Andrea Contin – Secondo giusta misura
Per il quarto appuntamento di Collateral. Mostre al CUBO – rassegna a cura di Elisabetta Longari per il foyer di PACTA dei Teatri, che presenta installazioni legate alle tematiche degli spettacoli in cartellone – Andrea Contin presenta Secondo giusta misura.
Comunicato stampa
Dal 9 al 19 aprile 2026, per il quarto appuntamento di Collateral. Mostre al CUBO – rassegna a cura di Elisabetta Longari per il foyer di PACTA dei Teatri, che presenta installazioni legate alle tematiche degli spettacoli in cartellone – Andrea Contin presenta Secondo giusta misura. Un intervento, il cui titolo riprende il frammento di Eraclito in cui il fuoco è pensato come principio vivente che si accende e si spegne secondo giusta misura, concepito in relazione allo spettacolo Il ritratto di Dorian Gray tratto dal romanzo di Oscar Wilde.
Il progetto si articola attorno a Flame (chains), video del 2013 in cui una figura, attraversata dal movimento circolare di catene di fuoco, traccia nello spazio oscuro una sequenza di linee luminose, come una scrittura temporanea e instabile. Accanto alla versione a figura intera, una seconda proiezione concentra l’attenzione sul volto, dove la luce incide e trasforma i tratti, rendendo visibile una tensione interna più che una fisionomia definita. L’allestimento si completa con una fotografia di scena realizzata da Simone Falso e con una serie di disegni inediti, che estendono il campo dell’opera senza esplicitarne il processo, come frammenti di un’immagine che continua a mutare.
In dialogo con Il ritratto di Dorian Gray, Secondo giusta misura mette in scena una possibile relazione tra immagine e identità. Se nel romanzo la trasformazione dell’anima si deposita nel ritratto, qui affiora nel gesto e nel fuoco, in una forma che appare e si dissolve nello stesso istante. Il corpo non rappresenta, ma diventa il luogo di una tensione, attraversato da un’energia che si manifesta e insieme si disperde.
Senza assumere una funzione illustrativa, l’intervento si colloca nello spazio del foyer come una soglia visiva e percettiva, un’immagine che accompagna lo spettatore verso la scena e al tempo stesso ne prolunga l’eco.