And Cut Off His Right Ear

Milano - 22/03/2019 : 23/03/2019

Per celebrare i dieci anni dalla sua fondazione il gruppo curatoriale RepertorioZero presenta AND CUT OFF HIS RIGHT EAR, una mostra che interviene nello spazio espositivo di BASE per portare in superficie l’ipertrofia di questo linguaggio sonoro contemporaneo.

Informazioni

  • Luogo: BASE MILANO
  • Indirizzo: Via Bergognone 34, 20144 - Milano - Lombardia
  • Quando: dal 22/03/2019 - al 23/03/2019
  • Vernissage: 22/03/2019
  • Generi: arte contemporanea

Comunicato stampa

AND CUT OFF HIS RIGHT EAR
a cura di RepertorioZero
in collaborazione con BASE



«Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori
e colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro.»



L’amputazione dell’orecchio riveste una duplice valenza, storica e simbolica. Da una parte rimanda all’iniziazione alla schiavitù, una tradizione antichissima attestata già in Esodo (21:1-6), ma anche in Cicerone e Plutarco: colui che recide l’orecchio di un uomo, lo rende schiavo agli occhi della comunità

Un rito di passaggio dallo stato libero allo stato coatto, che sembra attestare che l’udito è essenziale alla libertà, e senza udito l’uomo è un servo, al quale si impongono parole che non gli è dato ascoltare. Senza orecchie, nessuna autonomia. Orfani di questo pezzo di carne, si è soggetti a leggi altrui. E l’orecchio rimasto diventa un sigillo, memento che tramuta l’ascoltare in ubbidire.
Chi non sente è ridotto a minus, declassato a oggetto vendibile. Chiarissimo, in questo senso, il gesto di Mike Tyson che nel giugno 1997 recide a morsi l’orecchio del suo avversario Evander Holyfield all’Mgm Grand Arena di Las Vegas. La mutilazione auricolare riappare così nelle sue dirompenti morbosità come immagine di un’araldica criminale – proprio l’orecchio destro del giovane Paul Getty III era stato recapitato al Messaggero – o si pensi alla scena dell’amputazione dell’orecchio nel western Django (1966) di Sergio Corbucci e nel celeberrimo Reservoir Dogs (1992) di Tarantino. Il taglio dell’orecchio rimane fedele icona di un gioco vendicativo e malavitoso, parallelo alla morale, che si beffa della voce degli uomini per imporre un suo indelebile soundscape di propaganda.

D’altra parte, nella scandalosa logica del cristianesimo delle origini, il significato dell’amputazione si ribalta, perde ogni legame con la violenta ostentazione del potere e acquisisce un valore mistico. Non è più il padrone che sevizia il suo servo-oggetto, ma è proprio Dio che si disfa degli apparati naturali per lasciare spazio a suoni non udibili. La voce di Dio non è fatta per le orecchie. Così bisogna tendere ad un ascolto drasticamente sintetico, e sottomettersi alla trascendenza, assurda ma silenziosamente persuasiva. Bisogna rinunciare a quell’orecchio di troppo. Amputare per ampliarsi. Paradosso malinconico. Farsi protesi di sé tramite manomissione di sé.
Se da una parte il mondo delle grandi produzioni musicali e dell’industria discografica tendono a smaterializzare i loro prodotti e contenuti, dall’altra, artisti e musicisti concretizzano la ricerca sonora, stravolgendo le norme e i riti dell’ascolto tradizionale: il suono è oggi più che mai composto da forme chimeriche di mercato, a metà tra il mondo dell’arte e delle arti performative, della musica, dell’editoria. La musicalità è slegata dalla percezione, la sensibilità è monca, non sufficit. E allora il suono non si da mai una volta per tutte, e diviene una pratica di aspirazione, sempre insufficiente, sempre esuberante.


Per celebrare i dieci anni dalla sua fondazione il gruppo curatoriale RepertorioZero presenta AND CUT OFF HIS RIGHT EAR, una mostra che interviene nello spazio espositivo di BASE per portare in superficie l’ipertrofia di questo linguaggio sonoro contemporaneo. Una ricerca che si colloca in un’ambigua relazione tra musica ed arte contemporanea, per riflettere sul suono là dove non riguarda ciò che è ascoltabile, ma è percepito appunto in quanto dimensione estetica, onirica e plastica.
La mostra è strutturata come un ciclo ininterrotto di performance della durata di due ore, attivato tre volte su due giornate, dal venerdì 22 al sabato 23 marzo. Viene creato così uno spazio fluido, dove il pubblico può circolare senza ricondurre le singole azioni ad un singolo artista. Uno show che sembra quasi una cospirazione, una amalgama allucinata, febbrilmente instabile.

L’artista Enrico Boccioletti presenta una serie di lavori sonori e performativi (tratti dai suoi lavori Variazione: intraducibile, Teoria del vento e From Settlement to Nomadism) intorno al tema della narrazione sintetica, dell’attesa e della processualità digitale. Dafne Boggeri, artista, editrice indipendente e co-fondatrice del collettivo queer TOMBOYS DON'T CRY propone un momento di ascolto performativo partendo da una selezione di tracce da - Music and Poetry of the Kesh - prodotto dalla scrittrice sci-fi Ursula K. Le Guin e dal compositore Todd Barton nel 1985. Amos Cappuccio, artista e compositore, presenta una versione installativa del suo lavoro We are in excellent physical and emotional health, che sfruttando la tecnologia degli altoparlanti direzionali investiga le nozioni di visibilità/invisibilità attraverso diversi aspetti dell’agire sociale e individuale. L’artista Gabriele Rendina Cattani presenta invece una serie di video, tutorials online, oggetti e tracce sonore, che compongono parte del suo ultimo ciclo di performances sull’estrazione dell’oro come immagine della confessione e dell’esposizione di sé.


Ogni ciclo sarà diverso dall’altro e ospiterà inoltre interventi di artisti e curatori come un video dello scrittore franco-italiano Angelo Careri, delle playlist di Francesco Tenaglia e l’esecuzione del brano per violoncello ed elettronica del compositore Mauro Lanza, La bataille de Caresme et de Charnage.

Infine, sabato 23 marzo, alle 17:30 RepertorioZero sarà in dialogo con il filosofo della musica berlinese Harry Lehmann che esporrà una lecture tratta dal suo libro Die digitale Revolution der Musik (ancora inedito in Italia) nel quale sviluppa il concetto di musica relazionale, indagando il rapporto tra musica contemporanea e de-istituzionalizzazione della musica digitale.

Alla mostra è correlata una pubblicazione che include contribuzioni degli artisti assieme a testi di Angelo Careri, Simone Frangi, Giulia Mengozzi, Francesco Tenaglia e Giovanni Verrando.








PROGRAMMA

22 marzo
Base, Sala B, ore 18:30, primo ciclo

23 marzo
Base, Sala B, ore 11, secondo ciclo
Base, Sala B, ore 15, terzo ciclo
Base, Sala A, ore 17:30, talk con il filosofo Harry Lehmann


ARTISTI

Enrico Boccioletti
Dafne Boggeri
Amos Cappuccio
Gabriele Rendina Cattani