Anders Petersen – To Belong

Reggio Emilia - 02/05/2013 : 16/06/2013

Una giovane contorsionista, un tronco nodoso, due anziani avvinghiati in balera. A un anno dal terremoto, le foto di Petersen sono un piccolo poema epico emiliano che ricuce una frattura, restituendo una terra compatta all’umanità che da sempre le appartiene.

Informazioni

Comunicato stampa

TO BELONG
Alle 4:03:52 del 20 maggio 2012 si è aperta una frattura nella crosta terrestre sotto Finale Emilia, un comune in provincia di Modena che si chiama così perché lì da più di mille anni finisce l’Emilia e comincia il resto. Due enormi blocchi di terra hanno preso a strisciare l’uno contro l'altro, urtandosi, accavallandosi e cercando di rubarsi spazio, come giganti claustrofobici e litigiosi

6.300 metri più in alto, in superficie, il suolo si è sollevato di quindici centimetri, le fondamenta delle case hanno scricchiolato, le credenze hanno cominciato a oscillare, le crepe si sono fatte strada negli intonaci. È durato venti secondi. Poi le strade si sono popolate di uomini e donne in pigiama, atterriti. Tutti tranne sette, che erano rimasti sotto.

Nelle settimane seguenti il terremoto è esploso con altrettanta violenza a Bondeno, Mirabello, Medolla, San Possidonio, Novi, riverberandosi nelle province di Modena, Reggio Emilia, Ferrara, Mantova, Rovigo, Bologna. In due mesi 2.300 scosse di assestamento hanno lasciato dietro di sé quasi trenta morti e una civiltà dissestata. Auto schiacciate dalle macerie degli edifici davanti ai quali erano state parcheggiate. Capannoni industriali afflosciati su se stessi, improvvisamente fragili. Sciacalli che, dopo aver rubato le uniformi della protezione civile, andavano a saccheggiare le case degli sfollati. Sfollati che gridavano lanciando accuse agli altri sciacalli, quelli delle troupe televisive. Palazzi senza più facciata, che dalla strada potevi vedere i mobili dentro. Campanili e torri centenarie rase al suolo senza dignità, con l’esplosivo. E ovunque transenne e polvere.

Chi ogni mattina si sveglia su una terra spaccata ha un solo obiettivo: rimetterla insieme. Così, inesorabilmente, settimana dopo settimana, i dottori hanno ripreso a curare i malati, gli operai a limare bulloni, i casari a vendere formaggio e i muratori a costruire case. Studio Blanco ha contribuito con quello che sa fare meglio: il progetto di una storia per immagini, che riunisse le facce e gli scorci dell’Emilia, come a scongiurare il rischio che alla disgregazione della terra potesse seguire la disgregazione della gente che l’abitava. A raccontarla hanno invitato il fotografo svedese Anders Petersen, uno che con questi luoghi non c’entra niente ma da più di quarant’anni va in cerca dell’umanità più vulnerabile e ne fa il soggetto di reportage crudi e commoventi. Per otto giorni nel novembre 2012 l’hanno scarrozzato in giro per tangenziali e musei civici, argini e piazze terremotate, lasciandogli la libertà di scattare dove voleva, come voleva, chi voleva. Con l’idea che solo uno straniero come lui potesse scovare e immortalare il demone che tiene insieme queste terre.

Una giovane contorsionista, un tronco nodoso, due anziani avvinghiati in balera.
A un anno dal terremoto, le foto di Petersen sono un piccolo poema epico emiliano che ricuce una frattura, restituendo una terra compatta all’umanità che da sempre le appartiene.

ANDERS PETERSEN
Anders Petersen è nato nel 1944 a Stoccolma, in Svezia.
Studia fotografia con Christer Stromholm presso la scuola di fotografia di Stoccolma.
Strömholm, da maestro, diventa un grande amico di Petersen, accompagnandolo nel tragitto personale e fotografico.

Nel 1967 inizia a fotografare i frequentatori di un bar di Amburgo chiamato Café Lehmitz , passando le notti tra prostitute, travestiti, ubriachi, amanti e tossicodipendenti.
Il progetto dura tre anni e dà vita ad un libro omonimo pubblicato otto anni dopo, nel 1978, da Schirmer / Mosel in Germania, comparso in Francia nel 1979 e in Svezia nel 1982, che viene considerato fondamentale nella storia della fotografia europea.
Anders redige un ritratto commovente di una umanità alla deriva, rivelandone attraverso intensi ritratti, non solo le situazioni di emarginazione, quanto piuttosto i sentimenti sommersi. Anni dopo, una fotografia di Cafè Lehmitz verrà usata da Tom Waits per la cover del suo album Rain Dogs.

Negli anni ’70 Petersen insegna prima presso la scuola di Christer Stromholm e poi diventa direttore della Scuola di Fotografia e di cinema di Göteborg.
A metà degli anni ’80 Petersen prosegue la sua indagine visuale nelle carceri, nei manicomi e nelle case per anziani. Per un lungo periodo, vive in una prigione di massima sicurezza per creare le immagini del libro Fangelse (1984).

Anders Petersen ha pubblicato più di 25 libri e vinto numerosi premi, fra cui Photographer of the Year al Photofestival di Arles (2003, Francia), il premio speciale della giuria per la mostra Exaltation of Humanity al festival di Lianzhou (2007, Cina), la menzione al Deutsche Börse Photography Prize (2007), oltre ai riconoscimenti ai suoi libri, fra cui From Back Home (con JH Engstrom, miglior libro del 2009 al Rencontres d'Arles Book Award) e City Diary (miglior libro del 2012 al Paris Photo Photobook Awards).
Il lavoro del fotografo svedese, si caratterizzata per l'uso di un bianco e nero contrastato e drammatico. Fotografa prevalentemente con una Contax T3, un obiettivo 35 mm e pellicole con sensibilità ISO 400: il suo corpo di lavoro, spesso duro, ma sempre poetico, ci costringe a riflettere su situazioni e persone ai margini, focalizzandosi sulla tenerezza, la bellezza e l'umanità comune che le contraddistingue.

STUDIO BLANCO
Fondato nel 2005 a Reggio Emilia da Sara e Valerio Tamagnini, Studio Blanco si occupa di strategie di immagine e progetti di comunicazione.
Specializzato nel segmento moda del mercato, lo Studio svolge attività di art direction, brand positioning e digital design, collaborando con importanti Clienti, quali Bottega Veneta, Max Mara, John Galliano, Yohji Yamamoto, Moleskine, Sportmax, Blumarine e molti altri.
In parallelo all’attività commerciale, Studio Blanco promuove iniziative editoriali ed eventi culturali, coinvolgendo un network internazionale di professionisti, artisti, curatori, musicisti.

“L’attenzione ai dettagli, la capacità di proporre soluzioni visive ma anche contenutistiche non scontate e di farlo con la leggerezza di chi non ha bisogno d’imporsi con un segno marcato, sono alcune delle caratteristiche che contraddistinguono l’approccio di Studio Blanco. Discreti, puntuali e professionali hanno creato intorno a sé una rete di artisti, fotografi e musicisti di fama internazionale che ogni volta portano al di là degli schemi, applicandoli a nuovi connubi artistici capaci di far emergere i lati più intimi di ognuno.
Ed ogni volta questo reseau mondiale di affinità elettive risponde volentieri alla loro chiamata e s’imbarca per Reggio Emilia per mettersi in discussione. Lontani per scelta dal vortice del dovere, dal place to be, dall’imperdibile, hanno deciso di essere il margine - geografico e mentale - che fa la differenza. Sottraendosi aggiungono. Così lontani ma così vicini.”
(Federica Sala - dall’introduzione della mostra “Instant Design” - Triennale Museum” Milano - 2011)