Andrea Massaioli – Deep Blue

Castellamonte - 30/04/2016 : 05/06/2016

Il Comune di Castellamonte ospita nei fascinosi spazi del Palazzo dei Conti Botton, al pian terreno, la personale di Andrea Massaioli, con una mostra che pone al centro del discorso la pittura come soggetto fisico e metafisico insieme.

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Comunicato stampa

Il Comune di Castellamonte ospita nei fascinosi spazi del Palazzo dei Conti Botton, al pian terreno, la personale di Andrea Massaioli, con una mostra che pone al centro del discorso la pittura come soggetto fisico e metafisico insieme. L’artista sembra riallacciarsi alla sua prima personale nel 1984 da Marginalia, quando sperimentava una pittura organica e primordiale, che catalizzava alchemiche fermentazioni di blu su garza, generando superfici liriche e preziose.

Anche nelle sale di Castellamonte la pittura di Massaioli è dominata dai blu, piegata ad una liquidità inusuale, acquarellosa e imprevedibile, che innesca sulla superficie micro accadimenti pittorici, epifanie

A volte, per stendere il colore liquido, l’uso del pennello è abbandonato a favore di un vero e proprio soffio vitale, un pneuma che spalma luce nella profondità dei blu come nell’opera “vetta”.

La vastità del formato (300 x 200 cm) è occupata solo in minima parte dalla rappresentazione figurativa della vetta, pretesto per condurre lo spettatore attraverso un impalpabile sentiero nella neve, verso un uno spazio colore che accade “qui ed ora”, unico e irripetibile, sopra e sotto la vetta. Se esiste ancora un “sublime” da trovare, una “bellezza” da riscattare, è proprio qui, nel luogo della pittura, che bisogna cercare per perdersi. In altri formati più piccoli è la stessa consistenza della “vetta” a disfarsi della sua fisicità, e farsi leggera e pannosa, “fumis”.

Le opere in mostra appartengono alla produzione più recente dell’artista che negli ultimi anni ha rivisitato il genere del “paesaggio”. Versioni montane, acquatiche o fantasmatiche del paesaggio si manifestano attraverso la scelta di soggetti semplici ed elementari, una vetta, un orizzonte lacustre, lumache, capaci di aprirsi, come un caleidoscopio, a più livelli di lettura, che ci traghettano verso il luogo misterico della pittura.

In “oltremare” già il titolo ci guida non solo sul versante coloristico ma anche in una dimensione più metaforica: il primo sguardo si posa sulla semplice rappresentazione della vasca di una piscina in primo piano che, come se fosse del tutto naturale, si trasforma in lontananza in un paesaggio ibrido tra il marino e lacustre. Le linee prospettiche galleggiano e sembra che ci invitino a tuffarci verso un orizzonte indefinito, consapevoli che la vera meta è il viaggio stesso, cioè questa pittura acquosa che giocando con se stessa nella sua liquidità, riflessi e trasparenze ci restituisce il piacere del vedere.

Le lumache sono un altro dei soggetti privilegiati che abitano questi paesaggi recenti, come quelle sopra il cielo notturno di Torino, immagini totemiche, divinità benigne, figure apotropaiche potenti che sembrano fecondare nei loro rituali l’umanità sottostante. Luci e bagliori della città pulsante partecipano della stessa sostanza cromatica e psichica delle lumache, le quali come bussole ci orientano verso una dimensione visionaria, ma sempre consapevoli che, noi e loro, siamo fatti della stessa stoffa.

I “ fiori notturni” sembrano esseri vegetali primordiali, apparizioni inconsistenti, comete provenienti da altri spazi, che viaggiano per un attimo nel nostro cielo, illuminando il nostro immaginario. Vivono in quella dimensione temporale che sta un attimo dopo la morte e un momento prima della nascita.