Alfredo Rapetti Mogol – Primo Alfabeto

Montefalco - 22/12/2012 : 06/04/2013

Per la prima volta in Umbria, Alfredo Rapetti Mogol si presenta nella suggestiva cornice di Palazzo Bontadosi Art Gallery con una retrospettiva, curata da Francesca Duranti, dedicata agli ultimi anni della sua ricerca pittorica, in particolare proponendo nuove sperimentazioni su carta; una ventina di pezzi, tra tele, carte, e un' interessante installazione.

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Comunicato stampa

Per la prima volta in Umbria, Alfredo Rapetti Mogol si presenta nella suggestiva cornice di Palazzo Bontadosi Art Gallery con una retrospettiva, curata da Francesca Duranti, dedicata agli ultimi anni della sua ricerca pittorica, in particolare proponendo nuove sperimentazioni su carta; una ventina di pezzi, tra tele, carte, e un' interessante installazione. Alfredo lavora con le parole, il linguaggio è il suo mondo, la scrittura lo porta a ritirare Grammy Award piuttosto che a presentare una personale a Berlino. L’essere paroliere vive nelle sue tele che dal 1996 dipinge, anzi “impuntura”

Accantonando l’annoso problema dell’essere figlio d’arte, Alfredo colleziona da anni successi musicali ed esperienze uniche con l’arte.
Nel suo lavoro la parola investe una dimensione tattile che gioca tra il concetto e la figurazione. La sua è una letteratura disegnata che va a dare vita ad un’immagine concreta capace di sfidare lo spessore della parola reale. Le sue tele presentano una scrittura che vive autonomamente una propria dimensione plastica, una sorta di tridimensionalità inusitata. La sua parola è un bassorilievo composto di un pigmento fossilizzato, scalfito dal retro del pennello, che si fa pennino di una scrittura automatica velata, non riconoscibile. L’effetto è una parola totale, capace non soltanto di raccontare se stessa, ma anche di farsi guardare, diventare esteticamente sublime, con rimandi che vanno oltre il concettuale, oltre la poesia visiva, oltre il minimal.
La sua scrittura è lineare, orizzontale e ripetitiva, sia nella forma grafica che nel colore monocromatico. La parola, o meglio l’atto di scrivere diventa un’onda, e si trasforma visivamente come delineandosi in una sorta di preghiera, di litania, suggerendo un che di esoterico, dato anche dall’utilizzo del fuoco e di pigmentazioni evocativamente sacre come l’oro o il blu.
Dal 2004, anno in cui entra a far parte del gruppo internazionale “Signes et Traces”, fondato da Riccardo Licata, le personali e collettive a cui ha partecipato si sono susseguite intensamente, proponendo oltre a semplici retrospettive, progetti complessi, collaborando con musicisti, attori e poeti. Nel 2007 arriva il riconoscimento della critica con l’invito alla 52° Biennale di Venezia, nel Padiglione della Repubblica Araba Siriana, in occasione della mostra, Sulle vie di Damasco curata da Duccio Trombadori, dove la sua impronta poetica tra Oriente e Occidente, fra preghiera e mantra, ha trovato un "naturale" punto di arrivo, ma anche nuova partenza, per le esposizioni successive. Da segnalare, inoltre, la sua presenza anche alla 54° Biennale di Venezia, “ Padiglione Italia” curata da Vittorio Sgarbi.