Andrei Molodkin – Fire
La ricerca di Andrei Molodkin (Boui, North Russia, 1966) si muove da tempo attorno all’idea dell’arte come archivio del potere.
Comunicato stampa
La ricerca di Andrei Molodkin (Boui, North Russia, 1966) si muove da tempo attorno all’idea dell’arte come archivio del potere. I materiali che ne caratterizzano la cifra espressiva diventano strumenti per rendere visibili le tensioni contemporanee: il petrolio come metafora della geopolitica globale, il sangue come traccia delle vittime “invisibili” dei conflitti economici, sociali e militari; i sistemi di pressione idraulica, le azioni partecipative, proiezioni e strutture trasparenti modellate come loghi e icone culturali, mettono in scena la relazione tra arte, capitale, mercato e violenza. Come sottolinea la curatrice Giusy Caroppo, con FIRE, Molodkin introduce uno scarto significativo. Pur ispirandosi a fatti realmente accaduti e a luoghi riconoscibili - l’autore afferma che storia e realtà contemporanea sono gli effettivi “autori” delle opere del ciclo esposto in FIRE - le immagini raffigurate vengono “raffreddate” da un segno ripetuto e da un medium volutamente elementare: la biro. Il blu della penna a sfera non è soltanto scelta cromatica ma codice perché colore amministrativo, burocratico, notarile: richiama la scrittura dei documenti ufficiali, delle firme, di chi registra e ordina, delle dichiarazioni di guerra e dei trattati economici. Il disegno diventa così una forma di contro-documento. La superficie cartacea è attraversata da trame fitte e campiture compatte, da linee che si sovrappongono fino a saturare lo spazio. L’accumulazione del segno trasforma il gesto ripetuto in atto quasi performativo e l’immagine emerge da una densità grafica che non è solo visiva ma concettuale. Un’omogeneità rotta, a volte, solo da uno destabilizzante punto rosso. Molodkin non costruisce una narrazione, ma un campo di energia visiva che evoca tanto la stratificazione del capitale quanto la sedimentazione della memoria storica.