Alessandro Reale

Latina - 28/01/2012 : 28/01/2012

Il foyer del Teatro “A. Cafaro” di Latina accoglierà le opere dell’artista Alessandro Reale, esposte in concomitanza con “4,5,6”, spettacolo teatrale scritto e diretto da Mattia Torre.

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Comunicato stampa

[email protected] - L’ARTE CONTEMPORANEA INCONTRA IL TEATRO

ARTE: ALESSANDRO REALE – TEATRO: “4, 5, 6”

Sabato 28 gennaio si svolgerà il terzo appuntamento della collaborazione tra MAD Rassegna d’Arte Contemporanea a cura di Fabio D’Achille e LLAB (Laboratorio Latina), Rassegna teatrale/contenitore di attività multidisciplinari curato da Clemente Pernarella. Il foyer del Teatro “A. Cafaro” di Latina accoglierà le opere dell’artista Alessandro Reale, esposte in concomitanza con “4,5,6”, spettacolo teatrale scritto e diretto da Mattia Torre


Sulla poetica artistica di Alessandro Reale riportiamo l’interpretazione di diversi critici che hanno guardato con interesse la produzione del pittore, illustratore e grafico:
“Il fulcro su cui si sviluppa il lavoro di Alessandro Reale è quello dell'utilizzo dei media e delle espressioni visive della società contemporanea come contenitori di stimoli sensoriali e soprattutto visivi: icone o fotogrammi di simboli e luoghi consacrati ad un tempo infinito, dove attraverso una più profonda analisi dei dipinti si scorge il “tempo interiore e finito” dell’animo dell’autore. Un’attesa quasi surreale, consapevole di una ricerca ossessiva della trasformazione del passato a presente, del presente a futuro, e del futuro a eterno. Una immagine visiva percorre velocissimamente passato presente e futuro, quasi a voler immobilizzare e fissare sulla tela la miriade di immagini che la nostra contemporaneità ci impone con ritmo serrato e incessante. (…)Reale contrappone storia e contemporaneo, sogno e realtà, passato e futuro con un linguaggio proprio ed unico. Nei suoi lavori è capace di immobilizzare il fruitore ad una riflessione volta a fermare il tempo fisico odierno che non concede quasi mai una tregua, una pausa, in una società dove “l’uomo” non ha più tempo per pensare”.
(Antonio Fontana)
“Per arrestare sulla tela il flusso continuo delle immagini che vanno e che vengono, e riproporre, attraverso l'arte, la brutalizzazione costante cui è sottoposta l'icona nei tempi moderni, Alessandro Reale presenta nei suoi lavori, immagini salienti di film famosi. Osservando il linguaggio della comunicazione moderna, che ripetendo ossessivamente le immagini finisce infine col deteriorarle, l'artista intende coglierne la forma, svuotata di contenuti, come essenza, nucleo originario e impronta, a cui poter ridare infine, un nuovo significato”(…).
(Elisabetta Giovagnoni)
“Alessandro Reale propone immagini connotate da un intrinseco dualismo. Da un lato vi è una visione estremamente contemporanea, fredda e visionaria, fatta di vedute di architetture urbane e post-industriali, dall'altra abbiamo un continuo riferimento alla storia dell'arte, con vari elementi che costituiscono la tipica iconografia dell'arte manierista e barocca. Reale campiona immagini fotografiche e le elabora ora pittoricamente, ora digitalmente. (…)Scorci urbani di metropoli decadenti, visioni febbrili - a tratti surreali - di un immaginario alla "Blade Runner", vedute di stazioni dei treni, della metropolitana, binari, spazi di archeologia post-industriale: a tutte queste istanze rappresentative vengono contrapposte atmosfere e soggetti dell'arte rinascimentale, manierista, barocca; madonne, putti, cherubini abitano gli ambienti inquietanti dei lavori di Reale, in scenari improbabili dalle atmosfere che vanno da Tintoretto a Fritz Lang, da El Greco a Philip Dick, passando per Balla, Boccioni, De Chirico e Kiefer. Reale dunque unisce sacro e profano, analogico e digitale, storia e contemporaneità, eternità e caducità, in opere suggestive, dense di pathos: un vero e proprio viaggio di andata/ritorno nell'essenza pura dell'arte”.
(Dario Salani)

Lo spettacolo “4,5,6” ci pone davanti a una riflessione su un Paese schizofrenicamente plasmato sulla disunione, sul razzismo regionale e sul rifiuto dell'altro. Il poliedrico Mattia Torre porta in scena sarcasticamente le facce litigiose dell'Italia conducendo lo spettatore nella surreale, brutale normalità di una nervosa famiglia del Sud del Paese, chiusa all'ignoto "oltre" del mondo fuori, diffidente verso tutti e soprattutto verso i propri membri. L'arrivo atteso di un ospite porta una precaria tregua, chiudendo a chiave i rancori e il disprezzo reciproci, pronti tuttavia all'esplosione. La famiglia di “456” è il seme metaforico di una contemporaneità in cui ognuno è in lotta con gli altri e con se stesso, in cui la precarietà e la vacuità di ideali comuni sono diventati deraglianti modus vivendi. Il giovane regista (che è anche fra gli autori del programma "Parla con me" di Serena Dandini), scova nella famiglia i germi della stolta paura che ancora divide l’umanità italiana.