Alessandro Piangiamore – La polvere ci mostra che la luce esiste
Il titolo prende ispirazione da “La conoscenza accidentale” del filosofo francese Georges Didi-Hubermann e, in particolare, dal capitolo “La polvere in sospensione”, dove la polvere diventa metafora di ciò che si manifesta solo nel momento di un passaggio, dell’urto o dell’attraversamento.
Comunicato stampa
Repetto Gallery è lieta di presentare La polvere ci mostra che la luce esiste, la prima personale di Alessandro Piangiamore negli spazi della galleria a Lugano.
Il titolo prende ispirazione da “La conoscenza accidentale” del filosofo francese Georges Didi-Hubermann e, in particolare, dal capitolo “La polvere in sospensione”, dove la polvere diventa metafora di ciò che si manifesta solo nel momento di un passaggio, dell’urto o dell’attraversamento. Queste riflessioni si traducono nel lavoro dell’artista in rappresentazioni che abitano un immaginario sospeso tra dimensione reale e effimera. Nella sua ricerca, Piangiamore instaura un dialogo costante con gli elementi naturali, scelti per le loro qualità percettive e sensoriali - come la terra, la polvere, la luce, l’aria, i colori e gli odori - spingendosi qui oltre, nel tentativo di dare forma a ciò che si colloca sul confine di ciò che è intangibile e ciò che è concreto.
La polvere, scrive il filosofo, è ciò che «non si vede se non quando viene attraversato dalla luce», una presenza fragile e instabile che rende visibile l’invisibile, rivelando per un istante la struttura stessa dello spazio. E che resiste alla fissazione della forma. Tali pensieri trovano una risonanza profonda nella pratica di Piangiamore, il cui lavoro si colloca proprio in quella zona di indeterminazione in cui la materia perde consistenza per farsi immagine. Le opere dell’artista si offrono come esiti di un equilibrio precario tra ciò che è destinato a dissolversi e ciò che tenta, silenziosamente, di permanere.
In esposizione video, installazioni, sculture e opere su carta: atti poliedrici di manipolazione e distorsione, impronte, tentativi di catturare e rendere eterno ciò che per sua natura è destinato a sfuggire. Una ricerca che attraversa l’intero percorso professionale dell’artista, come scrive Italo Calvino in “Collezione di sabbia”: «Eppure, chi ha avuto la costanza di portare avanti per anni questa raccolta sapeva quel che faceva, sapeva dove voleva arrivare: forse proprio ad allontanare da sé il frastuono delle sensazioni deformanti e aggressive, il vento confuso del vissuto, ed avere finalmente per sé la sostanza sabbiosa di tutte le cose, toccare la struttura silicea dell'esistenza».
La mostra sarà accompagnata da un catalogo illustrato in italiano e inglese, contenente un saggio di Andrea Cortellessa, critico letterario e storico della letteratura e un testo di Julien Fronsacq, Chief Curator del MAMCO di Ginevra, pubblicato da SilvanaEditoriale.