, il suo è
distribuito in più stanze di una dimora, senza limitarsi a queste sole premesse.
Questa volta, sono quattordici realizzazioni che incarnano altrettanti capitoli separati, sparsi in diverse parti della Villa
che ne fornisce l’articolazione. Ogniuno è associato a un “oggetto” utilitario – non estetico – di cui, d’emblée si afferra
che sono tutti di un’altra epoca: quella del tempo in cui la Villa vedeva il notaio Cernigliaro, la sua famiglia e il suo
entourage adoperarsi nel lusso e mondanità; altrettanti oggetti, quindi, probabilmente inutilizzabili oggi – come il calesse,
che sembra essere la famosa “pill-box” d’origine americana, il vecchio frigo, il pianoforte, le maschere anti-gas, la
carrozzella, la carriola, la grande bandiera ancora ornata dello stemma Sabaudo, una scrivania appartenuta all’intellettuale
partigiano Antonicelli, capi materni, ecc – ma conservati da una delle figlie, Carlotta, l’attuale proprietaria, nelle vaste
cantine come ricordi della sua infanzia di cui non è pervenuta a separarsi.
È questa scelta di “reliquie” con la loro storia che Anne-Catherine Caron cattura nel suo romanzo. Li cattura tali come
sono, necessariamente nel loro attuale stato, pur consumato, al fine di conservare solo le tre dimensioni del loro valore
ideografico.
È proprio questa qualificazione stilistica che distingue i suoi oggetti dagli oggetti - ready-made - di Marcel Duchamp e
dei suoi innumerevoli successori attuali che, oltre al fatto che siano esclusivamente collocati nell’ambito delle arti visive
- e non nella narrativa - riducono, sovrappongono, alla fine della fase ciselante, l’ultimo esaurimento della forma estetica
alla semplice presentazione di una realtà compresa in quanto è diventato impossibile rappresentarla. Nella nostra analisi,
la forma estetica è altra, di natura hypergraphique in seno alla quale l’oggetto reale può solamente esprimere, nel
migliore dei casi, un segno oppure un semplice supporto, altrimenti, in un medesimo tempo, tutti e due.
(…) Il motivo del romanzo, qui considerato come “finzione”, si riferisce a questi ricordi. Come tracce anamnestiche
organicamente legate a questa dimora, a suoi occupanti, e come degli accompagnatori nostalgici, s’impongono ad Anne-
Catherine Caron per impostare il tema del suo racconto tridimensionale.
Questa percezione di “recherche du temps perdu“ e gli oggetti che la suggeriscono, di per sé non estetici, sono sublimati,
portati al rango superiore dell’arte, perché sono, ognuno a loro volta, dati in relazione con una parte formale tradotta
su altrettante tele destinate ad assumere una collocazione precisa - sopra o al di sopra, all’interno, accanto, ecc. –
degli oggetti considerati.
Questi complementi dalle dimensioni e dall’aspetto di cartel fungono da indicatori di un’estetica circoscrivendo i limiti
dell’opera tramite l’assorbimento immediato di ciò che apparteneva a un altro registro. Il potere d’appropriazione del
sistema ipergrafico è tale che trasforma in segni tutto quello che tocca.
Allo stesso tempo, come un metalinguaggio, la configurazione unisce le evocazioni dell’occupante della Villa – espresse
tramite la scrittura alfabetica – e alcune immagini della sua vita, delle sue occupazioni e del suo spazio – tradotte con
ideogrammi fotografici – alle quali si soprappongono delle notazioni multi-signiques che, come dei commenti precisano
con forza, da un punto di vista nuovo, alcuni punti particolari. Queste tre stratificazioni di trascrizione si coniugano per,
finalmente, edificarne solamente una: la super écriture hypergraphique.
Certamente, tutti questi dati accumulati sconcertano: rispetto alla decifrazione di ogni capitolo, lo stile apparentemente
semplice del discorso generale rimane contraddetto, rivalutato dall’ermetismo di ciò che è dato per spiegarlo.
In ogni caso, e anche se siamo pochi a sapere che la chiave è altrove, ci possiamo chiedere se non è l’esistenza del
continuo ricorso a questo paradosso oppure a questa dialettica che genera, come una manoeuvre de force, la singolare
originalità di questo Roman lettriste de la Villa Cernigliaro?
La questione, se può ancora porsi oggi, rischia nel futuro, con Anne-Catherine Caron e il Lettrismo, di non dovere nemmeno
più necessitare di alcuna risposta. »(Roland Sabatier).