Andrew Smaldone – The Half-Finished Heaven

Informazioni Evento

Luogo
STANZA 251
Via del Drago D'Oro, 4r, Firenze, FI, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al

dal Lunedì al Sabato ore 16:00 - 19:00

Vernissage
07/11/2026

ore 18

Artisti
Andrew Smaldone
Generi
arte contemporanea, personale

Comunicato stampa

Gli interni architettonici dipinti da Andrew Smaldone possono essere considerati come dei non luoghi. Il punto di partenza sono spazi realmente esistenti che però l'artista ha modificato, sottraendo elementi, cancellando oppure rimodellando con cura estrema ogni dettaglio. Il risultato sono una serie di lavori di piccolo formato che hanno la sostanza di simulacri scaturiti da un intenso processo di selezione. Essendo scene prive di arredamento, senza presenze umane - manca qualsiasi decorazione o abbellimento - emanano un senso di sobrietà ma grazie ai colori impiegati non risultano fredde. Sono dipinti enigmatici e vitali che sprigionano una arcana malinconia.

A mio parere queste opere hanno il pregio di rappresentare due figure opposte: un ambiente architettonico (l'involucro che racchiude) ed il suo vuoto (la sostanza invisibile presente all'interno dell'ambiente). Sono dipinti paradossali perché mettono in scena una apparente semplicità: stiamo guardando una pittura che festeggia l'ossimoro e l'aporia, per arrivare a creare forme di esemplare completezza.

Si tratta di visioni oniriche, Andrew Smaldone anche in questa occasione conferma la sua volontà di allontanarsi dal puro realismo per spingersi a ricreare illusioni di realtà. Ogni scena sembra vista attraverso un filtro che introduce vibrazioni di nostalgia e di struggente attesa. Parole chiave: contemplazione, quiete, sospensione.

Considero questi dipinti spettrali, nel senso evocato dal filosofo Mark Fisher quando recupera e reinterpreta la nozione di hauntologia elaborata dal Jacques Derrida nel suo profetico saggio "Spettri di Marx". Opere in cui agiscono forze non fisicamente esistenti che tuttavia riusciamo - in qualche indecifrabile maniera - ad avvertire. I quadri di Smaldone si collocano in una dimensione atemporale, contengono processi di memoria ma sembrano rivolgersi a future possibilità.

Questi interni fantasmatici funzionano anche come dispositivi di analisi, con millimetrica precisione. La scala conduce ad un invisibile piano superiore, un angolo con tavolo e sedia diventa l'emblema di un massimo grado di astrazione, una grande e liscia parete sovrasta una striscia di pavimento sulla quale è collocato un piccolo vaso trasparente da cui fuoriescono larghe foglie di un tenue verde.

Tutti queste scene sono presentate attraverso leggere velature che – pur nella complessiva cura dei dettagli - modellano le immagini verso una dolce indeterminatezza, come un fruscio analogico nel suono del vinile trasposto in pittura.

Stefano Loria

The architectural interiors painted by Andrew Smaldone can be considered “non-places.” The starting point is spaces that actually exist, but which the artist has modified by removing elements, erasing, or meticulously reshaping every detail. The result is a series of small-format works that have the quality of simulacra arising from an intense process of selection. As scenes devoid of furnishings and human presence—lacking any decoration or embellishment—they exude a sense of sobriety, yet thanks to the colors used, they do not come across as cold. They are enigmatic and vibrant paintings that radiate an arcane melancholy.

In my opinion, these works have the merit of representing two opposing elements: an architectural space (the enclosure that contains) and its void (the invisible substance present within the space). They are paradoxical paintings because they present an apparent simplicity: we are looking at a painting that celebrates oxymorons and aporias, ultimately creating forms of exemplary completeness.

These are dreamlike visions; once again, Andrew Smaldone confirms his desire to move away from pure realism and venture into recreating illusions of reality. Each scene seems viewed through a filter that introduces vibrations of nostalgia and poignant anticipation. Keywords: contemplation, stillness, suspension.

I consider these paintings spectral, in the sense evoked by the philosopher Mark Fisher when he recovers and reinterprets the notion of hauntology developed by Jacques Derrida in his prophetic essay “Spectres of Marx.” These are works in which non-physically existing forces are at work, yet we manage—in some indecipherable way—to sense them. Smaldone’s paintings occupy a timeless dimension; they contain processes of memory yet seem to point toward future possibilities.

These phantasmal interiors also function as devices for analysis, with millimeter-precision. The staircase leads to an invisible upper floor; a corner with a table and chair becomes the emblem of the highest degree of abstraction; a large, smooth wall looms over a strip of floor on which stands a small transparent vase from which broad leaves of a pale green emerge.

All these scenes are presented through light veils that—despite the overall attention to detail—shape the images toward a gentle indeterminacy, like an analog hiss in the sound of vinyl transposed into painting.

Stefano Loria