Alessandro Kokocinski – La Vita e la Maschera

Roma - 16/09/2015 : 01/11/2015

L’esposizione contempla un corpus di oltre settanta opere polimateriche dalle tecniche fortemente innovative – dipinti, sculture, altorilievi, installazioni, disegni, filmati, versi poetici, libri d’artista – ispirate alla metamorfosi della «maschera», che l’artista definisce «mediatrice fra noi e il vuoto insondabile celato», la cui iconografia accompagna da sempre la storia e la storia dell’arte: fra mito, finzione, realtà.

Informazioni

Comunicato stampa

Dal 17 settembre al 1 novembre 2015 Fondazione Roma Museo-Palazzo Cipolla presenta al pubblico la mostra personale di Alessandro Kokocinski (Porto Recanati, 1948) dal titolo Kokocinski. La Vita e la Maschera: da Pulcinella al Clown. L’esposizione contempla un corpus di oltre settanta opere polimateriche dalle tecniche fortemente innovative – dipinti, sculture, altorilievi, installazioni, disegni, filmati, versi poetici, libri d’artista – ispirate alla metamorfosi della «maschera», che l’artista definisce «mediatrice fra noi e il vuoto insondabile celato», la cui iconografia accompagna da sempre la storia e la storia dell’arte: fra mito, finzione, realtà

La cartapesta – medium essenziale di quasi tutti i lavori – è assoluta protagonista, elemento coagulante, materia dell’effimero. Il limite tra pubblico e palcoscenico si assottiglia fino a scomparire. La marionetta si cala nell’umano, l’umano si trasforma in burattino.

«Sono molto felice di ospitare nel Museo Fondazione Roma – afferma Emmanuele F.M. Emanuele, Presidente della Fondazione Roma – una rassegna dedicata al maestro Alessandro Kokocinski, cui sono particolarmente legato da un rapporto umano protrattosi negli anni e intercalato da un proficuo scambio culturale. Se è vero che nella produzione di un artista confluiscono le esperienze vissute, ciò lo è ancora di più per Kokocinski, la cui arte è l’immagine trasfigurata della sua storia di ‘uomo tormentato’, che ha sperimentato su di sé l’esilio, la persecuzione politica, la discriminazione sociale, in una sola parola, la cattiveria del mondo». «La mostra – continua Emanuele – rispecchia a pieno titolo la ragion d’essere dello spazio espositivo di Palazzo Cipolla, ossia quella di mostrare la bellezza e le potenzialità dell’arte anche attraverso la presentazione di artisti che si distinguono per l’intensità di un percorso accompagnato da un positivo riscontro critico. Il viaggio che oggi ci accingiamo a compiere insieme a Kokocinski è sicuramente una esperienza carica di emozioni».

Il percorso espositivo si articola in sei aree, scalate con continuità di rimandi: L’Arena; Pulcinella; Petruška; Sogno; Il Clown; Maschera Interiore. Una quarantina le opere inedite, licenziate dal maestro in anni recenti o recentissimi (2012-2014) e composte espressamente per questa eccezionale circostanza. Tra queste, Come lo squarcio di un lampo di luna; Petruška; Poesia; Il cielo respira fra vita e sogno; Volò tra le stelle; Sono solo nel cortile del mio cuore; Abbagliare il mondo. Molte, poi, le unità figurative che hanno viaggiato intensamente, negli anni esposte al Silpakorn Arts Centre di Bangkok, all’Art Fair di Shanghai, al MNBA – Museo Nacional de Bellas Artes di Buenos Aires, al NAMOC di Pechino.
L’itinerario è animato anche da due grandi installazioni (Olocausto del Clown tragico; Non l’ho fatto apposta; quest’ultima si avvale della preziosa partecipazione di Lina Sastri, in un video di corredo) che compongono una miscellanea figurativa satura di spunti linguistici, rielaborazioni di opere precedenti assemblate in nuove configurazioni, variazioni tematiche, affacci e ritorni: tutte sostenute dal rapporto tra finzione e realtà. Ricchissima la grafica e i disegni; quasi pergamene di altri mondi, tra caratteri atletici, forme aperte, lontananze arcaiche, silenzi luminosi.

Perturbante a tratti e più che mai soave, Kokocinski combina gli spunti del fantastico russo col realismo sudamericano (assimilato durante la giovinezza trascorsa tra Brasile, Cile, Argentina: le terre che accolsero la sua famiglia esule dall’Europa straziata dalla macchina totalitaria), la tradizione pittorica italiana e spagnola coi monumenti del teatro popolare napoletano, il dettato dell’arte scenica con quello della componente circense. È infatti al circo che afferisce la maggior parte delle opere esposte – alla cui selezione ha contribuito l’autore stesso – da Kokocinski ben conosciuto per avervi lungamente lavorato. Pulcinella affianca Petruška, Arlecchino si mescola alle clownerie, la stravaganza teatrale si alterna alla gravità, gli esercizi coi cavalli alle tauromachie. In una galleria di composizioni mosse da influssi esistenzialisti. La coscienza della maschera umana tutto permea. E il mascheramento diviene verità.
Il superamento del pastiche del circo trapela da ogni dove; sebbene non manchino spunti giocosi o grotteschi, è una gioiosità dal volto melanconico – talvolta persino plumbeo – nei sentimenti di una meditazione che evolve l’eccitazione dello spettacolo nella riflessione dell’interiorità. Talvolta è la componente poetica a prevalere, specie nelle annotazioni scelte da Kokocinski per la titolazione delle opere: ben più estese di semplici diciture di accompagnamento, prediligendo lo sviluppo di brevi versi dal linguaggio fortemente evocativo: Scendo vestito di luna; Prigioniero di questo giardino dolente, ombra solitaria; Guarda come ci parlano dal Paradiso; Partirò con le mani vuote ma con l’anima speranzosa; Il poeta: con inchiostro azzurro e sangre bizantina.

Come scrive la curatrice, Paola Goretti: «Sotto il tendone da circo sempre vivo, Kokocinski è un assalto al cuore colmo di paesaggi con uomini rotti, il canto di un disastro partorito a morsi e a morsi sputato nelle latrine, un colore pentecostale acceso di lapilli. Ma anche uno sterminato orizzonte aereo dai riflessi felici e iridescenti, catapultati verso il cielo; un volume sottile -infinitamente esangue- esaltato dalla dimensione funambolica dell’arte circense. Un graduale affettivo fitto di allacci, un vibrante sedimento della memoria dell’umanità. Tra Vita, Maschera, Sogno».





Il percorso di mostra

1. L’Arena
Introdotta dalla voce narrante di Sergio Castellitto, in un tributo al mondo del circo bisbigliato mediante «La preghiera del Clown», nell'arena si sostanzia il tema taurino – anzitutto – mentre, solenne come uno scorticamento, appare il gioco del rovescio. Tutto è possibile, tutto coesiste, tutto si contraddice. Talvolta è il minotauro spettrale abitato da atmosfere apocalittiche; talvolta il caprone irriverente alle cui corna pencolano i sonagli del Matto dei Tarocchi (Scendo vestito di luna), il monello dissidente, l’ombra giullaresca delle imprese impossibili, l’esperienza profetica di un misterioso illusionista. Di tanto in tanto compaiono inserti drammatici debitori alla tradizione seicentesca, filtrati nei volti lividi che paiono cavati dall’ossuto pennello di El Greco o da quello accecante di Caravaggio. Di tanto in tanto tutto si ribalta, sul filo del volteggiare aereo (Il magico sogno di un comico; Volò tra le stelle), introducendo all’arte funambolica delle tante figure sospese inanellate.

2. Pulcinella
Guitto bonario e un po’ cialtrone, fedele all’arte dell’arrangiarsi e del trarsi d’impaccio col sorriso dai drammi della vita, feroce coi potenti e gentile con gli umili, troneggia Pulcinella nel carosello napoletano di Kokocinski, rafforzando il senso dell’antipotere. Eccolo mascherato come un fantasma, accecante come un’apparizione, presente in molte sale. C’è il Pulcinella dolente che accoglie il sonno di un bimbo (Bajo el calor de la luna 2 ) e quello gaudente che sembra colloquiare con le voci del cielo (Ancora un canto). Quello che sbuca in tarantella tra le pagine di un libro d’artista (Accarezzavamo le stelle), quello che si rianima come un burattino levando il capo all’insù (Udii un canto). Infine, quello in diagonale di potenza propulsiva (Sono solo nel cortile del mio cuore), a chiusura dell’intera esposizione. Già volato lontano.

3. Petruška
Caposaldo tradizionale, marionetta esemplare dall’andatura a scatti e le emozioni imprigionate, resa celeberrima dal genio di Stravinsky e da lui musicata durante l'inverno del 1910-11 per i Balletti russi di Diaghilev (con interpretazione di Nijinsky), Petruška concentra nella sua essenza la sintesi del dramma patito per l’affermazione dell’identità, in risposta all’annichilimento del potere. Parente di Pulcinella, prossimo a Pinocchio, creatura dell’accumulazione – del doppio, del rovescio – in cui convergono infinite migrazioni folkloriche provenienti dai patrimoni dell’oralità (è Polichinelle in Francia, Kaspar in Germania, Punch in Inghilterra, Don Cristobal in Spagna, Punk in Olanda), gloria dei burattinai tedeschi di Mosca e Pietroburgo, eccolo in Kokocinski, nello spirito degli enigmi e dell’insensatezza: sfatto dalla fatica, monumentale e a riposo come una venere dormiente che guarda in faccia la morte già in agguato (Quello che ho Quello che spero Tutto quello che sono Tutto quello che amo), nostalgico e sontuoso come un’icona (Nel cuore di Petruška), eroe fiabesco, altare di libertà.

4. Sogno
Dal sognatorio di Kokocinski prendono forma pinocchietti svelti e appuntiti, Arlecchini innamoranti, eleganze flessuose, pergamene di altri mondi. I gesti sono concisi, debitori alla slavitudine di inizio secolo; i caratteri atletici abbozzati, con forme aperte e profili di grecità. La ruota funge da attrezzo, gli squilli di un trombettiere convocano tutto l’amore possibile. La tenerezza emerge da fondali bizantini, l’ardore ha un volto arcaico. Un musicato aereo ballabile dai segni frugali. Le tribolazioni si placano. Il Clown cede il posto al Poeta. Tutt’attorno, il vuoto. Il vuoto del bambino felice, quello del funambolo appagato che riceve uno scroscio di applausi, quello dell’uomo che si specchia nelle Pleiadi senza volere niente. E infine il volo. Le figure hanno addosso il giorno nuovo e l’orlo di tutto il divenire. Nato dalla ballata dei profughi e degli aruspici, spodestato dalla terra e apolide per destino, Kokocinski ha eletto il cielo a patria universale, liturgica, abbagliante. Ecco perché Abbagliare il mondo, nei silenzi della luce. Un cavallino dei miracoli sorretto da corda trapezoidale e sorreggente un angelo funambolo esplode di esilità, mentre tutto diviene opera di scintillamento. In una cantillazione senza limite.

5. Il Clown
Nella cancellazione del reale si attua il mistero del Clown, nella grammatica dello spettacolo ispirato dall’ala poetica e dalla più intima essenza spirituale. Impastato di biacca e di artificio è il Clown, nel grande scudo-mandala vagheggiante tutti i mondi interiori. Quello che un tempo era il clown futurista o il ghigno di un sorriso macabro e triste di tenebra, in Kokocinski diventa una maschera contemplativa (E il Clown catturò il Cielo), una ruota lunare addormentata (Metamorfosi), mentre Il figlio del Clown pare uscito da steppe mongole e tibetane. Quasi un piccolo Buddha.

6. Maschera Interiore
L’educazione al vivere senza menzogna da sempre incita Kokocinski a trafficare con la morte –apocalissi, asinerie, eresie – per prendersi gioco del nostro folleggiare. Goya, che in lui giganteggia e signoreggia su ogni altro probabile acquisto culturale (Bellonzi 1979), è filtrato da Bacon, Grosz, Fautrier, Grünewald. Ma anche dagli occhi allucinati di Füssli, spalancati sulla vertigine. La forma impietosa si evince fin dalle prove degli anni ’90, tragicamente annunciata dal precoce Yo quiero a la Argentina. Y Ud? (1977): un fantoccio sinistrato in posa sbilenca e demodé che offre la sintesi di tutte le dittature, sfacciatamente accomodato di fronte all’immane urlatoio del mondo.

La mostra, a cura della Fondazione Kokocinski con Paola Goretti, è promossa dalla Fondazione Roma e organizzata dalla Fondazione Roma-Arte-Musei. Il progetto espositivo propone atmosfere dal forte impatto scenografico ed evocativo, largamente ispirate al tema del mascheramento e rispecchiamento: tra identità, doppio, disidentità. L’ingresso è libero.

In occasione della mostra sarà pubblicato un catalogo edito da Skira, con scritti di Emmanuele Francesco Maria Emanuele, Tiziana Gazzini, Paola Goretti, Fabio Lazzari, Margaret Mazzantini.

Vettore ufficiale della mostra è Trenitalia.

KOKOCINSKI
LIFE AND MASK: FROM PULCINELLA TO THE CLOWN
Rome, 17 September – 1 November 2015
Fondazione Roma Museo – Palazzo Cipolla

From 17 September to 1 November 2015 the Fondazione Roma Museo-Palazzo Cipolla will be presenting a solo show by Alessandro Kokocinski (Porto Recanati, 1948) titled Kokocinski. Life and Mask: from Pulcinella to the Clown. The show includes a corpus of over seventy multimedia works using highly innovative techniques – paintings, sculptures, high reliefs, installations, drawings, films, poems, artist’s books – all inspired by the metamorphosis of the “mask” – defined by the artist as the “mediator between us and the immeasurable concealed void” – whose iconography blending myth, fiction and reality has accompanied history and art history along every step of its journey. Papier mâché – the main medium in almost all his works – is the absolute protagonist, the binding element, the ephemeral material. The boundaries between public and stage dwindle until they vanish. The marionette enters the human, the human transforms into puppet.

“I am extremely proud to host an exhibition in the Museo Fondazione Roma dedicated to maestro Alessandro Kokcocinski” announces Emmanuele F.M. Emanuele, Chairman of the Fondazione Roma, “Also because we are linked by personal ties built up over the years and based on a valuable cultural exchange. The adage that artists always draw upon their own personal experiences is even more true in the case of Kokocinski whose art is the transfigured image of his history as a ‘tormented man’, a man who has experienced exile, political, social discrimination, or in brief, the evil of the world.” Emanuele goes on to explain, “The show perfectly encapsulates the raison d’être of the Palazzo Cipolla exhibition space, which is to reveal the beauty and potential of antique and modern art also through the discovery of those artists who distinguish themselves for the intensity of an artistic journey met by critical acclaim. The journey that we are about to go on together with Kokocinski is sure to be an emotional experience.”

The exhibition is organized in six sections linked by continuous cross-references: The Arena; Pulcinella; Petrushka; Dream, Clown; Inner Mask. Also on display are forty or so new works produced by the artist in recent or extremely recent (2012-2014) years, and created especially for this exceptional experience. They include Come lo squarcio di un lampo di luna (Like a flash of moon lightning); Petruska (Petrushka); Poesia (Poetry); Il cielo respira fra vita e sogno (The sky breathes between life and dream); Volò tra le stelle (Flying through the stars); Sono solo nel cortile del mio cuore (I am alone in the courtyard of my heart); Abbagliare il mondo (Dazzling the world). There are also many figurative pieces that have travelled extensively over the years, from the Silpakorn Arts Centre, Bangkok, to the Art Fair, Shanghai, from the MNBA – Museo Nacional de Bellas Artes – in Buenos Aires to the NAMOC in Bejing.
The itinerary also features two large-scale installations (Olocausto del Clown tragico – Holocaust of a tragic Clown, and Non l’ho fatto apposta – I didn’t do it on purpose; the latter with the precious participation of Lina Sastri, who appears in the accompanying video), which compose a figurative miscellany full of linguistic inspiration, reworkings of previous works re-assembled in new configurations, thematic variations, comings and goings: all based on the relationship between reality and fiction. The show features a rich variety of graphic works and drawings that resemble parchments from other worlds characterized by athletic figures, open forms, archaic distances and luminous silences.

Occasionally disturbing yet gentler than ever, Kokocinski combines Russian fantasy with South American realism (absorbed during his youth in Brazil, Chile and Argentina, the lands that welcomed his family fleeing from a Europe torn apart by the totalitarian machine, the Italian and Spanish pictorial tradition with the monuments of Neapolitan popular theatre, and the conditions of stage art with those of the circus. In fact, most of the works on display – selected by the artist himself – contain references to the circus, which is familiar to Kokocinski from his many years working in this environment. Pulcinella stands next to Petrushka, Harlequin clowns around, theatrical extravaganza alternates with gravity, horse-riding feats with bullfights. Forming a gallery of compositions inspired by existentialist influences. The consciousness of the human mask is omni-present. And costume becomes truth.
Every piece reveals Kokocinski’s ability to overcome the pastiche of the circus; while joyful and grotesque aspects are not lacking, it is the joy of a melancholy, sometimes even gloomy face in the emotions of a meditation that transforms the excitement of the show into inner reflection. Sometimes the poetic component prevails, especially in the jottings that Kokocinski uses in the titles of his pieces, which are much more than mere accompanying notes, and tend to verge on short verses adopting a highly evocative language: Scendo vestito di luna, I descend dressed in moonlight; Prigioniero di questo giardino dolente, ombra solitaria, Prisoner of this garden of woe, solitary shadow; Guarda come ci parlano dal Paradiso, Look how they speak from Paradise to us; Partirò con le mani vuote ma con l’anima speranzosa, I will leave with empty hands but a soul full of hope; Il poeta: con inchiostro azzurro e sangre bizantina, The poet: blue ink and Byzantine blood.

In the words of the curator, Paola Goretti: “Beneath this vital big-top, Kokocinski goes straight for the heart with his landscapes full of broken men, the song of a disaster borne out of cramps, and spat into a latrine in mouthfuls, a pentecostal colour glowing with lapilli. But also an endless airy horizon full of irridescent shimmers catapulted towards the sky. A subtle, infinitely pale volume accentuated by the tightrope-walking dimension of the circus art. A gradual affective process full of ties, vibrant sediment of the memory of humanity. Between Life, Mask and Dream.”
The exhibition itinerary

1. The Arena
Introduced by the narrator Sergio Castellitto with a whispered tribute to the world of the circus in the form of the “Clown’s Prayer”, the Arena is the setting for the taurine theme above all, while the game of opposites unfolds as solemnly as a flaying. Everything is possible, everything co-exists, everything contradicts itself.
Sometimes there is a spectral minotaur haunted by apocalyptic atmospheres, at others an irreverent goat with the bells of the Fool of the Tarot hanging from its horns (Scendo vestito di luna - I descend dressed in moonlight), the dissident urchin, the jesting shade of impossible undertakings, the prophetic experience of a mysterious illusionist.
From time to time there are dramatic interludes inspired by 17th-century tradition, filtered through the livid faces that appear to have been drawn by the bony brush of El Greco or the blinding brush of Caravaggio. But from time to time everything overturns, along the high wire of aerial acrobatics (Il magico sogno di un comico – Magical dream of a comedian; Volò tra le stelle – Flying through the stars), introducing us to the funambulic art of a host of suspended figures.

2. Pulcinella
A good-natured ham with a roguish air, expert in the art of making-do and overcoming life’s little disasters with a smile, fierce with the powerful and kind to the meek, Pulcinella towers over Kokocinski’s Neapolitan carousel, intensifying the sense of anti-power. Here he is masked as a ghost, blinding as an apparition, present in many of the rooms. There he appears as the sorrowful Pulcinella welcoming the sleep of a child (Bajo el calor de la luna 2) or the joyful Pulcinella who seems to speak with the voices of the sky (Ancora un canto, One more song). Yet another breaks into the steps of a tarantella between the pages of an artist book (Accarezzavamo le stelle, We caressed the stars) while another comes to life like a puppet lifting up his head (Udii un canto, I heard a song). And there, closing the entire exhibition, is a Pulcinella depicted diagonally with a rush of propulsive power (Sono solo nel cortile del mio cuore, I am alone in the courtyard of my heart). He has already flown far away.

3. Petrushka
Stock character, and exemplary marionette whose jerky movements and trapped emotions were made famous by the genius of Stravinsky who set him to music in the winter of 1910 for Diaghilev’s Ballets Russes (to be danced by Nijinsky), Petrushka distils the drama suffered by the puppet in order to affirm his identity, in response to the annihilation of power.
Related to Pulcinella, close to Pinocchio, a multifaceted creature – embodying the double, the reverse – made up of infinite folkloric borrowings from oral legacies (Polichinelle in France, Kaspar in Germany, Punch in Great Britain, Don Cristobal in Spain, Punk in Holland), the pride of German puppet-makers in Moscow and St Petersburg. Here he is in Kokocinski, in the spirit of enigmas and foolishness: haggard with fatigue, monumental and resting like a sleeping Venus facing a Death already lying in wait (Quello che ho Quello che spero Tutto quello che sono Tutto quello che amo, What I have What I hope All that I am All that I love), nostalgic and sumptuous icon (Nel cuore di Petruska, In the heart of Petrushka), fairytale hero, altar of freedom.

4. Dream
Kokocinski’s dream world gives rise to swift, pointy little Pinocchios, loving Harlequins, lithe elegance, parchments from other worlds. The gestures are concise, heritage of the turn-of-the-century Slavic character; the rapidly sketched athletic figures have open forms and Greek profiles. The wheel is a tool, the blasts of a trumpeter summon all the love possible. Tenderness emerges from the Byzantine backgrounds, ardour has an archaic face. An aerial danceable score with frugal signs.
The sufferings cease. The Clown makes way for the Poet. Around them, only empty space. The emptiness of a happy child, of a satisfied tightrope walker receiving a round of applause, of a man mirroring himself in the Pleiades and desiring nothing. And lastly, flight.
The figures wear the new day and the edge of the entire becoming. Born of the ballad of refugees and diviners, dispossessed from the land and fated to be stateless, Kokocinski has chosen the sky as his universal, liturgical, and blinding home. That is why he created Abbagliare il mondo (Blinding the world) in the silence of light. A little horse of miracles supported by a trapezoidal rope and supporting a tightrope-walking angel explodes with slenderness, while everything sparkles all over. In an endless chant.

5. The Clown
The mystery of the Clown is enacted in the cancellation of what is real, in the grammar of the spectacle inspired by poetry and by the more intimate spiritual essence. The Clown is plastered in white lead and artifice, in the great mandala shield drifting through all the inner worlds. Kokocinski transforms what was once a futurist clown or the sneer of a macabre smile sad with darkness into a contemplative mask (E il Clown catturò il Cielo, And the Clown captured the Sky), a sleeping lunar wheel (Metamorfosi, Metamorphosis) while the Son of the Clown (Il Figlio del Clown) looks as if he came from Mongolian and Tibetan steppes. Almost a little Buddha.

6. Inner Mask
His aspiration to live truthfully has always spurred Kokocinski to meddle with death – apocalypses, asininity, heresies – to make fun of our frolicking. Goya, who towers in him and lords over every other possible cultural acquisition (Bellonzi 1979), is filtered through Bacon, Grosz, Fautrier, and Grünewald. But also through the wild eyes of Füssli, thrown open onto giddiness. The ruthless form already emerges from the works of the Nineties, and was tragically announced by his early piece Yo quiero a la Argentina. Y Ud? (1977): a damaged puppet leaning crookedly in an outmoded pose evoking every dictatorship, insolently facing the dreadful screaming chamber of the world.

The exhibition, curated by the Fondazione Kokocinski together with Paola Goretti, is promoted by the Fondazione Roma and has been organized by the Fondazione Roma-Arte-Musei. The exhibition project creates a series of highly evocative and spectacular settings based extensively upon the theme of masks and mirroring: mingling identity, doubles and dis-identity. Entry is free of charge.

Skira will be publishing an exhibition catalogue with texts by Emmanuele Francesco Maria Emanuele, Tiziana Gazzini, Paola Goretti, Fabio Lazzari, and Margaret Mazzantini.

Trenitalia is the official exhibition transport provider.

KOKOCINSKI
Life and Mask: from Pulcinella to the Clown
Rome, Fondazione Roma Museo – Palazzo Cipolla (via del Corso, 320)
17 September – 1 November 2015

Free admission

Opening times
Monday 3pm > 8pm
Tuesday to Sunday 11am > 8pm
Last entrance at 7.30pm